La storia a lieto fine di Nardo Casolari

Il flanker del Calvisano ha rischiato di morire a fine 2017 ed è tornato in campo a inizio anno. In tempo per vincere uno Scudetto

Nardo Casolari

Nardo Casolari con la maglia del Calvisano, a sinistra (ph. Tommaso Del Panta)

Nardo Casolari non ha giocato a rugby per 419 giorni. Il 3 dicembre 2017, durante la sua prima stagione con il Calvisano, il flanker romagnolo classe 1997 era sceso in campo contro la Lazio in un match vinto 54-10 dai bresciani, ma in quegli ottanta minuti non poteva immaginare che quella sarebbe stata la sua ultima partita per oltre un anno. Poco prima del Natale 2017, infatti, Casolari ha accusato un malore al termine di un allenamento ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale per una trombosi venosa che ha messo a rischio la sua vita, causata da una patologia genetica fino a quel momento mai diagnosticata.

Dopo tanti giorni di terapia intensiva, un mese di convalescenza e due operazioni chirurgiche a fine 2018, è arrivata poi l’idoneità sportiva a tredici mesi di distanza dal malore. “Avevamo paura che morisse – aveva detto il fratello al Giornale di Brescia qualche mese fa – Il nostro primo pensiero in quei giorni non era certo se sarebbe tornato in campo o meno”. Quello di Nardo Casolari evidentemente sì, anche perché a 21 anni stava diventando il titolare in una delle squadre più importanti d’Italia, dopo aver trascorso la sua adolescenza tra Romagna, L’Aquila, Lazio, Accademia Nazionale e Italia Under 20.

Il ritorno in campo, infine, è arrivato lo scorso 26 gennaio a Verona, in cui Casolari è entrato dalla panchina per circa 18 minuti di gioco. Una settimana più tardi saranno 25 a Firenze, ma dalla settimana successiva Massimo Brunello lo lancia definitivamente nel XV titolare di un Calvisano sempre più dominante e il riminese di fatto non ne esce più, tranne che per una partita. Per il coach veneto è una pedina fondamentale in terza linea, al fianco di Zdrilich e Vunisa: da quel 26 gennaio, Casolari gioca quattordici partite consecutive compresa la finale contro Rovigo, in cui resta in campo per ottanta minuti. Un anno e mezzo dopo aver rischiato di morire, Casolari può festeggiare anche lo Scudetto, da protagonista per giunta.

“Dopo quel che mi è successo avevo tanta voglia di recuperare – ha detto in una recente intervista al Corriere Romagna – Sapevo di avere delle potenzialità, ma finora mi era mancato il tempo effettivo di gioco e la possibilità di mettermi in mostra. Devo dire che ho messo insieme finora uno dei tempi più lunghi di gioco nella mia carriera. In questo modo mi sono conquistato un posto da titolare fisso, fino a disputare la finale. È stata un’emozione grandissima, per me è stata veramente una rivincita dopo tutto quello che mi era successo”.

Casolari rimarrà al Calvisano almeno per altre due stagioni, in cui cercherà di raggiungere alcuni dei suoi obiettivi fissati da tempo, senza strafare. “Mi piacerebbe molto fare il permit player nel Pro 14, come primo passo. Mi piace pormi un obiettivo al mio livello, non troppo grande”. Intanto, i problemi fisici sono un lontano ricordo: “È stata una prova molto importante da affrontare, mi ha fatto crescere come uomo e come atleta. Adesso sono più forte di un anno fa”.

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