Leonardo Ghiraldini: “L’evoluzione del rugby e del tallonatore. Ora la Georgia, ma penso al futuro senza pormi limiti”

Intervista al tallonatore azzurro. Touche, mischie e pensieri che vanno oltre il 2019

Ph. Sebastiano Pessina

VERONA – Guardare indietro per andare avanti. Leonardo Ghiraldini è uno che interpreta e vive in pieno la filosofia del rugby. In quel di Verona l’esperto tallonatore della nazionale (96 caps per lui) ha chiacchierato con Onrugby fornendo chiavi di lettura su vari temi del gioco: dall’evoluzione stessa del mondo di Ovalia alla scoutizzazione della touche fino all’analisi del  momento della mischia azzurra pensando però sempre al futuro. Sia a quello immediato, che vuol dire Test Match di Novembre, sia a quello con scadenze medio-lunghe: fra Rugby World Cup 2019 e Tolosa, club nel quale attualmente gioca. Ecco la sua intervista.

Leonardo, in questi dodici anni di rugby internazionale (il debutto in azzurro nel 2006, ndr) come si è evoluto il tuo ruolo?
Non solo il ruolo di tallonatore, ma in questi anni tutto il rugby si è evoluto pesantemente. Ti parlo soprattutto del livello fisico, dove c’è stato un aumento enorme della fisicità e dell’intensità, non solo a livello internazionale, ma anche nei club. L’innalzamento della velocità di gioco e la presenza sempre più massiccia della tecnologia applicata all’ovale ha modificato in modo sensibile alcuni ruoli. Nello specifico, parlando del numero 2, devo correre molto di più (ride, ndr), spingere maggiormente in mischia ed essere costantemente presente nel gioco a 360 gradi. Quest’ultima cosa l’ho sempre amata, e all’inizio, quando ho fatto il salto da terza ala a tallonatore temevo un poco di “perdere” questo aspetto del gioco. In realtà, per fortuna, è successo l’esatto opposto, con il numero 2 che è diventato sempre più importante in tal senso.

Mentre, nell’epoca della “scoutizzazione” estrema, quanto è diventato difficile eseguire al meglio una touche?Ti rispondo con un paradosso. Da un lato, ovviamente, sei super studiato dagli avversari, che quindi conoscono benissimo i tuoi pregi e i tuoi difetti, ed hanno più armi per impensierirti. Dall’altro, però, anche tu hai la possibilità di accedere a molte più soluzioni al lancio, quindi non necessariamente la cosa si è complicata. Della rimessa laterale, un poco come per la mischia, amo il fatto che non sia una questione di solista, ma tutto dipenda da un “coro”, quello di tutti gli uomini deputati al lavoro in touche. Certo, la tecnica di lancio del tallonatore è una parte importante, ma se non si crea il giusto feeling tra numero 2, saltatore e altri ragazzi che gravitano attorno a queste figure non si va da nessuna parte.

Ci avviciniamo all’attesissima partita conto la Georgia. Una gara dove sarà necessario performare alla grande in chiusa. Dopo un periodo di down, davanti sembriamo tornati a buon livello. A che punto siamo rispetto ai tempi d’oro dei tuoi debutti azzurri?
Riuscire a fare un paragone rispetto ad allora è veramente molto complicato, perché le regole specifiche sono cambiate molte volte. Un qualcosa che reputo positivo, in quanto sintomo di uno sport in continua evoluzione, sempre alla ricerca di un miglioramento complessivo, ma che non mi permette di fare paragoni. Ciò che non è mutato è lo sforzo che devi mettere in questa fase, anzi, oggi la pressione della mischia ordinata è veramente enorme e ti assicuro che rialzarsi da una mischia ordinata e dare immediatamente il proprio contributo in multifase talvolta lunghissimi è una cosa molto difficile. Venendo alla gara di Firenze, sappiamo che la battaglia in mischia sarà una delle più importanti del match. Loro lì sono molto competitivi, ma noi abbiamo qualità e anche la confidenza per provare a vincere le sfide in questa situazione fondamentale del gioco, seppur non l’unica in cui dovremo essere al top. Tanti ragazzi della prima linea stanno giocando molto e con risultati più che validi nei club, dove da qualche tempo si lavora molto bene in funzione della nazionale e questo sta portando dei benefici.

Oltre al lavoro in mischia sarà fondamentale l’approccio alla gara e la coesione tra di voi in campo. Anche da capitano, credi che si sia sempre lottato tutti assieme per il bene comune, oppure, in qualche attimo buio anche recentemente, ci sono stati momenti in cui vi siete slegati, nei quali avete dato tutto, ma magari pensando solo a “salvarvi individualmente”?
No, abbiamo sempre dato tutto per il bene comune, però, certamente, nelle gare internazionali dobbiamo fare di più. Questa è una squadra giovane, che ancora non conosce benissimo i propri limiti. Troppo spesso ci siamo accontentati di “fare il nostro”. Magari è un “fare il nostro” che nei club porta un riscontro già oggi di valore, ma nell’arena infernale dei test match, non è sufficiente. Serve dare sempre il cento per cento. Quello che non può mai mancare è la “furia agonistica” che unita ovviamente alla comprensione del gioco e della situazione ci porta a giocare il nostro rugby migliore. Due esempi sono il match con la Scozia e il tour in Giappone che ritengo ci abbia insegnato una lezione importante e ci ha fatto maturare come gruppo. Dobbiamo proseguire su quella strada per archiviare risultati positivi, sin da novembre.

Come vedi il tuo futuro in nazionale? Ti sei posto il mondiale 2019 come ultimo traguardo azzurro?
Potrebbe essere un traguardo sì, ma non voglio pormi troppi limiti ora. Tre, quattro anni fa, ad esempio, mai avrei detto che avrei giocato ancora così tanto ad alto livello. Oggi invece sto benissimo e mi sentirei di dirti che giocherò altri quattro anni ad alto livello, pur sapendo che, per forza di cose, non sarà così. In ogni caso pur avendo obiettivi a medio e a lungo termine voglio concentrarmi sul futuro immediato, tra club e finestra di novembre, cercando come sempre di dare il cento per cento in queste circostanze. Poi saranno corpo e testa, assieme, a decidere quando sarà il momento adatto per fermarmi del tutto oppure anche solo per diminuire a livello quantitativo le mie uscite stagionali. Continuerò a giocare questo magnifico sport fino a che mi diverto, cioè fino a quando riuscirò a dare concretamente il mio apporto in campo con efficacia e passione. Ergo il mondiale è un traguardo, ma ci voglio arrivare con un percorso di lavoro continuo che mi permetta di esprimere il mio rugby migliore.

Sul tuo futuro a livello di club, invece, ci sono novità per il prossimo anno?
Il mio contratto a Tolosa scade nel 2019, ma non ti nascondo che la direzione in cui sta andando il club mi affascina molto. Ora, comunque, stiamo ancora parlando e valutando il da farsi, non c’è una decisione già presa.

Matteo Viscardi

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