Racconti di rugby: in ricordo di una persona speciale

Matteo Mazzantini ricorda con un singolare aneddoto il suo amico livornese Luca Terreni, scomparso 15 anni fa

ph. Sebastiano Pessina

Racconti di rugby è un blog aperto alcuni anni fa da Matteo Mazzantini, ex mediano di mischia di Benetton, L’Aquila, Rovigo, Viadana, Parma, Livorno e Nazionale, in cui ha raccolto gli episodi più interessanti vissuti lungo la sua decennale carriera da giocatore. Gli abbiamo chiesto di riprendere alcuni estratti anche su OnRugby, per cercare di mantenere il più vivo possibile il ricordo di quei momenti e l’unicità di quei racconti, come quello che leggerete di seguito. Quello di oggi è dedicato ad un rugbista livornese, Luca Terreni, venuto a mancare l’8 agosto 2003 a 41 anni proprio sul suo habitat naturale, ovvero un campo da rugby.

Era il giugno del 1992. Con il Fides Rugby Livorno avevamo appena concluso un lungo campionato di Serie B. Dopo una stagione molto intensa, dove ci eravamo conquistati il diritto di giocare un altro campionato in quella categoria, quel martedì sera ci trovavamo per fare una partita a calcio, tanto per divertirci un po’ in uno sport diverso dal solito.

Dividevamo il campo comunale “Montano” con l’altra squadra della, ma a fine campionato alcuni ragazzi del Rugby Livorno venivano ad allenarsi con noi. Quel martedì, in spogliatoio, sentivo che c’era tensione. I vecchi stavano parlottando tra di loro dicendo che non avrebbero accettato di fare quello che voleva fare “lui”. Non riuscivo a capire cosa mettesse tanta agitazione: in fin dei conti eravamo li per ridere, scherzare e stare un po’ insieme.

“Io ho portato il pallone di cuoio!”, “io ho già fatto le porte”, “È tutto l’anno che giochiamo a rugby, io non ho voglia di giocare ancora! Abbiamo deciso di giocare a calcio e nessuno può farci cambiare idea! E poi lui è del Rugby Livorno, che vada coi suoi!” Questi erano le argomentazioni delle chiacchere.

Poi arrivò lui… “Ciao ragazzi! Come state? Siete stati bravi quest’anno! Complimenti per il campionato…”
“Ciao Luca! Come stai? Che piacere vederti, ti alleni con noi stasera?”
“Certo! Sono venuto apposta!”
Timidamente qualcuno aggiunge: “Facciamo una partita a calcetto…”
E Luca: “A calcetto?! No! Questo è un campo di rugby e si gioca a rugby.”
“Ma Luca, siamo venuti tutti per giocare a calcio, abbiamo portato il pallone, fatto le squadre, le porte…”
“A me non interessa, ora giochiamo tutti a rugby. Io voglio giocare a rugby.”
Il capitano allora gli disse:”Luca noi giochiamo a calcetto, punto.”
“Benissimo! Voi giocate a calcetto e io giocherò a rugby!”

Ero stupito di come Luca Terreni, giocatore e colonna del Rugby Livorno, si era presentato. Umilissimo e gentilissimo in principio, inflessibile e determinato al limite dell’arroganza quando doveva difendere una sua idea. Avremmo giocato a calcetto e Luca avrebbe giocato a rugby… Un connubio un po’ difficile da mettere in pratica.

Il punto di forza di Luca Terreni era il placcaggio e la cattiveria agonistica, alto più di un metro e novanta per un centinaio di chili abbondanti. Erano anni che da terza linea terrorizzava le aperture di Serie A. Ora si apprestava a terrorizzare noi.

La partita di calcetto cominciò. Primo passaggio laterale, secondo passaggio… Ad un certo punto vedo con la coda dell’occhio una maglia verde e bianco arrivare lanciata con la spalla ad altezza ginocchio di un povero giocatore che non se lo aspettava. Spezzato in due, ovviamente perde il controllo del pallone coi piedi, Luca si rialza, raccoglie la palla, scatta verso la meta e segna in tuffo! Nessuno ovviamente tenta di fermarlo. Luca si rialza e dice: “Una meta per noi”. Dentro di me penso: “Noi chi? Una meta per te…”. Sono decisamente perplesso.

Riprende la partita. Questa volta i giocatori stanno più attenti a non farsi travolgere dalla mina vagante, Luca corre, corre ma ormai sembra un torello, quando si avvicina a qualcuno con la palla, quest’ultimo la passa. Diretta conseguenza è che all’ennesima corsa a vuoto, il Terreni decide di sfoderare uno dei suoi pezzi forti: il placcaggio in ritardo ad altezza collo… Non so chi, ma questa volta l’impatto è tremendo e la scena è la stessa… “Due mete a zero per noi!”

Vedo i compagni di squadra presi dallo sconforto, qualcuno se va ma la maggior parte resta per un ultimo tentativo. “Dai Luca, non puoi fare così, siamo in venticinque e vogliamo giocare a calcio, perché devi far male ai ragazzi?”
La risposta è chiarissima: “Perché io voglio giocare a rugby e sono venuto su un campo adibito a tale scopo. Se volete giocare in questo campo giocate a rugby, se volete giocare a calcio andate in un altro campo.”

La partita riprende stancamente ma l’unico che si diverte è lui. All’ennesimo placcaggio in ritardo, tutti ci fermiamo e ce ne andiamo a farci una bella doccia.

Questo è stato il mio incontro con Luca Terreni, che adesso non c’è più fisicamente, ma che a Livorno, e non solo, ha lasciato un grande ricordo di sé.

Matteo Mazzantini

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