Eddie Jones, il breakdown e l’impossibilità di cambiare il sistema inglese

Il CT australiano ha ammesso di non avere influenza sulla Premiership, e su come deve essere arbitrata per aiutare la nazionale

inghilterra eddie jones

ph. Sebastiano Pessina

All’alba della sua quarta stagione alla guida della nazionale inglese, Eddie Jones sembra aver maturato una convinzione tanto importante quanto scomoda, almeno per lui. Durante la conferenza stampa nel ritiro inglese organizzato dalla Federazione, il CT australiano è ritornato su uno dei temi più spinosi degli ultimi tempi per la sua nazionale, ovvero il rapporto con la Premiership e il modo in cui vengono interpretate e arbitrate le partite del campionato, specialmente sui punti d’incontro.

Non è un mistero, del resto, che la squadra di Jones abbia costantemente sofferto nel breakdown in questa stagione, complice una struttura di gioco molto ambiziosa e la miglior preparazione delle avversarie in quell’area di gioco. Secondo alcuni – e anche secondo lo stesso Jones, con tutta probabilità – queste debolezze sarebbero da imputare per l’appunto ai trend sviluppatisi nella Premiership, ma l’ex allenatore del Giappone ha dichiarato di non voler discutere dell’argomento con i direttori di gara inglesi prima dell’inizio della stagione, facendo capire che la questione resterà inesorabilmente al di fuori della sua sfera di influenza.

“L’unica cosa che mi può riguardare è come il breakdown è arbitrato a livello internazionale. E ci sono discussioni in corso infatti. Ho incontrato anche Alain Rolland, a capo degli arbitri di World Rugby. Posso dare il mio contributo anche qui, ma non ho alcuna parte nel campionato” – ha detto Jones.

“Non sono Alessandro Magno, amico. Questa struttura è in piedi da anni e voi vi aspettavate, da un piccolo australiano come me, un cambiamento radicale. A meno di rivoluzioni, non ci saranno modifiche. Non posso controllarla. E sono felice di lavorare con quello che ho. Pensiamo di avere un rapporto con i club, lavoriamo insieme nei limiti del possibile – ha detto Jones – E’ tutto quello che possiamo fare. Ma non è il mio lavoro influenzare il modo in cui si gioca in Premiership. E non penso che quella influenza sarebbe la benvenuta”.

Oggi, lunedì 6, si conclude il breve ritiro organizzato a Twickenham per 44 giocatori, in cui Jones ha convocato diversi giovani come Cokanasiga, Olowofela, Ibitoye e Kpoku, lasciando a casa alcuni ‘senatori’ come i fratelli Vunipola, Cole, Joseph, Watson e Care.

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