Slow Motion #02: il coro dei Dragoni che sfalda l’Argentina

Hallam Amos finalizza un’azione del Galles dove tutti toccano il pallone con raffinatezza e classe: è la meta della settimana

ph. Reuters

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play al quello pausa. Qui la prima puntata. Buon divertimento. 

Il secondo weekend di test match ha visto tante mete segnate e diverse meritevoli di una citazione: la meta di Kurtley Beale che apre la partita fra Australia e Irlanda è un capolavoro di lettura del centro dei Wallabies, l’accelerazione di Jonny May nella seconda meta dell’Inghilterra a Bloemfontein è impressionante e, parlando di Sudafrica, è inevitabile citare la meta da ottanta metri segnata dai Baby Boks in quel di Bezièrs, nella finale terzo posto dei mondiali under 20.

La meta scelta per questo Slow Motion, però, è la seconda del Galles in Argentina, in una serie che ha ricevuto relativamente poca attenzione a causa del fuso orario e della mancata diretta televisiva nel nostro paese, ma che ha visto un Galles baldanzoso e ordinato battere in scioltezza per due volte un’Argentina davvero troppo brutta per essere vera. Non per niente, le due sconfitte hanno portato alle dimissioni dell’head coach Daniel Hourcade.

Contestualizziamo l’azione: siamo a metà del secondo tempo, poco prima dell’ora di gioco. La partita è sostanzialmente chiusa, un po’ perché il divario nel punteggio è già importante (+20 per gli ospiti) e un po’ perché è chiaro che l’Argentina le forze per riaprire l’incontro non le ha.

Poco oltre la linea mediana del campo il mediano Aled Davies apre un pallone da destra verso sinistra per una carica centrale degli avanti. Un’occhiata alla difesa argentina nel momento in cui la telecamera si allarga sul campo permette di notare che già 7 giocatori argentini sono assorbiti dalla parte chiusa, che però sono all’incirca lo stesso numero dei giocatori gallesi impegnati nel punto d’incontro precedente o schierati da par loro nella porzione destra del campo.

Il Galles si affida quindi a una nuova penetrazione degli avanti, che trova soddisfazione nel guadagno di metri grazie alla mancata salita della guardia argentina sul punto d’incontro e allo scivolamento esterno troppo tempestivo del difensore successivo, lasciando così spazio alla percussione interna che accelera il gioco e impedisce sostanzialmente la rigenerazione della difesa, che si trova ora in inferiorità numerica, seppure minima.

La immensa bravura dei gallesi è nel fissare la difesa avversaria: la rapida uscita del pallone dal raggruppamento e la trasmissione di Davies a Patchell, che attacca largo e piatto, taglia immediatamente fuori i tre difensori più vicini alla ruck; Scott Williams fissa alla perfezione il diretto avversario, che stando un passo indietro cercava di guadagnare il tempo necessario a scalare nel caso il centro gallese avesse mosso subito il pallone; favolose quindi le mani rapide di Amos a eludere l’intervento di Delguy, e altrettanto quelle di Moriarty a servire North.

Diventa tutto facile per l’ala gallese a quel punto, che può accelerare nello spazio libero sull’out di sinistra e, una volta recuperato dal rapidissimo Delguy, trovare con grande precisione Hallam Amos, che come i compagni non ha smesso di seguire l’azione dopo aver passato il pallone ed è pronto a ricevere l’assist decisivo della sua ala, senza che più nessuno possa davvero contrastarne la volata decisiva.

Lorenzo Calamai

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