Lo Stade Francais prova a ripartire

La società ha presentato il nuovo progetto «Ambition 2023», mentre Heyneke Meyer dice che è la sua sfida più grande

stade francais

ph. Reuters

Lo Stade Francais ha presentato il suo nuovo progetto denominato «Ambition 2023», che avrà l’obiettivo di riportare il club a “(ri)vincere i trofei più prestigiosi” e riconquistare “i cuori dei parigini e degli appassionati di rugby”. Una «(R)évolution» annunciata proprio il 16 maggio, a 20 anni dalla vittoria nel campionato francese del 1998, e poche settimane dopo la fine di una stagione davvero complicata, chiusa al 12esimo posto con il rischio di giocare il playout per non retrocedere.

Allo stade Jean-Bouin, davanti a 2000 spettatori, il patron Hans-Peter Wild, il presidente Hubert Patricot e il direttore generale Fabien Grobon hanno presentato questo nuovo percorso a partire dall’annuncio dei nuovi acquisti che rinforzeranno la squadra, dal prossimo anno allenata dall’ex CT sudafricano Heyneke Meyer: vestiranno il bleu et rose Nicolas Sanchez, Piet Van Zyl, Malietoa Hingano, Talalelei Gray, Stéphane Clément, Kylan Hamdaoui, Alex Arrate e Yoann Maestri.

Oltre a questo, verrà posta l’attenzione sulla “formazione dei giocatori francesi”, contestuale anche l’arrivo di alcuni giovani già impegnati con la Francia Under 20. È stata anche l’occasione per annunciare nuovi sponsor e iniziative rivolte ai tifosi, ma anche per inaugurare il nuovo logo della società, per il quale è stato fatto un lavoro di notevole restyling grafico tutt’altro che banale, e le maglie della prossima stagione.

Intanto, Heyneke Meyer ha rilasciato le prime interviste ai media francesi, parlando di quello che lo attenderà alla guida di un club reduce da una stagione decisamente negativa. “Ci sarà tanto lavoro da fare – ha detto a Le Parisien – […] Non fisso delle priorità. Si tratta di giocare al meglio delle nostre possibilità. Per fare ciò, bisogna arrivare in forma. Sono molto concentrato sull’aspetto fisico. Vogliamo giocare un rugby di cui tutti i francesi siano orgogliosi”.

Ad una precisa domanda, ovvero se questa rappresenta la più grossa sfida della sua carriera, l’ex allenatore di Bulls e Springboks non ha molti dubbi: “Sì, lo è. Mi piace l’aspetto motivazionale, ma è facile quando puoi farlo nella tua lingua. Qui ci sono tante culture differenti, bisogna cogliere le diverse sfumature. E non voglio solo avere successo con i miei risultati. Mi piacerebbe davvero lasciare un’eredità”.

“Non voglio che la gente pensi che sono venuto a prendere soldi per due anni, prima di andare via. Avrei potuto allenare l’Inghilterra, maa volevo venire in Francia proprio perché è una grande sfida”.

onrugby.it © riproduzione riservata
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