Cosa ci ha lasciato la finale di Champions Cup

Una partita chiusa, di trincea, sotto una pioggia incessante, vinta dalla squadra che quest’anno non ha trovato rivali in Europa

leinster 2018

ph. Reuters

Quando si accorge che la palla curva con decisione verso sinistra e il suo drop si spegne lontano dai pali, Remi Tales si accascia a terra, la testa in mezzo alle braccia lunghe distese sull’erba del San Mames. Il mediano di apertura del Racing 92 non ha molto da rimproverarsi: è un gesto tecnico difficile, in condizioni estreme sia dal punto di vista atmosferico, dopo aver preso ottanta minuti di pioggia battente e incessante, sia da quello psicologico, vista la pressione accumulatasi in quell’ultimo possesso, con gli avversari che avevano appena compiuto il sorpasso.

Forse solo la poco audace, anche se coraggiosa, scelta di mettere quei tre punti per acciuffare i supplementari, invece di provare il colpo grosso, può essere rimproverata agli uomini in ciel-et-blanc. I parigini sono stati la squadra che è andata più vicino a battere il Leinster, che è riuscito a passare in vantaggio solo in coincidenza degli ultimi due giri d’orologio. Di più: sono stati l’unica squadra che ha retto il confronto di una corazzata che in Europa non ha temuto rivali in tutta la stagione, seconda nella storia a vincere una Champions Cup senza perdere un solo incontro.

Blessures

Remi Tales non ha molto da rimproverarsi, insomma, visto che a poche ore dal match non avrebbe neanche dovuto essere fra i 23 convocati per la finale. L’infortunio di Dan Carter è stato reso di dominio pubblico solamente nel primo pomeriggio di sabato, ma è probabile che all’interno del club la notizia fosse già nota da dopo il captain’s run di venerdì sera.

La sorte ha poi voluto che, dopo meno di tre minuti di gioco, il ginocchio di Pat Lambie si sia girato in uno sfortunato e casuale contatto di gioco. L’apertura sudafricana, che aveva brillato con la maglia del Racing 92 a partire dal suo arrivo a Parigi, è stata una perdita gravissima per la squadra, che doveva peraltro già supplire alla mancanza non solo di Carter, ma anche a quella di Machenaud, uno dei leader della squadra, infortunatosi nelle ultime settimane.

Gli infortuni hanno rivestito una speciale importanza nella partita del San Mames, con le due squadre che hanno vissuto momenti differenti: il Racing è andato man mano perdendo pezzi cruciali durante la stagione, mentre il Leinster ha ritrovato Robbie Henshaw e Garry Ringrose proprio nel finale di stagione, quando servivano di più.

E’ chiaro che su questo incide anche una stagione che gli irlandesi hanno potuto programmare con più tranquillità, data la facilità con la quale hanno avuto ragione del proprio girone di Pro14 dando spesso aria alla panchina, mentre il Racing ha dovuto sudare l’accesso diretto alla semifinale del campionato francese, pagandone a lungo andare un prezzo salato in termini di durata fisica.

Rimesse laterali

Un terreno di contesa particolarmente incerto è stato quello della rimessa laterale. Una fase di conquista che si poteva pensare potesse favorire leggermente i giocatori di Leinster si è invece rivelato terreno di conquista per il Racing 92, che ha costretto gli avversari ad un inusuale 76% al lancio, con ben tre rimesse laterali perdute.

Da par suo, il Racing aveva a che fare con il lancio di Camille Chat, che in un paio di occasioni si è rivelato, a voler usare un eufemismo, impreciso. Un limite ingombrante per un giocatore che altrimenti sarebbe di diritto nell’élite mondiale del suo ruolo per tutte le altre cose che gli vediamo fare sul campo (16 placcaggi, 5 palloni portati).

Inusuale vedere una partita di questo livello concludersi con ben cinque touche che hanno cambiato possesso rispetto al lancio. Questa incertezza ha minato alcune sicurezze di Leinster in particolare nella prima frazione di gioco, quando gli irlandesi hanno ripetutamente mancato di far montare la pressione sugli avversari per colpa di rimesse laterali perse o vinte sporche, che inficiavano così l’avvio dell’azione offensiva.

L’importanza degli episodi

Non solo la pioggia, ma anche la posta in palio, hanno indotto le due squadre a giocare una partita chiusa, dove le emozioni si sono concentrate sulla lotta fisica e nervosa fra le due compagini. Ne ha risentito forse una parte dello spettacolo, visto che né Leinster né Racing sono riuscite a dispiegare il gioco di cui le sappiamo capaci. I maggiori tentativi sono venuti da parte degli irlandesi, che hanno voluto impostare una gara di possesso palla, prediligendolo ai calci tattici contro un triangolo allargato che in Thomas e Andreu aveva due schegge capaci di fare molto male.

Proprio Teddy Thomas, che a 24 anni ha vissuto una stagione strepitosa di definitiva esplosione, si è reso protagonista di uno degli episodi che hanno contribuito a segnare la partita. In un match così chiuso, con il punteggio che si rincorre continuamente, l’importanza del singolo episodio ha un’incidenza ancora maggiore rispetto all’andamento generale della partita. Accade quindi che, poco dopo il pareggio di Nacewa al minuto 72, Sexton trovi una bella touche da calcio di punizione, poco fuori i ventidue metri. È chiaro: se Leinster vuole portare a casa la finale, è il momento di mettere al tappeto l’avversario.

Come già detto, la rimessa laterale di Leinster è stata messa inaspettatamente in difficoltà dalla batteria di saltatori del Racing 92. Credendo di rifugiarsi in una chiamata sicura, gli irlandesi propendono per la chiamata davanti, ma Dan Leavy è molto più lento ad andare su e Leone Nakarawa può prendergli il tempo e schiaffeggiare l’ovale dalla propria parte. Iribaren trova un buono scarico su Thomas, servito poco dentro ai ventidue metri e fuori dalla linea dei quindici.

È in quel momento che Thomas, giocatore naturalmente istintivo, non intuisce che la soluzione ottimale sarebbe quella di garantire ai suoi una liberazione serena, andando a fissare la difesa in mezzo al campo. L’ala francese pecca di hybris e torna dal lato chiuso, cercando lo slalom fra gli avanti avversari. Avanti che però sono troppo densi per lasciarsi sorprendere, e Jack Conan ha tutto sommato gioco facile nel portare fuori dal campo Thomas e restituire ai suoi la rimessa laterale appena persa.

Al secondo tentativo a Leinster riesce tutto: la rimessa laterale è ancora davanti su Leavy, ma con un innesco un po’ più elaborato che toglie la possibilità di contesa agli avversari; la palla va a Sexton con Henshaw e Ringrose ad attaccare dritto per dritto la linea avversaria, con quest’ultimo che riceve il pallone e fa metri; la difesa del Racing 92 non rientra in tempo utile e si alza quindi il braccio di Wayne Barnes proprio sotto i pali. Dopo l’esaurimento dell’azione, si torna al calcio di punizione che Nacewa piazza in mezzo ai pali: gioco, partita, incontro, come dicono in quel di Wimbledon.

I tre senatori

Tre moschettieri in campo per il Leinster: si tratta di Cian Healy, Johnny Sexton e Isa Nacewa. Gli ultimi reduci delle precedenti finali di Champions Cup vinte dal Leinster nel 2009, nel 2011 e nel 2012. Tre figure la cui solidità ed esperienza è stata cruciale per portare a casa la finale, anche al di là del fatto che Sexton e Nacewa abbiano segnato materialmente i punti che sono valsi la vittoria.

“E’ stato fantastico per Isa chiudere con l’ultimo paio di punizioni – ha detto all’Irish Independent Johnny Sexton dopo la partita – Sono scivolato poco prima e mi sono sentito pizzicare all’inguine quindi non aveva senso rischiare a spese della squadra. Quando hai un calciatore di qualità come Isa non c’è neanche da starci a pensare.”

Il capitano di questa squadra, Isa Nacewa, chiude così, con questi sei punti, una carriera fenomenale, partita nell’altro emisfero ma consacratasi dalle parti della Royal Dublin Society, con i colori di Leinster tatuati addosso. Non la migliore delle sue interpretazioni individuali, ma la sua presa emotiva sulla squadra, che coincide con la sua presenza, è valsa la rinuncia all’acquisto cruciale della stagione, quel James Lowe rimasto fuori per ragion di stato.

Chi invece ha giocato una grande partita, ancor più di un Johnny Sexton che con Nacewa fa il paio nel condividere leadership e controllo della squadra, è il pilone Cian Healy. Si tratta di un giocatore che in questa stagione ha saputo tornare agli antichi fasti con la maglia numero uno del Leinster e dell’Irlanda, fra i più efficaci ball carriers di Leinster contro la difesa molto fisica del Racing 92.

Se Healy, Sexton e Nacewa sono i tre moschettieri, D’Artagnan è interpretato da Leo Cullen, primo head coach a vincere la Champions Cup sia da giocatore che da allenatore. Proprio Cullen era il capitano del Leinster glorioso delle tre coppe in quattro stagioni, ed è il simbolo dell’appartenenza a questo club speciale che ha fondato il proprio successo sulle sconfitte dello scorso anno e che lavora alacremente sul proprio territorio.

“Un sacco di lavoro va nella produzione di giocatori cresciuti in casa e potete vedere quanto bene hanno fatto oggi i ragazzi giovani – ha detto Cullen al termine dell’incontro – Abbiamo club e scuole sulle quali facciamo molto affidamento per produrre giocatori e poi reclutiamo un paio di ragazzi dall’esterno da aggiungere al gruppo.”

Dan Leavy e James Ryan

Le parole di Leo Cullen sono particolarmente significative dal momento che i migliori in campo sono stati James Ryan e Dan Leavy. I due giocatori del pacchetto di mischia dublinese si sono rivelati instancabili fabbri ferrai sia in attacco quanto in difesa: Leavy è stato il miglior placcatore della squadra, con 20 placcaggi, mentre Ryan è andato comunque in doppia cifra con 12, superato solo dall’altra seconda linea Toner; Ryan ha caricato 9 volte, mentre Leavy ha toccato 17 palloni, senza risparmiarsi mai per tutti gli ottanta minuti.

Se Leavy è stato grandioso per tutta la stagione, anche con la maglia dell’Irlanda al Sei Nazioni, e ha messo il proprio corpo sempre a disposizione della causa, con la sua naturale predisposizione a metterci la faccia nel senso fisico dell’espressione, Ryan vanta l’invidiabile record di aver sempre vinto le partite di questa stagione nelle quali è sceso in campo.

Due giocatori, uno classe ’94, l’altro classe ’96, che sono le fondamenta del futuro del Leinster, già pronti ad occupare una posizione da pietra angolare nello scacchiere di Cullen, mentre al loro fianco crescono nuove speranze come Jordan Larmour e Andrew Porter.

Lorenzo Calamai

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