Sei Nazioni 2018: Inghilterra-Galles, a Twickenham adesso si fa sul serio

Dopo le schermaglie verbali in settimana è tutto pronto per un match attesissimo e di importanza capitale

galles inghilterra sei nazioni

ph. Reuters

È passato un anno da quando Elliot Daly aggirava Alex Cuthbert e sprintava fino alla bandierina, depositando oltre la linea di meta l’ovale che valeva il sorpasso e la vittoria di una durissima partita al Millenium Stadium di Cardiff, arrivata negli ultimi minuti contro un Galles stoico, d’acciaio.

Un anno nel quale il Galles ha mutato la propria pelle e, con rapidità serpentesca, si è abituato al nuovo stile di gioco voluto dallo staff tecnico: addio Warrenball, benvenuto gioco alla mano. Dopo un giugno niente male e un novembre discreto, il nuovo corso della squadra di Warren Gatland, fatto di volti nuovi ma soprattutto di un modo di giocare finalmente al passo con i tempi, ha fatto registrare il suo risultato più eclatante, la polverizzazione delle velleità scozzesi in quel di Cardiff lo scorso sabato.

Una settimana dopo, la banda dei Dragoni è attesa in quel di Twickenham, fortino inespugnabile da 14 partite. L’Inghilterra è alla caccia del suo terzo Sei Nazioni consecutivo, impresa mai riuscita a nessuno in precedenza che contribuirebbe a scrivere il nome di Eddie Jones e dei suoi uomini nella storia della palla ovale. Dopo la prima giornata i campioni in carica fanno già gara di testa, ma il Galles è lì, pronto a rompere le uova nel paniere alla perfida Albione.

Stop alle chiacchiere

È stata una settimana calda dal punto di vista delle dichiarazioni pre-partita, con Eddie Jones che non ha esitato ad alzare il volume della radio per caricare di ancora maggiore pressione lo showdown di sabato pomeriggio. D’altronde la partita è, in effetti, di importanza capitale: anche se il torneo è cominciato da poco, la vincente avrà l’opportunità di condurre le danze d’ora in avanti (e, senza mancare di rispetto ai nostri Azzurri, il Galles ha ancora il vantaggio di dover giocare in casa contro l’Italia).

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Fra le frasi con cui ha messo nel mirino Rhys Patchell e quelle sul comportamento con gli arbitri di Alun Wyn Jones, Eddie Jones è riuscito anche a predire che Robyn McBride, allenatore degli avanti gallesi, avrebbe di lì a poco puntato il dito sulla mischia chiusa dell’Inghilterra e, puntualmente, nella conferenza stampa del Galles McBride lo ha accontentato: “Penso che abbiamo un dovere verso il pubblico pagante. I prezzi di Twickenham sono piuttosto alti, quindi l’ultima cosa che il pubblico vuole vedere è un festival di mischie chiuse.”

Poi, però, McBride ha tirato i remi in barca: “Non mi farò tirare dentro da Eddie, so che è meglio starne fuori. Lui ha sempre un paio di cose da tirar fuori, e spero che si senta meglio per averlo fatto.”

Le parole dei rispettivi staff tecnici hanno incendiato la vigilia abbastanza per permettere ai media di far divampare ancor di più l’hype su questo incontro: adesso sta ai 46 giocatori coinvolti dimostrare di saper avere a che fare con un clima di questo tipo e offrire la miglior prestazione possibile.

Palla a terra

La battaglia nei punti d’incontro sarà uno dei nodi decisivi ai fini del risultato. Nella prima giornata il Galles ha letteralmente fatto a pezzi la Scozia, costringendo la nazionale di Townsend a ben 18 turnovers. Allo stesso modo l’Inghilterra ha forzato 13 cambi di possesso nella sua partita domenicale contro gli Azzurri.

Da una parte il Galles schiera una terza linea con due flanker assai temibili nel breakdown come Aaron Shingler e, soprattutto, Josh Navidi, autore di una prestazione a tutto tondo nella prima giornata. Alle abilità delle due terze linee si aggiungono quelle del numero 8 Ross Moriarty, comunque non trascurabili, e del tallonatore Ken Owens.

L’Inghilterra non pareggia il minaccioso potenziale dei guastatori in maglia rossa nel reparto di terza linea: i migliori recuperatori di palloni sono i due piloni, Mako Vunipola e Dan Cole. L’intero pack inglese ha però una certa qualità diffusa e Maro Itoje, Sam Simmonds e Dylan Hartley possono sicuramente dire la loro in qualsiasi ruck nella quale decidano di mettere testa, spalle e braccia.

Sarà dunque una battaglia intensa per raccogliere calci di punizione a favore e palloni di recupero con i quali poter attaccare due difese che, se schierate, sono difficilmente penetrabili. In questo particolare ambito il Galles ha dimostrato la scorsa settimana particolari progressi nella capacità di sfruttare i palloni recuperati, portando subito fuori il pallone.

Differenze di filosofia

L’Inghilterra è una squadra a cui piace allargare il pallone solamente quando c’è la sicurezza di un’occasione o di un concreto avanzamento, altrimenti continua a lavorare nello stretto con le potenti penetrazioni dei propri avanti e con le affascinanti combinazioni dell’asse Ford-Farrell a cui in questa occasione si aggiunge Jonathan Joseph.

Facendo un rapido flashback alla partita dello scorso anno fra Scozia e Inghilterra, giocata appunto a Twickenham, ricordiamo come la manipolazione della difesa ad opera dei due playmaker consentì a Joseph e alle sue elusive linee di corsa di fare a fette la difesa scozzese in mezzo al campo, segnando una tripletta e offrendo un assist a Watson. Non è difficile pensare che sia nei piani dell’Inghilterra cercare di replicare combinazioni di questo genere di fronte ai vari Patchell, Parkes e Williams, anche se Eddie Jones ha dichiarato di aver selezionato Joseph soprattutto per la sua capacità in difesa di saper scegliere i momenti nei quali salire con decisione, tagliando i rifornimenti di palloni giocabili ai trequarti avversari.

Il Galles infatti, abbandonata la Warrenball che voleva una sequela di cariche vicino al raggruppamento, promuove ora un rugby che per prima cosa utilizza tutta la larghezza del campo per cercare di aggirare gli avversari. Non a caso Steff Evans è il giocatore che ha guadagnato più metri (103) di tutti nella prima giornata del Sei Nazioni.

Rhys Patchell ha dimostrato di sapersi adattare e fare le scelte di gioco corrette nel Pro14, dove le squadre avversarie ormai lo conoscono e conoscono il gioco degli Scarlets. In molti tendono ad anticipare la salita per impedire lo spostamento del pallone all’esterno, ma Patchell trova spesso la soluzione attaccando in prima persona, essendo un giocatore comunque fisicamente dotato e amando giocare piatto, utilizzando giocatori vicini pronti a correre negli spazi o con lunghi passaggi simili a quelli che sono valsi due mete all’Italia nella scorsa giornata.

Questione di piedi

L’Inghilterra potrebbe riuscire a far fruttare a proprio vantaggio la maggiore quantità di calciatori a sua disposizione: Danny Care non è Ben Youngs, ma ha comunque un buon piede, in più ci sono Farrell e Ford pronti a prendere in mano le redini anche dal punto di vista tattico, impiegandosi se necessario anche nel triangolo allargato.

Dall’altra parte, invece, le opzioni tattiche sono più limitate. Tanto del peso del ping pong al piede sarà sulle spalle di Leigh Halfpenny, che ha al suo fianco due ali giovani e baldanzose, ma dal piede non particolarmente apprezzabile e inesperte sul gioco tattico a questo livello.

Sarà interessante vedere come l’Inghilterra utilizzerà quindi il piede. Contro l’Italia ha cercato spesso di mettere sotto pressione Minozzi e compagnia con calci alti indirizzati verso gli angoli del campo, soprattutto quello destro, dove May va a mettere grande pressione e a contrastare il ricevitore del pallone. Contro il Galles il tema potrebbe variare: i calciatori inglesi potrebbero chiamare in causa Halfpenny con up and under in mezzo al campo, tentare il recupero dell’ovale e poi mettere nuovamente sotto pressione il triangolo allargato gallese sguarnito del suo principale baluardo.

Che spettacolo sia!

Quello che hanno in comune Inghilterra e Galles è la fiducia nelle rispettive fasi statiche. Ottenere continuativamente palloni di qualità da mischie e touche è riuscito ad entrambe nel primo turno, ed è stato decisivo. Come in molte partite, ripetersi in questo senso sarà probabilmente la pietra angolare del possibile successo di chi porterà a casa l’incontro.

La partita avrà inizio alle 17:45, poco dopo la conclusione di Irlanda-Italia. Si gioca in un Twickenham esaurito in ogni ordine di posti malgrado i prezzi dei biglietti abbiano superato di slancio le cento sterline. L’arbitro della partita sarà Jerome Garcès. Il Galles non vince contro l’Inghilterra dal trionfo mondiale del 2015 proprio a Twickenham, ma le cose non potrebbero essersi evolute più in fretta da allora.

AGGIORNAMENTO 13:50 – I media britannici danno per certa l’assenza di Leigh Halfpenny dalla partita, a causa di un’infezione al piede. Al suo posto, come estremo, ci sarà Gareth Anscombe, mentre in panchina andrà Owen Watkin.

Le formazioni

Inghilterra: 15 Mike Brown, 14 Anthony Watson, 13 Jonathan Joseph, 12 Owen Farrell, 11 Jonny May, 10 George Ford, 9 Danny Care, 8 Sam Simmonds, 7 Chris Robshaw, 6 Courtney Lawes, 5 Maro Itoje, 4 Joe Launchbury, 3 Dan Cole, 2 Dylan Hartley, 1 Mako Vunipola
A disposizione: 16 Jamie George, 17 Alec Hepburn, 18 Harry Williams, 19 George Kruis, 20 Sam Underhill, 21 Richard Wigglesworth, 22 Ben Te’o, 23 Jack Nowell

Galles: 15 Gareth Anscombe, 14 Josh Adams, 13 Scott Williams, 12 Hadleigh Parkes, 11 Steff Evans, 10 Rhys Patchell, 9 Gareth Davies, 8 Ross Moriarty, 7 Josh Navidi, 6 Aaron Shingler, 5 Alun Wyn Jones (c), 4 Cory Hill, 3 Samson Lee, 2 Ken Owens, 1 Rob Evans
A disposizione: 16 Elliot Dee, 17 Wyn Jones, 18 Tomas Francis, 19 Bradley Davies, 20 Justin Tipuric, 21 Aled Davies, 22 Owen Watkin, 23 George North

Lorenzo Calamai

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