Aristide Barraud: c’è vita oltre il rugby e gli attentati

In un’intervista l’ex Mogliano si racconta, tra voglia di ripartire e dolore

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

In occasione della presentazione del suo libro dal titolo “Mais ne sombre pas”, l’ex mediano di apertura di Mogliano Aristide Barraud ha rilasciato un’intervista alle pagine digitali de L’Equipe. Il ragazzo cresciuto nel Massy ha parlato a 360 gradi della sua vita di oggi, lontana dal mondo del rugby. Dopo l’attentato di Parigi di quasi due anni fa, Barraud, rimasto gravemente ferito quella sera, ha provato con grande vigore a rientrare in campo, spinto anche dalla stima di tutta Ovalia che per mesi lo ha considerato quasi alla stregua di un “Supereroe”, ma ha preferito rinunciare considerando quanto fosse provato il suo fisico. Ora racconta sua storia in modo diretto, senza retorica.

 

“Ci ho provato, ad inizio 2016 avevo grande spirito ed energia, pensavo fosse possibile tornare sui campi da gioco e la gente parlava di me come se fossi un super uomo, ma non era vero…”, ha dichiarato l’ex Stade Francais. “Purtroppo ogni giorno ho ancora forti dolori, ho perso tanto sangue e ho avuto momenti difficili, anche a distanza di mesi dall’attentato. Sono tornato in condizioni pessime più di una volta e la cosa mi ha terrorizzato”, ha proseguito.

“Ho deciso di prendermi una pausa dal rugby di tre anni, nonostante siano arrivate offerte da allenatore e manager, ma ho preferito guardare altrove, almeno per ora. Scoprire se posso esplorare anche altri percorsi. Avrei potuto scrivere uno di quei libri ‘se vuoi puoi’, ma ho preferito raccontare l’altra faccia della medaglia. Quanto mi è accaduto ha lasciato un segno pesante”.

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