Maria Beatrice Benvenuti, un po’ di rugby azzurro alle Olimpiadi di Rio 2016

Il giovane arbitro ci ha raccontato l’esperienza in Brasile. Tra atmosfera speciale, differenze rispetto al 15 e obiettivi futuri…

maria beatrice benvenuti

I Giochi della XXXI Olimpiade si sono conclusi nella notte di domenica con la tradizionale cerimonia di chiusura. Un’edizione speciale per il mondo del rugby, tornato sul palcoscenico a cinque cerchi nella versione Seven dopo 92 anni di assenza. A rappresentare i colori azzurri ci ha pensato Maria Beatrice Benvenuti, arbitro italiano inserito nel panel dei fischietti. Dopo i pienissimi giorni di Rio, ci ha raccontato l’esperienza olimpica e gli obiettivi per la prossima stagione.

 

La prima domanda è banale ma dovuta. Come è andata a Rio?
E’ andata molto bene. Personalmente parlando, tra direttore di gara e giudice di linea ho collezionato 14 partite, tra cui assistente arbitro nella finale del terzo/quarto posto e direttore di gara in una delle finali (Fiji-Spagna per il settimo posto, ndr), cosa che non mi aspettavo. Per quanto riguarda in generale il torneo, si sono registrati importanti numeri tra gli spettatori, con 14.000 presenze per la finale del Torneo Femminile. Cifre non attese per uno sport nuovo all’interno del panorama olimpico e sembra si vada verso la riconferma per Tokyo 2020.

 

 

Si percepiva di essere coinvolti in un evento diverso rispetto al solito?
Già arrivando in aeroporto si percepiva un’atmosfera diversa, dall’ospitalità riservata, alle persone addette al nostro seguito: si capiva di essere dentro un’Olimpiade. Nonostante un po’ di preallarme per alcune vicende di mala organizzazione che sono emerse nelle settimane precedenti al via, devo dire che tutto è stato molto ben organizzato, dal nostro arrivo fino alla gestione del campo e degli spogliatoi nel giorno gara.

 

 

Quando è iniziata ufficialmente l’avventura?
Noi del panel arbitrale, dodici uomini e altrettante donne, siamo partiti da tutto il mondo a fine luglio con destinazione Argentina. Lì abbiamo tenuto un camp di preparazione pre Giochi tutti assieme, poi il 4 agosto siamo volati a Rio.

 

 

Il rugby era al centro dei riflettori in modo particolare. Hai sentito pressione nel momento di scendere in campo?
La pressione è una cosa normale. Già normalmente in un torneo Seven la senti, in più questo era l’esordio del rugby Seven nel palcoscenico olimpico. C’era pressione da parte dei designatori, dell’organizzazione, come è normale che fosse….Ma era un tipo di pressione positiva, che è utile  avere prima di entrare in campo.

 

 

Quali sono le principali differenze tra arbitrare il Seven e il 15?
Premettendo che si tratta pur sempre di rugby e quindi il gioco è quello, cambiano la velocità e la reattività che sono molto superiori. Potrebbe sembrare più facile, perché situazioni di gioco come ruck o mischie ordinate sono più semplificate, però tutto viene fatto con estrema rapidità. In campo ci sono atleti di altissimo livello, che magari sono adattati da altri sport come nel caso della giocatrice australiana Ellia Green, che arriva dall’atletica (ha corso i 100 e 200 metri ai World Junior Championships, ndr). A livello fisico noti eccome la differenza con il rugby a 15. Cambia anche l’atmosfera, il clima: un torneo Seven è un ambiente più di festa e anche la percezione del pubblico sugli spalti è differente. Come giudice di linea devi adattarti perché serve un’ottica completamente diversa. In più nel Seven sono presenti anche due giudici di area di meta, ognuno ha il suo ruolo e le sue posizioni ben definite. L’arbitro in campo non si trova mai in una posizione per caso, ma i movimenti sono tutti studiati. In generale si tende a stare con la difesa proprio perché la velocità è diversa: se prendono un break e sei schierato con l’attacco resti indietro e recuperare è dura.

 

 

Che tipo di preparazione serve?
Il tipo di preparazione è in parte diversa, nel rugby a sette servono potenza e reattività, nel 15 hai più tempi morti in cui poter recuperare. Nel secondo tempo di Fiji-Spagna c’è stata un’azione di due minuti di gioco senza interruzioni e nemmeno punti d’incontro, è stata molto provante! Poi in genere le Sevens World Series si giocano in posti con alte temperature, in ambienti e climi che fisicamente si fanno sentire. Prima delle Olimpiadi abbiamo fatto diversi test fisici e atletici, tutti monitorati con il GPS.

 

 

Capitolo Rio concluso. Quali gli obiettivi della prossima stagione?
A livello Seven c’è un momento di relax post olimpico, abbiamo lavorato assieme quattro anni e tutto è finito in pochi giorni, una sensazione quasi strana…Comunque a dicembre inizieranno da Dubai le Women’s Sevens Series 2016/17. Per quanto riguarda invece il 15 in Italia, spero di fare più partite in Serie A maschile dove ho esordito la scorsa stagione nella partita Valpolicella-Cus Torino. Per quanto riguarda le sfide internazionali, a novembre e dicembre si giocano i Test Match femminili e nel 2017 la Women’s Rugby World Cup. Questi sono i prossimi obiettivi.

 

di Roberto Avesani 

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