L’altro Mondiale: l’Italia del Mixed Ability Rugby in campo a Bradford

A rappresentarci il Chivasso, che disputerà la finale del terzo/quarto posto dopo aver vinto il suo Girone

mixed

ph. Massimiliano Tagliavini

Si sta svolgendo in questi giorni A Bradford il Mondiale di Rugby organizzato dalla IMAS (International Mixed Ability Sports), e a cui prendono parte dodici squadre provenienti da sette paesi tra cui l’Italia. Nel nostro paese il progetto Mixed Ability Rugby è nato per iniziativa del Chivasso in collaborazione con il Settimo Rugby Torinese, con la partecipazione di alcuni ragazzi del Cremona, del Rivoli e del Villorba, e anche la nostra selezione sta partecipando al Mondiale, che ha ottenuto in Inghilterra il forte sostegno da parte del Governo e della RFU (alla cerimonia d’inaugurazione ha presenziato coach Lancaster e video sostegno è arrivato da Jason Leonard). Le regole sono quelle del rugby full contact, tranne la mischia no contest.

 

Il Chivasso è stato inserito nel difficile Girone con i Llnaelli Warriors, gallesi tra i capostipiti del rugby mixed ability, e con i francesi del Pas-de-Calais. Nella prima partita la selezione azzurra ha pareggiato 12 pari contro i gallesi, per poi battere 24-17 la squadra francese. Grazie alla miglior differenza punti, Chivasso è passato come primo del Girone, e ha affrontato in semifinale i padroni di casa dei Bumble Bees. Gli azzurri sono stati sconfitti 14-12, e disputeranno la finale del terzo/quarto posto contro Clara D’Auvergne.
Ecco cosa ci hanno raccontato i protagonisti della squadra. Il Presidente Colzani Enrico: “Per noi arrivare fin qui è un traguardo. Abbiamo visto e giocato del rugby vero, come nell’ultimo anno da quando la mia Chivasso Rugby Onlus ha trovato accoglienza nel VII° Rugby Torino grazie al progetto portato avanti da IMAS”. Queste invece le parole del capitano Christian Angotti : “Cuore, orgoglio e passione, sono le tre parole che più contraddistinguono questi ragazzi. Sin dal primo momento in cui abbiamo ricevuto le maglie è calata su tutti noi una consapevolezza, quella di vendere cara la pelle, perché crediamo nel progetto, perché siamo estremante orgogliosi di rappresentare l’Italia e soprattutto perché abbiamo tutti una grande passione per questo sport”.

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