Il libro-inchiesta sul doping tira in ballo Brunel. Lui risponde duro

Un ex medico del Perpignan accusa il ct azzurro di aver messo in pericolo “l’integrità fisica dei giocatori”

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

A fine febbraio vi abbiamo parlato di “Rugby à charges, l’enquête choc”, il libro-inchiesta sul doping nel rugby in Francia he sta facendo molto rumore. Quello che ancora non sapevamo è che nel libro di Pierre Ballester viene tirato in ballo anche il ct azzurro Jacques Brunel, che quando era allenatore del Perpignan (dal 2007 al 2011) avrebbe messo in pericolo la salute dei suoi giocatori. A dirlo è l’ex medico del club pirenaico, Olivier Lambert, che nel libro dice che “Brunel mi diceva che trattavo i ragazzi come dei ballerini (…) mi chiedeva di far entrare dei morti in campo, di dare il via libera a far giocare degli infortunati! Ha più volte tentato di impedirmi di far uscire dal campo dei  giocatori che erano ko, sono quasi venuto alle mani con lui”.
Niente doping dunque per quanto riguarda Brunel, ma comunque accuse pesanti e che stupiscono non poco. Non si tratta di una difesa “a prescindere” dell’attuale ct della nostra nazionale, ma sono parole francamente sorprendenti per chiunque abbia avuto minimamente a che fare con il tecnico transalpino.

 

Ad ogni modo parole scritte nere su bianco. Brunel non ha riposto immediatamente ma in settimana l’ha fatto in due occasioni tramite dei media francesi: prima con L’Independant e quindi con Midi Olympique. Nel primo caso fa sapere che che risponde “per far sì che i tifosi del Perpignan non abbiamo alcun dubbio visto che il loro club è tirato in causa. Senza questa ragione, davanti alla stupidità e al narcisimo di un personaggio in cerca di notorietà, avrei optato per l’indifferenza, che mi sembrava la risposta più appropriata. Il dottor Lambert è stato l’assistente del dottor Carlos Vela per qualche mese dopo il mio arrivo al Perpignan. la collaborazione è terminata in seguito a comportamenti che minavano l’unità dello staff e che oltrepassavano il campo delle sue competenze. Di fronte a queste accuse menzognere potrei far testimoniare le centinaia di giocatori che ho allenato, gli staff con cui ho lavorato nei miei 27 anni di carriera da allenatore. Nessuno può dire che io abbia mai derogato al principio del rispetto dell’integrità fisica e morale dei giocatori”.

 

Questo invece uno stralcio della lettera inviata a Midi Olympique: “…non avrei rispettato l’integrità fisica dei giocatori e che questo sarebbe simile a una forma di doping. (…) Posso oppore a queste accuse 27 anni da allenatore, centinaia di giocatori allenati in diversi club o nelle selezioni nazionali e tutti possono testimoniare il rispetto per l’integrità fisica e morale che ho sempre difeso per ognuno di loro. Quanto al doping, questione grave che non permette nessuna concessione, si vorrebbe far credere che attraverso casi isolati, accuse di personaggi problematici, menzogne certe, che il nostro sport è contaminato da un doping organizzato. Non saremo degli angeli ma non siamo nemmeno vittime”.

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