Sei Nazioni 2015, round 1: cosa ci lascia il primo weekend ovale

Gerarchie in parte cambiate tra i favoriti al titolo. E gli autoscontri di Galles-Inghilterra devono farci riflettere…

ph. Sebastiano Pessina

ph. Sebastiano Pessina

Le prime tre partite sono andate. La prima giornata del Sei Nazioni 2015 si è aperta con la grande vittoria dell’Inghilterra in casa gallese e chiusa con il sofferto successo della Francia contro una Scozia in netta crescita e che ha confermato quanto di buono fatto vedere a novembre. Vediamo alcuni spunti che ci ha lasciato il primo dei cinque weekend ovali che ci attendono fino al 21 marzo.

 

Che fretta c’era: dei quasi 200 placcaggi e dei pochissimi minuti palla in mano dell’Italia già è stato scritto. E contro una squadra abrasiva come l’Irlanda, per quanto non in giornata di grazia, non puoi reggere ottanta minuti senza subire, tanto più in inferiorità numerica. A dirla tutta tre/quattro possessi di discreta qualità li abbiamo avuti, in avanzamento e con la difesa verde sotto pressione, ma li abbiamo gestiti male dal punto di vista tattico e dell’esecuzione. Che bisogno c’è di tentare due cross kick a difesa perfettamente schierata nella larghezza, o di attaccare la linea in pieni 22 senza alcun sostegno? Abbiamo avuto troppa foga e fretta, e tentato la via del piede senza costruire piattaforme adeguate per la sua riuscita. E non possiamo certo permetterci di andare in apnea tattica e gestionale in quelle poche occasioni che a questo livello vengono concesse. C’è chi ha recentemente vinto partite di Rugby Championship con lo stesso possesso avuto ieri dall’Italia…

 

Uomini e/o macchine: al di là dello spettacolo, la cosa che più ha impressionato del match di Cardiff è forse l’intensità dello scontro fisico. Su ogni singoli break down e collisioni la battaglia è stata pazzesca, e basta guardare lo sguardo di Robshaw e compagni nel tunnel prima di entrare in campo per capire quanto i giocatori fossero carichi come molle. Giusto quei trenta potevano uscire interi dallo scontro del Millennium. Ecco, tutto bellissimo e davvero emozionante, comprese luci e scenografia. Ma dal punto di vista atletico, prima o poi si raggiungerà un limite oppure diventerà questa la norma dell’altissimo livello? Vincerà il Mondiale il più bravo o il più grosso?

 

Conferme e sorprese: la Francia ha fatto esattamente ciò che ci si aspettava. Gioco a tratti superbo alternato ad errori e disordine. Certe volte la sensazione era che i giocatori non sapessero bene cosa fare palla in mano e cercassero così di risolvere la situazione personalmente. Poi chiaro, quando hai certi talenti la partita la puoi anche portare a casa, ma l’etichetta di “incompiuta” per ora rimane cucita sulle maglie dei Bleus.
Per quanto riguarda l’Irlanda, avevamo dato la squadra di Schmidt come favorita per la vittoria e forse il giudizio va in parte ridimensionato, a fronte della partita dell’Olimpico ma soprattutto di quella di Cardiff. Ci si è messo di mezzo anche l’infortunio di O’Brien a complicare le cose a O’Connell e compagni, ma in certi tratti la squadra è apparsa sfilacciata e poco ordinata, con sostegni non in posizione utile e scelte di gioco non ortodosse. L’hanno scritto anche i media irlandesi, ma intanto l’importante era vincere la prima. Già dal prossimo weekend, ne siamo certi, vedremo un’altra Irlanda.

 

I fischi dell’Olimpico: sono arrivati praticamente solo sul primo piazzato di Keatley, ma assordanti ed odiosi come mai successo in un match casalingo dell’Italia. Vero, capita anche da altre parti eccetera eccetera, ma questa volta è dovuto intervenire anche lo speaker, il cui avviso è stato seguito da un lungo applauso. La strada per i primi dieci posti nel ranking passa anche da qui.

Di Roberto Avesani

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