Dal Referee Training Camp allo sviluppo degli arbitri italiani, fino alle regole sui placcaggi: intervista a Carlo Damasco

Il referee manager di Rugby Europe ha spiegato a OnRugby i diversi passaggi con cui sta impostando lo sviluppo dei fischietti emergenti, passando anche per le nuove regole sperimentali

Dal Referee Training Camp di Parma alla crescita dei giovani italiani, fino alle regole sui placcaggi: intervista a Carlo Damasco

Il Referee Training Camp di Parma, lo stage d’eccellenza pensato per i migliori arbitri emergenti del panorama europeo, è solo il primo passo verso un ulteriore percorso di sviluppo: lo ha spiegato a OnRugby Carlo Damasco, referee manager di Rugby Europe e organizzatore dell’evento insieme alla Federazione Italiana Rugby e con il supporto delle Zebre Parma. “Volevo che i migliori profili di Rugby Europe dell’area Tier 2 potessero preparare nelle migliori condizioni la prossima stagione sportiva, attraverso una collaborazione attiva con World Rugby, tanto che era presente anche John Lacey, il loro referee manager per l’individuazione di talenti” ha spiegato Damasco.

Come si è svolto questo camp?

“Abbiamo collaborato insieme suddividendo il lavoro in due parti: una teorica in aula e una pratica in campo. Abbiamo selezionato i 15 migliori profili provenienti da Federazioni Tier 2, più due arbitri emergenti italiani: Enrico Masetto e Alice Torra, a fare da ‘traino’ per tutti gli altri emergenti europei che si stanno affacciando all’attività internazionale. La mia idea è partire da questo camp svolto in Italia per creare un appuntamento fisso a settembre in altre union e ripetere la stessa iniziativa. Ad esempio, molto probabilmente il prossimo anno andremo in Spagna. Ci tengo a ringraziare la Federazione Italiana Rugby e la CNA che hanno permesso lo svolgimento di questo camp, senza di loro non sarebbe stato possibile, e la CNA è stata a sua volta presente con Riccardo Bonaccorsi che ha seguito l’organizzazione e lo svolgimento del lavoro”.

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Qual è l’idea di sviluppo dei giovani arbitri?

“Le competizioni di Rugby Europe sono il primo passaggio all’attività internazionale per molti arbitri, che passano attraverso i nostri tornei per poi – se meritevoli – fare il passaggio successivo verso le competizioni di World Rugby. In sostanza Rugby Europe è un passaggio intermedio per gli arbitri prima di portarli al livello internazionale più alto, e questo vale sia – come detto – per i direttori di gara delle Federazioni Tier 2, ma anche per quelli delle Tier 1. Tutti gli arbitri italiani che adesso dirigono ad alto livello, fino a Piardi, hanno arbitrato nelle competizioni di Rugby Europe per poi fare il salto. Durante questo lavoro infatti ci interfacciamo costantemente con i referee manager delle Tier 1 e di World Rugby: ad esempio, per il Championship under 18 e under 20 di Praga ci saranno tre arbitri Tier 1 che potrebbero poi passare all’attività internazionale di World Rugby”

In questo movimento italiano ha diversi punti di riferimento: Piardi nel maschile, con Gnecchi e Vedovelli subito dietro, e Munarini nel femminile. In che modo Rugby Europe può aiutare anche altri arbitri italiani a crescere e avvicinarsi a quel livello?

“Il percorso di sviluppo che abbiamo pensato può aiutare gli arbitri ad affacciarsi all’estero in maniera graduale, confrontandosi per la prima volta in campionati che non sono più solo quelli nazionali. È tutto collegato: ad esempio Enrico Masetto ha già arbitrato alcune partite dei tornei Seven di Rugby Europe e anche un torneo under 18 in Portogallo. Sono prime esperienze che poi aiutano a crescere fino ad arrivare prima al livello più alto di Rugby Europe – che è il Championship, l’ex Sei Nazioni B con Georgia, Portogallo, Spagna, eccetera – e poi, se dimostra di poter fare il salto, può arrivare ad arbitrare nelle competizioni internazionali di World Rugby. Ad esempio, quest’anno ci sono stati due arbitri italiani: Alberto Favaro, che ha arbitrato la semifinale tra Georgia e Romania, e Filippo Russo che ha arbitrato la finale per il 3° posto tra Romania e Spagna. Alla fine, come detto, tutti gli arbitri passano da Rugby Europe prima di arrivare ai grandi tornei. E poi oltre al Rugby Europe Championship c’è un secondo torneo di punta che consideriamo particolarmente importante per lo sviluppo degli arbitri, il già citato Championship under 18 e under 20 che quest’anno si terrà a Praga, dove quest’anno avremo anche il TMO e sarà quindi un’ulteriore occasione per testare gli arbitri emergenti”.

Tornando al camp di Parma, quali sono stati gli aspetti principali sui quali vi siete concentrati?

Le lezioni erano teoriche in aula condotte da me e da John Lacey, e poi si andava al campo per mettere in pratica quanto discusso in aula. Abbiamo lavorato molto sulle nuove regole sull’altezza dei placcaggi perché saranno adottate anche nel Championship under 20 di novembre, e in questo senso Lacey ci ha aiutati molto perché ha portato tutta una serie di dati e informazioni che sono emersi dal Mondiale under 20 di questa estate, dove per la prima volta è stata sperimentata questa regola. Inoltre abbiamo lavorato molto con le clip provenienti dalle partite di Rugby Europe, e non di World Rugby, questo perché volevamo trattare e sviscerare quelle che sono le caratteristiche principali della nostra realtà: dico sempre che World Rugby è la direzione verso la quale noi arbitri dobbiamo andare, ma che Rugby Europe è la nostra identità attuale e dobbiamo conoscerla bene”.

Cosa pensa di questa nuova sperimentazione quindi? Potrebbe un giorno diventare una regola generale?

“Penso sia ancora presto per poter rispondere a questa domanda, ma sono convinto che dopo la Coppa del Mondo 2027 World Rugby si esprimerà in merito e deciderà se allargare ulteriormente la sperimentazione. Quello che sappiamo, al momento, è che al Mondiale under 20 ha prodotto un numero inferiore di infortuni. Al momento rimane una libera scelta da parte delle Union e delle varie Federazioni: ad esempio, come Rugby Europe, la utilizzeremo nel prossimo Championship”.

Francesco Palma

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