Slow Motion #23: nel regno di Joe Schmidt

Una set piece try decide la sfida siderale fra Irlanda e All Blacks: vediamola nei dettagli

ph. Reuters

Slow Motion è la rubrica di OnRugby che ogni settimana racconta la meta più bella del weekend, nei minimi particolari, corredata dal video. Il fanatico ovale la segue così: prima se la guarda tutta, e poi torna indietro a leggere paragrafo per paragrafo, alternando il tasto play a quello pausa. Qui la scorsa puntata. Buon divertimento.

Un fine settimana davvero pieno di spettacolo quello del rugby internazionale, ma anche dei campionati domestici, che ha reso difficile l’elezione di una singola azione da meta a vincere l’ambitissima (eh!) palma assegnata dal nostro Slow Motion.

In lizza tre delle quattro mete marcate in Scozia-Sudafrica: raffinata la giocata in rimessa laterale che manda in meta Hamish Watson, sublime l’azione travolgente con doppio passaggio rovesciato di Huw Jones, entusiasmante la meta Springboks di Jesse Kriel, con l’azione che si sviluppa con tantissime continuità date dagli avanti in sostegno. In questo somiglia un po’ alla bella meta segnata da Rovigo a Calvisano all’inizio del secondo tempo, nel nostro Top 12 che meriterebbe più di una menzione.

Chi però conquista gli onori è Jacob Stockdale, che con la sua marcatura ha deciso la gara tra Irlanda e Nuova Zelanda. La meta in questione si distacca dalle altre menzionate per tre ragioni: primo, il peso specifico della segnatura, decisiva nella partita più importante; secondo, è una set piece try, una meta in prima fase da fase ordinata, e a Slow Motion amiamo le set piece try; terzo, è una manipolazione del comportamento della squadra avversaria studiata a tavolino e riportata sul campo, uno dei segni distintivi di Joe Schmidt e del suo staff tecnico.

 Siamo all’inizio del secondo tempo e, per assurdo, una Irlanda gigantesca deve quasi essere scontenta di una prestazione che l’ha vista ottenere meno punti sul tabellone della mole di gioco sviluppata. C’è un rimessa laterale sui dieci metri, lato sinistro del campo. L’Irlanda utilizza una rimessa laterale a cinque uomini, lasciando un pod di tre giocatori all’esterno di Sexton, in mezzo al campo.

O’Mahony esce dal blocco centrale con la consueta rapidità e vince la rimessa molto bene, offrendo il pallone a Marmion. Palla a Sexton, e difesa che si aspetta che il numero 10 mandi i suoi avanti all’assalto all’arma bianca. Il 10 irlandese, con consumate doti attoriali, trattiene invece il pallone qualche istante più del dovuto, tirando la corsa fino all’ultimo prima di servire Bundee Aki, che si è sganciato dal pod ed si è recato sull’asse della propria apertura. Colpo di scena: è un cambio di fronte.

Attenzione a che cosa è successo nel frattempo: i giocatori coinvolti nella rimessa laterale irlandese stanno tutti correndo per liberare il corridoio dei quindici metri. Questo induce a sua volta due comportamenti negli avversari: il primo è quello degli avanti in nero, che stringono la fisarmonica difensiva per spingere il muro verso sinistra, pensando che ci sia la volontà da parte dell’Irlanda di andare a giocare al largo; per la stessa ragione uno dei due giocatori che copre la profondità, Damian McKenzie, scivola verso sinistra per andare a coprire quella parte di campo, inducendo il compagno Ben Smith ad accentrarsi.

Nel momento del passaggio a Aki, Ben Smith si rende conto del cambio di fronte. Fra gli avanti, però, solo Retallick e Whitelock sono rimasti a presidiare i 15 metri, sfalsati e non in grado di difendere con efficacia su un giocatore veloce come Stockdale, che ha anche Rory Best al proprio fianco

Stockdale riceve il pallone con il campo libero davanti a sé, ci sono solo Whitelock e Retallick a occupare lo spazio, poco pronti a difendere. L’ala di Ulster accelera per sfruttare lo spazio, mentre nel frattempo, vista la superiorità numerica irlandese data da Best sull’out, Ben Smith deve accorrere a mettersi sulla linea difensiva, come mostrato dalla freccia nell’immagine, lasciando così scoperto lo spazio alle sue spalle che Stockdale sarà così bravo a sfruttare con il suo delizioso chip and chase.

L’unico giocatore che avrebbe potuto leggere la situazione sarebbe stato Aaron Smith, che è infatti l’ultimo difensore a provare a fermare il numero 11 in maglia verde. La differenza di cavalli nel motore, però, si fa sentire tutta sull’allungo, e il mediano niente può per negare la meta numero 12 in 14 presenze a Stockdale. Il roboante frastuono dell’Aviva Stadium rende giustizia al piccolo capolavoro di tattica disegnato da Joe Schmidt e messo in campo da Sexton e soci.

Lorenzo Calamai

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