Marco Bortolami “A bordo campo”: e passa ai raggi X Galles-Francia

Il seconda linea azzurro entra a far parte della squadra di OnRugby. E ci porta sul prato del Millennium Stadium

Capitano delle Zebre, 38 volte capitano della nazionale, 102 caps azzurri e una carriera da incorniciare: Marco Bortolami vanta un curriculum davvero impressionante.
OnRugby ha l’onore di annunciare che il seconda linea entra a far parte della sua squadra. Da oggi Marco terrà una rubrica dal titolo “A bordo campo”: impressioni, opinioni, ma soprattutto analisi tecniche. Il rugby visto e raccontato da un punto di vista privilegiato, quello di chi sta in mezzo a una mischia per conquistare il pallone.

 

Non esiste paese al mondo più “ovale” del Galles. Non esiste “supporter” al mondo più appassionato di quello gallese. Non esiste palcoscenico più emozionante del Millennium Stadium… il Colosseo del ventunesimo secolo. Quando cerco di immaginare cosa provassero i gladiatori romani all’ingresso dell’Anfiteatro Flavio, non trovo trasposizione migliore delle immagini dei giocatori gallesi che entrano nella loro arena tra lingue di fuoco e spettatori assetati di spettacolo.
Warren Gatland, dopo la debacle di Dublino, aveva ammonito i suoi che un altro passo falso avrebbe significato la fine della carriera internazionale di molti di loro. Ecco quindi che la prestazione dei dragoni può sembrare la logica conseguenza di uno spirito combattivo ritrovato, ma oserei dire “non solo”. Il rugby è senza dubbio uno sport di passione, motivazione e determinazione ma senza la giusta strategia tutte queste pulsioni “emotive” rischiano di sgretolarsi rapidamente.
Innanzi tutto la disciplina dei giocatori in maglia rossa è stata di gran lunga migliore di quella vista una settimana prima a Dublino. Al contrario sono stati proprio i francesi ad incappare subito in qualche penalità di troppo che ha consentito ad Halfpenny di muovere presto il tabellone.

 

Tatticamente il Galles ha giocato la propria partita standard senza che la Francia copiasse la strategia vincente degli irlandesi. Lo schema tattico utilizzato da Warren Gatland è molto semplice: spingere la squadra avversaria nel proprio campo con calci di liberazione dai propri 30 metri molto lunghi. Il triangolo allargato dei gallesi non va molto per il sottile, quando si tratta di uscire dalla zona rossa utilizza calci molto lunghi senza mai ricercare la rimessa laterale. L’obiettivo è piazzare la palla più lunga possibile per farne un “contest” di gittata e non di precisione, costringendo la squadra avversaria ad avere due vie di uscita: rimanere nel gioco tattico cercando di vincere questa gara di potenza o spedire la palla in rimessa laterale. La maggior parte delle squadre tende a liberare in “touche” eventuali possessi di palla nella propria area dei 22 metri per evitare di ritrovarsi con una linea di difesa disorganizzata di fronte ai pericolosi contrattacchi avversari. Questa è stata proprio la tattica utilizzata dai francesi che hanno permesso a Warburton e compagni di piazzarsi nei 50 metri avversari e iniziare a spiegare l’artiglieria pesante.

 

I gallesi una volta conquistato il territorio, hanno utilizzato dei movimenti specifici per testare la difesa dei galletti. Quest’ultima è una vera e propria linea Maginot, molto ben organizzata che scivola dall’interno all’esterno in maniera abbastanza aggressiva. Questo sistema è molto efficace e raramente si trova in difficoltà, grazie anche alla straordinaria capacità di adattamento dei giocatori transalpini, ha però dei punti deboli esplorabili: quando una difesa “scivola” verso l’esterno i difensori all’interno del pallone devono coprire la spalla interna del compagno e sono costretti a seguire il movimento aprendo degli spazi al proprio interno. Questo si evidenzia soprattutto quando da un punto d’incontro a metà campo il numero dei difensori è meno fitto perché la difesa deve coprire due fronti di attacco.
E’ ricercando questa situazione che il Galles si è reso particolarmente pericoloso ed è riuscito a segnare entrambe le mete. Andiamo a vedere i vari passaggi: rimessa laterale completa ad otto uomini dei gallesi per esporre difensivamente il mediano di apertura avversario, passaggio del mediano di mischia all’altezza per Jamie Roberts che guadagna abilmente la linea del vantaggio. I francesi a questo punto per aggirare la ruck devono indietreggiare e si ritrovano inevitabilmente in ritardo. La palla esce veloce per il 10 gallese che allarga all’altezza per il secondo centro North. La linea di difesa francese si trova così in inferiorità numerica e deve anticipare all’esterno per recuperare. North allora assorbe un difensore e fa da sponda per l’ala chiusa che si infila nel gap aperto dal difensore che ha dovuto spingere all’esterno, l’ala gallese ormai oltre la linea del vantaggio apre l’ovale per Halfpenny che scavalca l’estremo francese con un piccolo calcetto a pochi metri dalla linea di meta, 9 e 15 francesi pasticciano con l’ovale che viene schiacciato in meta da George North.
Quattro passaggi in totale dalla rimessa laterale, un solo punto d’incontro per la marcatura di una meta. Massimo risultato con il minimo sforzo… oppure per meglio dire con uno sforzo molto preciso ed organizzato.

 

Seconda meta gallese nei secondi 40 minuti di gioco, stesso schema. Di nuovo rimessa laterale completa, passaggio 9 – 12 all’altezza, Jamie Roberts passa attraverso Plisson e Bastareaud, questa volta i difensori riescono però a rallentare il punto di incontro, tutti i trequarti gallesi schierati sulla sinistra cambiano fronte di attacco per prendere in contropiede i difensori francesi che si erano riorganizzati nel senso del gioco, le guardie del raggruppamento sono costrette a riadattarsi, e Warburton si infila proprio nel gap lasciato da una di loro e segna millimetricamente la seconda meta che chiude l’incontro.
Al di là della qualità individuale dei giocatori è interessante capire come il Galles sia una squadra che cerca di conquistare il terreno avversario per poi vincere la linea del vantaggio il più velocemente possibile ed evidenziare gli squilibri che si creano nella linea di difesa.
L’unica variazione dei gallesi rispetto al loro schema classico è stata quella di mantenere il possesso di palla anche nella zona tra ventidue metri e linea di centro campo invece di ricercare il gioco al piede alto e contestabile da parte delle ali in maglia rossa, forse per evitare di lasciare pericolosi palloni vaganti nelle mani di Huget e Fofana.

 

La Francia dal canto suo è stata la solita Francia, abbastanza organizzata in difesa, molto fisica davanti ma con poche idee in attacco e con una organizzazione offensiva che non va mai oltre la prima fase. Trovare avanzamento contro la difesa gallese formata da 14 uomini su di un’unica linea e con il solo Halfpenny nella profondità è stato molto difficile. Rimane un mistero come la squadra di Philippe Saint André non abbia cercato di isolare l’estremo gallese con un gioco al piede negli angoli scoperti del campo o di metterlo sotto pressione con degli “up and under” contestabili, come avevano fatto con molto successo la settimana precedente O’Driscoll e compagni.
I francesi invece sono caduti nelle fauci dei dragoni, non si sono mai resi pericolosi a causa di iniziative offensive troppo individuali. La miglior difesa contro una squadra che vince le partite sfruttando gli episodi è far si che resti lontana dalla propria linea di meta e non offrirle il fianco con una gestione superficiale dell’ovale o banali imprecisioni difensive.
Tutt’altra sfida rappresenterà la prossima partita di Twickenham per la squadra di Warren Gatland che andrà ad affrontare un’Inghilterra molto quadrata e tatticamente organizzata che ha avuto la meglio anche dell’Irlanda di Joe Schmidt. Solo quel giorno capiremo se il Galles del Grande Slam dello scorso anno è tornato veramente!

 

di Marco Bortolami

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