La formazione ideale del Sei Nazioni 2026 secondo OnRugby
È stato un torneo imprevedibile, deciso all'ultimo secondo e pieno di sorprese: tanti giocatori si sono imposti ad alti livelli, insieme ad alcune grandi conferme. Ecco il nostro XV ideale
La formazione ideale del Sei Nazioni 2026 secondo OnRugby (ph. Sebastiano Pessina)
Terminato il Sei Nazioni 2026, è arrivato il momento di un altro grande classico della Redazione di OnRugby: la nostra formazione ideale. È stato un Sei Nazioni rocambolesco e imprevedibile, deciso da un piazzato di Ramos a tempo scaduto contro l’Inghilterra in un’ultima giornata in cui tre squadre potevano vincere il torneo, e in cui a un certo punto tutti davano l’impressione di poter battere tutti, senza più gerarchie.
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Questo Sei Nazioni ha offerto non solo grandi conferme, ma anche tante sorprese e alcuni nomi ritornati in auge. Dopo una lunga riflessione e una serie di ballottaggi, ecco allora la formazione ideale del Sei Nazioni 2026 secondo OnRugby.
La formazione ideale del Sei Nazioni 2026 secondo OnRugby
15 Thomas Ramos (Francia) – Non è chiaro a quale temperatura sottozero scorra il sangue che ha nelle vene, ma serve tanto ghiaccio (e non solo) per mettere dentro con quella tranquillità un calcio piazzato che vale un intero Sei Nazioni. Ramos ha fatto il solito torneo da protagonista: piede pazzesco, linee di corsa da estremo navigato, grandissima gestione del possesso – anche da apertura, ruolo che sempre più spesso gli capita di occupare – e capacità di tenere la barra dritta anche nei momenti più complicati, e nelle ultime due partite la Francia ne ha vissuti eccome. Chiude con 74 punti segnati in 5 partite: inossidabile.
14 Robert Baloucoune (Irlanda) – È una delle grandi sorprese del Sei Nazioni. Non era tra i titolari, poi dopo la disfatta di Parigi Andy Farrell ha fatto la rivoluzione e lo ha messo in campo contro l’Italia, e da lì non ne è più uscito: ha firmato la meta decisiva contro gli Azzurri, poi è andato a segno anche contro Galles e Scozia. Quasi incredibile pensare che abbia avuto la prima vera occasione a 28 anni, ma l’ha sfruttata alla grande. E per i tanti assenti irlandesi sarà dura riprendersi il posto adesso. Menzione anche per lo scozzese Kyle Steyn, lanciato un po’ a sorpresa al posto di Van der Merwe: ha risposto alla grande, ha fatto ammattire i francesi nella sfida che poteva essere decisiva e ha segnato 3 mete.
13 Tommaso Menoncello (Italia) – Che dire. Semplicemente di un altro pianeta: un giocatore in grado di svoltare la partita da un momento all’altro, che sia con un break o con una carica palla in mano, come quella che ha steso Elliot Daly prima di servire a Marin il pallone della storia contro l’Inghilterra. Il migliore degli Azzurri anche a Cardiff, dove ha girato tutto storto. Chiude con 20 difensori battuti e con la media più alta di metri guadagnati dopo il contatto: 8,6.
12 Stuart McCloskey (Irlanda) – Sulla carta non era il titolare, ma la squalifica di Aki gli ha servito su un piatto d’argento la maglia numero 12, e lui non se l’è più tolta. Non solo ha fatto un lavoro mostruoso in attacco, con 20 difensori battuti e addirittura 6 assist per i compagni, ma è anche l’unico trequarti in testa alla classifica dei turnover insieme a Darge, Beirne e Itoje con 8 palloni recuperati nel breakdown.
11 Louis Bielle-Biarrey (Francia) – Per lui ormai sono finiti gli aggettivi. Trasforma in oro qualsiasi pallone che tocca: ha segnato 9 mete in 5 partite di Sei Nazioni, di cui 4 a un’Inghilterra che non sapeva più come contenerlo. Ha una velocità fuori dal comune, un fiuto innato per la meta e la capacità di tenere tutti col fiato sospeso (soprattutto gli avversari) ogni volta che tocca palla. Un mago.
10 Matthieu Jalibert (Francia) – Se finora è stato quasi un plebiscito, in mediana la scelta è stata più complicata. Alla fine è stato premiato il lavoro fatto da Jalibert, rientrato in gruppo dopo l’infortunio di Ntamack e dopo aver risolto le bizze con coach Galthié: la continuità non è mai stata il suo forte, eppure in questo torneo è riuscito ad essere molto più presente del solito, chiudendo anche con 6 assist e con 14 offload riusciti. Soprattutto, Jalibert ha fatto la differenza nelle due partite più importanti, all’esordio contro l’Irlanda in cui ha fatto girare la testa ai Verdi per 80 minuti e poi contro l’Inghilterra in una partita perfetta per le sue caratteristiche, dove c’era da inventare e attaccare. Menzione anche per Jack Crowley – che nel giro di una settimana ha preso il posto di Prendergast per non lasciarlo più, e che è cresciuto partita dopo partita fino a giocare un grande match contro la Scozia – e per Paolo Garbisi, sempre più un punto fermo dell’Italia.
9 Jamison Gibson Park (Irlanda) – Era partito un po’ contratto, contro la Francia non sembrava nelle condizioni migliori, poi con l’Italia è entrato dalla panchina e ha ribaltato la partita, e da lì in poi ha ripreso il controllo dell’Irlanda. Ingiocabile contro l’Inghilterra, intelligente nel gestire una partita complicata col Galles, fuori categoria contro la Scozia. Menzione anche per Tomos Williams, che ha giocato un grandissimo Sei Nazioni nonostante un Galles molto poco presente in attacco, e per il solito Antoine Dupont, apparso un po’ in calo nel finale di torneo ma sempre e comunque decisivo ogni volta che tocca il pallone.
8 Ben Earl (Inghilterra) – Lui svetta anche quando l’Inghilterra non gira, e infatti a un certo punto davano il pallone soltanto a lui: 94 cariche in 5 partite e 111 metri guadagnati dopo il contatto, praticamente ovunque. Tutto questo lavoro avrebbe meritato miglior fortuna, e pensare che alla vigilia del torneo qualcuno aveva dubbi sul suo impiego da numero 8. Menzione anche per Aaron Wainwright, che ha portato la croce nel momento peggiore del Galles e si è preso la soddisfazione di spaccare la partita contro l’Italia, e per Jack Dempsey, ormai il numero 8 consolidato della Scozia.
7 Manuel Zuliani (Italia) – È stato il Sei Nazioni della consacrazione per Manuel Zuliani, il primo da titolare dopo tanti tornei da impact player. In coppia con capitan Lamaro funziona benissimo, ha placcato qualsiasi cosa gli passasse in torno e ha fatto il solito mostruoso lavoro nel breakdown, nonostante non sia sempre stato premiato dagli arbitri. Un’altra menzione la merita proprio Lamaro, vicinissimo anche lui a prendersi un posto in questa formazione: si è ritrovato, e l’Italia ha ritrovato lui. Bene anche il francese Jegou, al primo Sei Nazioni da titolare.
6 Rory Darge (Scozia) – Devastante: 74 placcaggi con una percentuale di efficacia del 97.4% sono numeri mostruosi. Praticamente, è più facile che il celebre cammello passi per la cruna dell’ago che Rory Darge sbagli un placcaggio. Per non farsi mancare niente ha portato a casa anche 6 turnover ed è stato l’ultimo ad arrendersi anche nella complicata partita di Dublino, dopo aver giocato 4 match di livello assoluto, in particolare con la Francia. Menzione anche per il francese Cros, che non ha deluso le aspettative, e per l’irlandese Jack Conan, con il solito altissimo workrate.
5 Andrea Zambonin (Italia) – È la stagione della definitiva esplosione per il seconda linea azzurro: titolarissimo a Exeter e adesso pure in Nazionale (e la concorrenza è quella di Ruzza, non uno qualunque), si è subito imposto come leader della rimessa laterale azzurra, andandosi a prendere anche palloni sporchi o non facili e lavorando tantissimo in mezzo al campo. E l’impressione è che possa crescere ancora. Menzione anche per l’altro azzurro Niccolò Cannone e per il francese Mickael Guillard, bravissimi ad imporsi fisicamente in un torneo giocato a ritmi altissimi.
4 Tadhg Beirne (Irlanda) – Anche su di lui c’è stato un plebiscito. A 34 anni qualcuno lo aveva dato per finito, e lui ha risposto con un Sei Nazioni pazzesco. Complici anche le assenze, è stato titolare fin da subito, imponendosi in particolare nel breakdown con 8 turnover conquistati. Ha tolto tante volte le castagne dal fuoco a un’Irlanda non brillantissima ma che, come lui, non molla mai. Menzione anche per Charles Ollivon, riportato in seconda linea da Galthié (anche se poi ha chiuso addirittura come numero 8) e tornato ad alti livelli.
3 Simone Ferrari (Italia) – Che fosse forte si è sempre saputo, ma negli ultimi due anni ha avuto un’ulteriore maturazione che lo ha portato ad essere – ad oggi – uno dei piloni più forti d’Europa. Semplicemente devastante nella prime tre partite, e da quando nella quarta si è fatto male la assenza si è sentita. Tutti i piloni che lo hanno incontrato avranno ancora gli incubi.
2 Dan Sheehan (Irlanda) – Come si dice? Bentornato. Anche lui come molti irlandesi non era partito benissimo, ma è cresciuto (così come tutta l’Irlanda) col passare delle partite. Eccezionale in particolare nelle sfide contro Inghilterra e Scozia, in cui ha dimostrato di essere tornato ai livelli di competono e ha ritrovato anche il fiuto per la meta. L’irlandese ha vinto il ballottaggio con Dewi Lake, capitano del Galles e autore di un ottimo torneo.
1 Rhys Carré (Galles) – Una prima parte di Sei Nazioni a tirare la carretta e a far fatica in mischia, risultando sempre tra i migliori nonostante le difficoltà, poi quando il Galles è cresciuto lui si è scatenato: una meta fantascientifica contro l’Irlanda, poi una prestazione dominante contro l’Italia, e prima ancora aveva già marcato contro Francia e Scozia. Dato curioso: è il primo pilone sinistro a segnare 3 mete in un singolo Sei Nazioni.
La formazione ideale del Sei Nazioni 2026: i voti della redazione
Sebastiano Pessina: 15. Ramos, 14. Baloucoune, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Jalibert, 9. Dupont, 8. Earl, 7. Zuliani, 6. Darge, 5. Guillard, 4. Beirne, 3. Ferrari, 2. Lake, 1. Carré
Francesco Palma: 15. Ramos, 14. Baloucoune, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. P. Garbisi, 9. Williams, 8. Earl, 7. Zuliani, 6. Darge, 5. Zambonin, 4. Beirne, 3. Ferrari, 2. Lake, 1. Carré
Michele Cassano: 15. Osborne, 14. Steyn, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Crowley, 9. Williams, 8. Wainwright, 7. Darge, 6. Cros, 5. Zambonin, 4. Beirne, 3. Ferrari, 2. Sheehan, 1. Carré
Valerio Bardi: 15. Ramos, 14. Steyn, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Jalibert, 9. Gibson-Park, 8. Dempsey, 7. Jegou, 6. Conan, 5. Beirne, 4. Ollivon, 3. Ferrari, 2. Lake, 1. O’Toole
Paolo Wilhelm: 15. Ramos, 14. Baloucoune, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Jalibert, 9. Dupont, 8. Earl, 7. Lamaro, 6. Cros, 5. Zambonin, 4. Beirne, 3. Ferrari, 2. Sheehan, 1. Carré
Francesco Giannelli Savastano: 15. Ramos, 14. Baloucoune, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Crowley, 9. Gibson-Park, 8. Earl, 7. Lamaro, 6. Darge, 5. Beirne, 4. N. Cannone, 3. Ferrari, 2. Sheehan, 1. Carré
Matteo Salmoiraghi: 15. Ramos, 14. Baloucoune, 13. Menoncello, 12. McCloskey, 11. Bielle-Biarrey, 10. Jalibert, 9. Gibson-Park, 8. Earl, 7. Zuliani, 6. Darge, 5. Beirne, 4. Ollivon, 3. Ferrari, 2. Sheehan, 1. Carré