Steve Borthwick ha studiato l’Italia: come i cambi inglesi possono mettere in difficoltà gli Azzurri
Il tecnico ha voluto dare uno scossone cambiando 9 titolari su 15, ma come accaduto anche per la Francia si tratta di cambi pensati appositamente per la squadra di Quesada
Steve Borthwick ha studiato l'Italia: come i cambi inglesi possono mettere in difficoltà gli Azzurri
L’allenatore dell’Inghilterra Steve Borthwick ha fatto una rivoluzione: 9 cambi su 15 nella formazione titolare per l’Italia. E il tecnico non ha nascosto la motivazione: “Ci sono degli standard da rispettare, e nelle ultime due partite non sono stati rispettati”. Al di là della volontà di dare una scossa, però, Borthwick ha schierato una formazione pensata anche sui punti di forza e sui punti deboli dell’Italia. Esattamente come aveva fatto Fabien Galthié, che trovandosi di fronte una mischia dominante come quella azzurra decise di sospendere temporaneamente l’esperimento delle cinque terze linee per piazzare due seconde di ruolo (Flament e Meafou) e rispondere con chili e centimetri al pacchetto azzurro.
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La rivoluzione nei trequarti
Borthwick ha rivoluzionato tutto il reparto trequarti: tra infortuni (Mitchell e Lawrence) e scelte tecniche (tutti gli altri) si è salvato solo Tommy Freeman, che scala da ala a secondo centro. Per il resto, la scelta di Elliot Daly appare quasi banale: a Lille e a Dublino l’Italia ha faticato nel gioco aereo (seppur meno rispetto ad altre annate) e di conseguenza Borthwick rispolvera l’estremo perfetto per questa situazione, anche rinunciando a un giocatore che in mezzo al campo poteva essere molto pericoloso come Steward. Pur senza avere la brillantezza dei tempi migliori, Daly ha un piede potente e preciso, perfetto per provare a mettere in difficoltà l’Italia in quello che forse è il suo maggior punto debole.
Non è un caso che all’ala ci sia Cadan Murley, che nel gioco aereo ci sa fare: già nella sfida tra Inghilterra “A” e Irlanda XV stravinta dagli inglesi 52-14 a Thomond Park è stato spesso mandato “in caccia” sulle palle alte, con successo. Peraltro, Murley si troverà di fronte il suo ex compagno Louis Lynagh: insieme hanno vinto la Premiership nel 2021 (la coppia di ali titolare era proprio Murley-Lynagh) e si conoscono molto bene.
La scelta di spostare Tommy Freeman da ala a secondo centro deriva da due aspetti. Il primo è offensivo: Freeman è il miglior giocatore del Sei Nazioni per linebreaks (7), il terzo per metri fatti dopo il contatto (70) e per difensori battuti (13), di conseguenza la volontà di Borthwick è dargli più palloni possibili per mettere subito l’Inghilterra sul piede avanzante. Anche perché l’Italia sa lavorare molto bene nel breakdown, e se non vinci la collisione il rischio che Zuliani e compagnia arrivino a rallentarti l’azione fino a disinnescarla è altissimo.
La seconda motivazione invece è difensiva: col ritorno di Brex, che aggiungerà ulteriore fluidità alla manovra, serve un giocatore particolarmente rapido e in grado di contrastare le imbucate azzurre, soprattutto da parte di Menoncello e Ioane. E in questo senso è orientata anche la scelta di Seb Atkinson, forse il centro più veloce e resistente d’Inghilterra, che vanta il record del mitico “Bronco Test” con 4 minuti e 8 secondi. Atkinson è stato già utilizzato nella serie contro l’Argentina, dove era spesso il primo ricevitore: a volte attaccava in prima persona, altre invece assorbiva su di sé la linea difensiva per poi innescare la seconda linea d’attacco con il 10 e con la corsa in loop del mediano di mischia. Se questo basterà o meno per mettere in difficoltà gli Azzurri dipenderà soprattutto da Brex e Menoncello, e anche dalla prova difensiva di Paolo e Alessandro Garbisi, che potrebbero essere messi nel mirino dai centri inglesi. Attenzione soprattutto agli inserimenti delle ali Murley e Roebuck, che hanno delle ottime linee di corsa senza palla e possono inserirsi a sorpresa sulle giocate di Fin Smith.
La scelta del mediano di mischia
In assenza di Mitchell, Borthwick aveva due scelte a disposizione: Ben Spencer o Jack van Poortvliet, che si sono alternati in panchina nella prima parte del Sei Nazioni. Ha scelto Spencer, meno fantasioso rispetto al collega di ruolo, ma molto più continuo e dotato di un gran piede per i calci dalla base (e torniamo al discorso del gioco aereo). Borthwick vuole una partita con meno errori possibili, tanto ha già più fantasia del solito fra i trequarti, quindi gli serve un 9 solido che non vada in palla sotto la furiosa pressione azzurra che ha già mandato in crisi un bel po’ di mediani.
La rimessa laterale
La touche per l’Italia si è rivelata un problema non da poco: 79,6% di rimesse vinte, la percentuale nettamente più bassa del Sei Nazioni, anche considerando invece il 94% di touche vinte dagli inglesi. Dall’altra parte, l’Italia è anche quella che ha rubato più rimesse in queste prime tre giornate, con uno Zambonin scatenato e con un Lamaro che da 6 sta facendo un grande lavoro anche da saltatore. Non è un caso quindi che Borthwick abbia messo dentro più saltatori possibili: alle due seconde linee Itoje e Coles e al solito Tom Curry si è aggiunto infatti Guy Pepper, scelto al posto di Pollock, che ha caratteristiche completamente diverse. Potenzialmente, l’Inghilterra ha 4 saltatori nella sua formazione titolare.
L’altro aspetto fondamentale sarà il breakdown, forse ciò che più preoccupa Borthwick, considerando che è uno dei punti forti più marcati dell’Italia: Zuliani, Lamaro, Lorenzo Cannone, Nicotera, Fischetti. La lista degli Azzurri in grado di mettere le mani sul pallone, di rallentare il gioco nel punto d’incontro e di conquistare anche dei turnover è lunga, e il tecnico inglese ha risposto di conseguenza, rinunciando a giocatori più fisici come Cunningham-South e Chessum per schierare proprio i più dinamici Pepper e Curry, a cui sarà chiesto un grande lavoro in mezzo al campo.
Francesco Palma