Galles, un anno di imbarcate: perché la difesa gallese non funziona più?
Se si considera anche solo la stagione 2025-26 i dati sono impietosi, con 42 mete e 302 punti subiti in 6 partite tra Quilter Nations Series e Sei Nazioni
Galles, un anno di imbarcate contro le Tier 1: perché la difesa gallese non funziona più?
Se escludiamo le partite contro il Giappone (due vinte a fatica, e una persa) il Galles è da quasi un anno che non riesce ad essere competitivo contro le Tier 1. Anzi, è un anno che non riesce a subire meno di 40 punti dalle Tier 1. L’8 marzo 2025 il Galles perde 35-29 contro la Scozia, in una partita in realtà rimessa in piedi solo dal solito black out degli scozzesi, che avevano già il bonus in tasca. Da lì, solo imbarcate: 68 punti dall’Inghilterra nell’ultima del Sei Nazioni, poi 52 dall’Argentina in autunno, altri 52 dagli All Blacks e addirittura 73 (a 0) contro il Sudafrica.
Anche il Sei Nazioni è iniziato allo stesso modo: 48-7 contro l’Inghilterra, 54-12 contro la Francia. Galles mai in partita, e soprattutto mai in grado di essere difensivamente competitivo. Un disastro, se si considera che dal 1881 al 1987 il Galles non aveva mai subito più di 40 punti in una partita (al netto della marcatura da 4 punti vigente fino a quel momento).
Ma comunque, dal 2010 al 2016 il Galles giocò 78 partite di fila senza prendere più di 40 punti, per poi infilare un’altra serie di 60 partite senza subirne tra gli ultimi anni di Warren Gatland e la gestione Pivac: criticatissima, ma col senno di poi molto rivalutata, e forse il tecnico avrebbe avuto bisogno di più tempo. Dopo la Rugby World Cup 2023, però, è arrivato il crollo definitivo, con i due cucchiai di legno consecutivi al Sei Nazioni e soprattutto 13 volte in cui ha preso più di 40 punti nelle ultime 37 partite: un dato impressionante, considerando che nelle 357 partite disputate dall’introduzione della meta di 5 punti era successo solo 29 volte. Si è passati dall’8% al 35% di media in tre anni.
Se si considera solo la stagione 2025-26, i dati sono altrettanto impietosi, con 42 mete e 302 punti subiti in 6 partite tra Quilter Nations Series e Sei Nazioni, con una sola vittoria, a tempo scaduto contro il Giappone.
Cosa sta succedendo alla difesa del Galles?
Alla base delle difficoltà difensive del Galles c’è soprattutto una costante perdita negli scontri fisici. Il problema non è il numero di placcaggi in sé: per fare un esempio, anche l’Italia concede molto possesso e placca moltissimo, ma perde molto più difficilmente la collisione e ha giocatori in grado di sporcare i possessi avversari nel breakdown, rendendo l’azione avversaria più lenta e prevedibile.
Il Galles invece non riesce a mettere alcuna pressione agli avversari: contro la Francia, in realtà, non si può dire che la squadra di Tandy abbia difeso male all’inizio. Anzi, i gallesi erano sempre attenti, sempre ben posizionati e pronti: il problema è che non vincevano mai la collisione, finendo per essere sballottati da una parte all’altra del campo dalle accelerazioni francesi. Il dato più impressionante è il numero di metri concessi agli avversari: 300. Di conseguenza, la linea è costretta a lavorare continuamente in arretramento, accumulando fatica e perdendo progressivamente struttura.
Da qui nasce una seconda criticità: il volume di lavoro difensivo. Con oltre 180 placcaggi di media a partita e quasi 950 metri concessi, la squadra si trova costantemente sotto pressione. Le crepe emergono inevitabilmente col passare dei minuti, soprattutto nelle fasi prolungate o vicino alla propria linea di meta. Un altro nodo evidente è la gestione delle transizioni e delle situazioni non strutturate. Diverse mete subite nascono da errori su calci (incredibile intercetto subito dopo l’insensato calcio di Baird nel momento migliore del Galles contro la Francia), ripartenze o fasi di riassestamento difensivo. La difesa gallese inoltre tende a difendere molto stretta e vicina al raggruppamento, finendo per aprire delle praterie al largo che vengono sfruttate dopo una serie di cariche in avanzamento.
In questo senso, l’idea del Galles è di evitare il più possibile i linebreakds avversari, raddoppiando i placcaggi e rinunciando a un uomo nel breakdown per compensare le difficoltà a contatto. Ma questa scelta, in assenza di placcaggi avanzanti, alimenta ancora di più il problema: gli avversari hanno a disposizione palloni veloci e il Galles non è in grado di recuperare il possesso. Il problema principale è che al momento Steve Tandy e il suo staff non sono riusciti a trovare un vero e proprio sistema difensivo collaudato: si placca tanto, ma agli avversari basta avanzare palla in mano per poi trovare delle praterie da esplorare in mezzo al campo.
Francesco Palma