Sei Nazioni 2026: la preview di Inghilterra-Galles

Calcio d'inizio alle 17.40 a Twickenham. Padroni di casa favoritissimi, i Dragoni cercano una prova d'orgoglio

Sei Nazioni 2026: la preview di Inghilterra-Galles (Ph. Sebastiano Pessina)

Dopo l’atto di apertura di giovedì sera tra Francia e Irlanda e la sfida dell’Olimpico di Roma fra Italia e Scozia, il Sei Nazioni 2026 vivrà il capitolo finale della sua prima giornata con la sfida di Twickenham: sul prato del tempio londinese infatti si sfideranno dalle ore 17.40 Inghilterra e Galles.

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Sei Nazioni 2026: la preview di Inghilterra-Galles

Sfida che mette di fronte la squadra di Steve Borthwick e quella di Steve Tandy. Sulla carta il pronostico è sbilanciato in favore della Rappresentativa della Rosa che, dal Sei Nazioni dell’anno scorso, ha cambiato passo facendo vedere tutto quello di cui è in grado in termini di talento, varietà e potenza, come “provato” anche dagli All Blacks nella sfida dello scorso novembre.

Dall’altra parte c’è un Galles in cerca di una direzione chiara, all’interno di una situazione complicata che riguarda anche l’extracampo, nella quale lo staff tecnico sta provando a mettere le mani per ridare ai Dragoni un’identità di gioco chiara e riconoscibile che porti a dei successi, anche perché i “Rossi” hanno vinto solo una delle ultime 18 partite, in casa (24-23) contro il Giappone.

Le formazioni
Borthwick sceglie una squadra nella quale il capitano Maro Itoje partirà dalla panchina, dopo aver vissuto in questi giorni la tragica scomparsa della madre. A capitanare il XV ci sarà Jamie George, in prima linea con i piloni Heyes e Genge, quest’ultimo molto esperto e uno dei due vice-capitani. L’altro sarà George Ford, incaricato di guidare la linea dei trequarti assieme al mediano di mischia Alex Mitchell, in un reparto con Steward da estremo e Roebuck (che sostituisce l’infortunato dell’ultim’ora Feyi-Wabos) e soprattutto Arundell sulle ali, mentre Freeman e Dingwall giocheranno da centri.
Fra gli avanti, detto della prima linea, Coles e Chessum in “sala macchine”, con Underhill e Pepper da flanker in terza ai lati di quel Ben Earl che da numero 8 sa essere esplosivo.
A disposizione una panchina di extralusso in configurazione 6+2: Cowan-Dickie, Rodd, Daviso, Itoje appunto, Curry e il giovane ma già decisivo Pollock, oltre a Spencer e quel Marcus Smith che può ricoprire almeno 3 ruoli da utility-back.

Inghilterra: 15 Freddie Steward, 14 Immanuel Feyi-Waboso, 13 Tommy Freeman, 12 Fraser Dingwall, 11 Henry Arundell, 10 George Ford, 9 Alex Mitchell, 8 Ben Earl, 7 Sam Underhill, 6 Guy Pepper, 5 Ollie Chessum, 4 Alex Coles, 3 Joe Heyes, 2 Jamie George (c), 1 Ellis Genge
A disposizione: 16 Luke Cowan-Dickie, 17 Bevan Rodd, 18 Trevor Davison, 19 Maro Itoje, 20 Tom Curry, 21 Henry Pollock, 22 Ben Spencer, 23 Marcus Smith

In casa Galles una similitudine “attesa”: anche qui il tallonatore da capitano, in questo caso è Dewi Lake in prima linea a comporre il terzetto con Nicky Smith e Archie Griffin. C’è grande curiosità per il triangolo allargato: Rees-Zammit da estremo con Mee e Adams sulle ali; in una linea che comprenderà Thomas e James da centri e la coppia Tomos Williams-Dan Edwards prendersi la mediana.
Nel pack, oltre alla prima linea sopra citata, Tandy sceglie Jenkins e Beard per occuparsi delle touche e il trio costituito da Aaron Wainwright da 8 e i flanker Mann e Macleod per la battaglia nel breakdown.
Panchina speculare a quella inglese: 6+2. Belcher, Carre, Francis, Carter, Plumtree e Deaves, oltre a Hardy e Grady.

Galles: 15 Louis Rees-Zammit, 14 Ellis Mee, 13 Eddie James, 12 Ben Thomas, 11 Josh Adams, 10 Dan Edwards, 9 Tomos Williams, 8 Aaron Wainwright, 7 Josh Macleod, 6 Alex Mann, 5 Adam Beard, 4 Dafydd Jenkins, 3 Archie Griffin, 2 Dewi Lake (c), 1 Nicky Smith
A disposizione: 16 Liam Belcher, 17 Rhys Carre, 18 Tomas Francis, 19 Ben Carter, 20 Taine Plumtree, 21 Harri Deaves, 22 Kieran Hardy, 23 Mason Grady

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