Sei Nazioni, Henry Pollock non si nasconde: “Se vogliono prendermi di mira, vengano pure”

Il giovane talento inglese accetta il ruolo da provocatore e difende sia le esultanze che il suo modo di interpretare il gioco

Sei Nazioni, Henry Pollock non si nasconde: “Se vogliono prendermi di mira, vengano pure”

L’Inghilterra inizia il Sei Nazioni sabato 7 febbraio contro il Galles, davanti al pubblico amico di Twickenham. Per la prima volta da molto tempo a questa parte, il XV della Rosa (insieme alla Francia) è la squadra favorita per la vittoria finale.

Merito anche di un gruppo ricco di stelle, tra cui spicca una mischia fortissima e un pool di terze linee di alto livello. Henry Pollock, uno dei giocatori più attesi del torneo, è tra loro.

Anche se il suo contributo nel Sei Nazioni 2026 dovesse limitarsi  al ruolo di impact player, Pollock si prepara al leit motiv che lo insegue da quando ha esordito a livello internazionale: avrà un bersaglio sulla schiena. Nei giorni scorsi il flanker gallese Alex Mann, ha dichiarato che gradirebbe qualsiasi baruffa con Pollock: quelle piccole provocazioni, contatti al limite e schermaglie che servono a far uscire un avversario dalla partita.

La risposta di Pollock è arrivata nel corso di un’intervista al quotidiano inglese The Telegraph, in cui il talentuoso giocatore dei Northampton Saints ha risposto con grande confidenza: “Fate pure”. Se per qualcuno essere visto come un “cattivo” è il prezzo da pagare per coinvolgere un pubblico più giovane, un passaggio cruciale per far crescere il rugby, Pollock è disposto a pagarlo senza problemi.

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Henry Pollock: “Se la gente vuole emularmi, faccia pure. Aumenta la pubblicità”

“Ovviamente l’esultanza è semplicemente parte di quello che sono” ha spiegato. “Non cambierò ovunque vada. Sto solo cercando di essere la persona e il giocatore migliore possibile per me e per la squadra, diventare un bersaglio, direi che non mi interessa più di tanto”. Anzi, Pollock rilancia anche sul piano tattico: “Se vogliono prendermi di mira, immagino che questo crei altre opzioni in giro per il campo. Venite pure a prendermi di mira se volete”.

Per il 21enne inglese, l’attrito con gli avversari non è un problema, anzi è un ingrediente per rendere più piccanti le partite. “Fa solo bene allo sport. È più interessante da guardare. Serve che la gente sia interessata allo sport. Serve quel tipo di rivalità, quel ‘morso’ in più che non hai nei lavori di tutti i giorni”. E aggiunge un’opinione dedicata ai tifosi: “Questo è il motivo per cui vogliono venire a vederci giocare, ed è il motivo per cui sono interessati a noi. È perché facciamo cose molto diverse da quelle che fanno loro.”

Nel corso dell’intervista Pollock ha citato anche il calcio come modello da cui a volte si può prendere ispirazione: “Ricordo di aver guardato il calcio e di aver visto quell’individualismo e quelle esultanze, e poi una grande coesione di squadra attorno. E ricordo di aver pensato che nel rugby non ci fosse mai stato. Quindi io che arrivo e cambio un po’ questa cosa, poi tanti altri ragazzi fanno lo stesso: credo che possa solo fare bene allo sport”.

E se qualcuno vuole copiarlo, per lui il problema non si pone:”Se la gente vuole emularmi, ben venga. Aumenta la pubblicità e, in definitiva, è proprio quello di cui si ha bisogno. Fa sì che più persone si interessino al rugby. Sta crescendo come nel calcio e penso che il nostro sport stia attraversando un momento positivo.”

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