Italia, Danilo Fischetti: “Sono un po’ diverso dai soliti piloni. Mi piace giocare, attaccare e anche calciare”

Il pilone azzurro racconta la crescita ai Saints, l’impatto del caso London Irish e l’obiettivo di trovare continuità nel Sei Nazioni

Italia, Danilo Fischetti: “Sono un po' diverso dai soliti piloni. Mi piace giocare, attaccare e anche calciare"

Danilo Fischetti arriva alla prima partita del Sei Nazioni con addosso il ritmo e la fiducia di una stagione intensa ai Northampton Saints. In Inghilterra il pilone classe 1998 sta esprimendo forse il rugby più completo della sua carriera: tanta vivacità nel gioco, più presenza nel breakdown e anche palloni portati oltre la linea di meta.

Il suo percorso, però, parte da un passaggio che ha lasciato qualche scoria: la fine del London Irish, vissuta da vicino e anche sofferta. Poi il ritorno in Italia come capitano delle Zebre, successivamente la nuova occasione ai Saints, in un ambiente in cui l’asticella è molto alta.

Intervistato da RugbyPass, Danilo Fischetti ha affrontato molti argomenti della sua esperienza nel Regno Unito, con un focus speciale sul Sei Nazioni alle porte.

“Ho ricordi bellissimi del London Irish, ma ovviamente l’ultimo è brutto. Ricordo di essere stato a Roma, con la mia famiglia intorno, quando ho dovuto leggere l’email del mio vecchio club: l London Irish hanno chiuso. Ovviamente era l’anno della Coppa del Mondo, quindi ero preoccupato di trovare un altro club.”

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Italia, Danilo Fischetti: “Non parliamo di numero di vittorie. Ogni partita puntiamo alla vittoria”

Nel racconto di Fischetti, Northampton significa ambizione e cultura della vittoria, ma anche una competizione interna che lo ha spinto a crescere (anche grazie alla convivenza tecnica con Emmanuel Iyogun). “Northampton è diverso. Quando arrivi, l’aspettativa è di vincere. Noi giochiamo per vincere il campionato. Giochiamo per vincere la Champions Cup.”

La sua identità resta quella del pilone moderno, che vuole incidere in ogni area anche oltre la mischia: “Sono un po’ diverso dai soliti piloni”, dice. “Mi piace giocare. Mi piace attaccare. Mi piace anche calciare, ma probabilmente agli allenatori non piace! In passato, forse il compito era solo quello di fare mischie e maul. Ora è completamente diverso, devi fare bene la mischia, devi avere buone mani, devi passare bene la palla.”

In chiave Italia, il discorso ruota intorno alla consistenza della squadra: “Non parliamo di numero di vittorie. Ogni partita puntiamo alla vittoria ovviamente, ma l’attenzione è rivolta alla prestazione. Se giochiamo bene, il risultato arriva. La chiave è essere in grado negli ultimi 20 minuti di portare la partita dalla nostra parte”.

E anche con assenze pesanti, Fischetti vede un gruppo più profondo e competitivo: “Ovviamente ci mancheranno Capuozzo e Allan, perché sono giocatori importanti, ma gli allenatori possono lavorare con gli altri per coprire quella zona del campo. Questa è la differenza più grande dell’Italia attuale: più giocatori che mai stanno giocando ad alto livello e si stanno impegnando per far parte della squadra. Penso che questo gruppo abbia un grande potenziale. Il nostro obiettivo principale è arrivare ai Mondiali in una posizione tale da poter accedere al livello successivo: la fase a eliminazione diretta.”

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