L’ex arbitro Doyle: “Troppi abusi verbali verso gli arbitri, ma loro devono smetterla di essere ‘amici’ dei giocatori”

Dopo la squalifica di Aki per aver insultato il direttore di gara, l'ex capo degli arbitri irlandese ha lanciato l'allarme: "Questi episodi mostrano il lato peggiore del professionismo, e si riverseranno nel rugby amatoriale e scolastico"

L'ex arbitro Doyle: "Troppi abusi verbali verso gli arbitri, ma loro devono smetterla di essere 'amici' dei giocatori" (ph. Sebastiano Pessina)

Dopo la squalifica di Bundee Aki per aver insultato l’arbitro Eoghan Cross dopo la sconfitta di Connacht contro Leinster, in Irlanda si è riaccesa la discussione sul rapporto tra giocatori e arbitri e sull’aumento di attacchi e pressioni nei confronti dei direttori di gara. In questo senso l’ex arbitro irlandese Owen Doyle è stato molto chiaro, parlando di una “cultura dell’abuso verbale nei confronti degli arbitri”, ma ha anche ammonito i direttori di gara stessi: “Basta con questo rapporto di ‘falsa amicizia’ con i giocatori e basta chiamarli per nome”.

Secondo Doyle “È ormai arrivato il momento di pretendere che l’arbitro comunichi solo con il capitano, a meno che, naturalmente, l’ufficiale stesso non desideri parlare con un altro giocatore” ha scritto nella sua rubrica sull’Irish Times.

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Per Doyle, inoltre, gli arbitri stessi dovrebbero cambiare il modo di rapportarsi con i giocatori: “Bisogna abbandonare l’assurda abitudine di instaurare una ‘falsa amicizia’ nel chiamare i giocatori per nome. Il capitano va chiamato “capitano” e gli altri giocatori dovrebbero essere chiamati con il loro numero di maglia. L’uso dei nomi di battesimo indebolisce il confine di autorità tra arbitro e giocatore, che è un elemento essenziale”.

Detto questo, però, per Doyle la responsabilità principale non è degli arbitri: “È il punto più importante. Il modo di porre fine a questo comportamento inaccettabile non può e non deve basarsi esclusivamente sugli arbitri e sugli interventi disciplinari post-partita. Allenatori, capitani e gli stessi giocatori hanno un ruolo chiave nel cambiare quella che è una cultura crescente e inaccettabile di abusi verbali verso gli ufficiali di gara”.

In Irlanda il tema è molto sentito: nel dicembre del 2024 Mack Hansen fu squalificato per aver insultato l’arbitro Chris Busby, che decise di ritirarsi lamentando una “mancanza di supporto” da parte della Federazione. Il comportamento di Aki verso un arbitro giovane come Eoghan Cross ha riportato all’episodio dell’anno scorso, e Doyle ha lanciato un altro avvertimento: “Tutti i protagonisti del rugby di alto livello devono capire l’importanza del loro ruolo. Se non lo faranno tutto questo si riverserà nel rugby amatoriale e scolastico: bisogna dare il giusto esempio. Questi episodi mostrano il lato peggiore del professionismo”.

“World Rugby, le singole federazioni, le province e i club sono tutti chiamati ad affrontare questa questione. Sta accadendo proprio davanti ai nostri occhi, e con una costanza davvero preoccupante” ha concluso Doyle.

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