Francia, verso il Sei Nazioni 2026: Jalibert si o Jalibert no?

Addetti ai lavori e opinione pubblica divisi sull'impiego del mediano d'apertura. Qualcuno attacca anche Dupont

Francia, verso il Sei Nazioni 2026: Jalibert si o Jalibert no?  - ph. Sebastiano Pessina

L’inizio del Sei Nazioni 2026 è sempre più vicino. Manca poco più di un mese al via di una nuova edizione del torneo più antico e prestigioso dell’Emisfero Nord, che vedrà gli equilibri internazionali ridisegnarsi nello scenario che comprende Italia, Irlanda, Inghilterra, Galles, Scozia e Francia. E proprio i transalpini, da campioni in carica, sembrano essere in questo momento quelli con tanti dubbi da sciogliere.

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Francia, verso il Sei Nazioni 2026: Jalibert si o Jalibert no?

Qualche infortunio fra gli avanti, ma soprattutto gli equilibri e le gerarchie da stabilire in cabina di regia. Il rientro di Antoine Dupont porta con sé un quesito: quale sarà il miglior mediano di apertura da abbinare al leader massimo dei Bleus?

Romain Ntamack ha una forte affinità con il capitano dei francesi, ma in questo momento fatica a esprimere uno stato di forma idoneo agli incontri internazionali. In tanti pensano a Matthieu Jalibert che però, essendo un profilo più “creativo e irregolare nel suo rendimento”, potrebbe integrarsi peggio con Dupont.

A esporre il problema è stato in un’intervista al Sud-Ouest, l’ex mediano di mischia Dimitri Yachvili che ha detto: “Seguendo le parole utilizzate da Fabien Galthiè in questi anni, ovvero che a giocare sono sempre quelli più in forma nei vari ruoli del campo, non c’è dubbio che al momento Jalibert sia l’apertura candidata a vestire la maglia da titolare al Sei Nazioni 2026. Ntamack in questo momento è un po’ indietro, spero per lui che possa ristabilirsi a pieno”.

Poi Yachvili entrando nello specifico e facendo leva sulla sua enorme esperienza ha detto: “La forma di Dupont? Andrà valutata, anche per capire come comporre la coppia di regia. Quando lui e Ntamack hanno giocato insieme è sempre stato un po’ come andare sulle montagne russe: saliva uno, scendeva l’altro, ma alla fine hanno trovato il modo per compensarsi guardandosi l’uno con l’altro”.

“Jalibert deve imparare a fare questo: merita la maglia della nazionale, ma quando arrivi in un gruppo devi imparare anche ad adattarti a certe dinamiche se vuoi starci dentro (si riferisce al fatto che spesso con Dupont i mediani d’apertura abbiano meno pallone in mano e potere decisionale sulle azioni da imbastire, ndr). Come giocatore ha un ventaglio di soluzioni incredibili, deve capire però che l’aspetto psicologico è molto importante, anche per sé stesso: le partite di Top 14 e Champions Cup hanno un peso, quelle per la nazionale sui palcoscenici più importanti ne hanno un altro”.

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