Test Match: Sudafrica sperimentale, c’è speranza per il Galles

Come escono le due nazionali dalla serie che le ha viste contro

Sudafrica 45 Springboks convocati per sfidare i Lions

Sudafrica e Galles: come escono dai test estivi – ph. Sebastiano Pessina

Il Galles non aveva mai vinto in Sudafrica nella sua storia. Ci è riuscito per la prima volta nel luglio del 2022, pochi mesi dopo essere stato battuto a Cardiff dall’Italia reduce da 7 anni di sconfitte nel Sei Nazioni.

Dopo la gara persa a primavera, la squadra di Wayne Pivac era già data per spacciata: un 3-0 per i campioni del mondo sembrava il risultato più scontato per la serie.

Invece è stata una serie pazzerella: il primo test gettato via dal Galles all’ultimo pallone dopo averlo sostanzialmente vinto in inferiorità numerica, il secondo con gli Springboks che non riescono a chiudere un match dominato e subiscono 10 punti negli ultimi 14 minuti.

Nel terzo test i rapporti di forza si sono stabilizzati: il Sudafrica ha fatto sentire tutti i propri muscoli e ha messo 16 punti di distanza fra le due squadre. Tuttavia, il Galles è, rispetto alle aspettative della vigilia, la squadra che esce meglio da questa serie. I Dragoni sono ancora vivi.

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Sudafrica, un luglio interlocutorio

La vittoria della serie è arrivata, 2-1. E sono arrivati anche alcuni verdetti dalle prestazioni sul campo: Jaden Hendrikse, 22 anni e due ottime stagioni dietro le spalle, è pronto per contendere la maglia numero 9 da titolare a Faf de Klerk, specialmente se quest’ultimo dovesse continuare ad essere la scialba versione di sé che abbiamo visto compromettere il primo test della serie; Pieter-Steph du Toit e Handré Pollard stanno gradualmente riprendendo la forma migliore dopo essere stati sostanziali desaparecidos dalla Rugby World Cup 2019 ad oggi; Damian Willemse ha forse compiuto il pieno salto di maturità per essere un giocatore internazionale su pianta stabile, anche se la squadra ha ancora bisogno dell’apporto di Willie le Roux.

Jacques Nienaber ha utilizzato la finestra estiva per avere soprattutto questo tipo di risposte: 8 esordienti, oltre 40 giocatori utilizzati. Adesso l’obiettivo si sposta sul Rugby Championship, che il Sudafrica gioca da favorito.

Proprio la difficoltà di concretizzare il gigantesco potenziale della Rainbow Nation, sempre più movimento-corazzata del rugby mondiale, è la questione numero uno. Il Sudafrica ha vinto la serie con il Galles ma ha dimostrato più di un limite nel portare a casa gare dove è sempre sembrato la squadra più forte in campo.

In questo momento sembra mancare una via per segnare mete diversa dal bussare insistentemente alla porta degli avversari, finché quella porta non va giù. In particolare, è stato un luglio piuttosto silente da parte della linea arretrata, dove Lukhanyo Am, Makazole Mapimpi e Cheslin Kolbe (e i loro alter ego di gara-2) hanno toccato pochissimi palloni.

Questo si deve, in parte, anche ad una regia un po’ opaca da parte delle coppie mediane che si sono alternate nelle prime due gare. Disastrosi de Klerk e Jantjies in gara-1, appannato Pollard in gara-2. In gara-3 è andata poco meglio.

Qui sono attesi i miglioramenti di una squadra che tutti, soprattutto in patria, si aspettano possa riprendersi il primo posto nel ranking e portare a casa il secondo Rugby Championship della storia dopo quello del 2019.

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Galles, c’è speranza per i Dragoni

La serie contro il Sudafrica è stata l’ideale per esaltare la squadra di Wayne Pivac. Una squadra esperta, fisica e determinata, che rende al meglio quando è con le spalle al muro, quando in campo c’è da mettersi l’elmetto, scavare la trincea e non mollare fino al fischio finale.

Lo stesso motivo per cui noi, dai nostri divani e dalle nostre poltrone, ci esaltiamo e ci innamoriamo di questa squadra da più di un decennio, nonostante tutto.

L’estate in Sudafrica ha detto a Wayne Pivac che può ancora fidarsi dei suoi veterani: Dan Biggar è un capitano esemplare, Taulupe Faletau è un giocatore che non smette di essere pazzesco, Liam Williams ha il peso specifico e la consistenza del piombo.

Ma c’è anche qualche novità. Il miglior gallese della serie è stato senza dubbio Tommy Reffell, 23 anni e campione d’Inghilterra con Leicester. Con le tre prestazioni sensazionali contro gli Springboks, di cui è stato un incubo a ogni breakdown, si è assicurato il primato per la maglia numero 7 nel prossimo futuro.

Al suo fianco anche Gareth Thomas, pilone classe 1993 che ha vinto il quinto, sesto e settimo cap in Sudafrica, dimostrando un workrate eccezionale nel gioco aperto.

Wayne Pivac ha sostanzialmente tagliato corto con gli esperimenti. Al netto di qualche infortunato da recuperare (vedi alla voce Justin Tipuric), la rosa per la Rugby World Cup assomiglierà molto a quella di questa estate. Adesso un anno di tempo per lavorare ed affinare, in modo da avere un prodotto finito che ancora una volta sia migliore della somma delle parti che lo compongono.

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A dover migliorare, ancora una volta, è il lato offensivo del gioco del Galles. Sebbene abbia dimostrato un’ottima capacità realizzativa rispetto alle opportunità avute nella zona rossa avversaria, la nazionale in rosso fatica spesso nella manovra fra i propri 22 e quelli avversari, perché non ha ball carriers di qualità sufficiente a vincere con continuità la linea del vantaggio e in Biggar un numero 10 che storicamente ama giocare profondo. Una soluzione nel breve potrebbe essere simile a quella dell’Italia, spostare metodicamente il pallone verso l’esterno per trovare avanzamento al largo, anche grazie alla stazza dei vari North, Adams, Cuthberth e alla rapidità di Louis Rees-Zammit.

Nel breve periodo, il Galles è destinato a rimanere questo: una squadra che non può mai essere tagliata fuori dalla vittoria nel singolo incontro, ma che paga una spanna di lontananza rispetto alle migliori squadre del mondo. Alla prossima Rugby World Cup sarà un avversario ostico per tutti, ma dopo il 2023 rischia di scivolare ancora un po’ più lontano dal vertice mondiale.

Lorenzo Calamai

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