Super Rugby: e se fosse il momento di una franchigia isolana?

Una domanda la cui risposta potrebbe essere più vicina di quanto si pensi

ph. Sebastiano Pessina

In campo il campionato va avanti con la sua regular season, ma fuori dal terreno di gioco è un momento di subbuglio – forse come non mai nella sua storia recente – per il Super Rugby.
Le squadre sudafricane che continuano il loro rapporto con il Pro14, un’idea lontana di espansione negli Stati Uniti ed ora un nuovo rumors che bussa alla porta: quello dell’allargamento dei team partecipanti al torneo, con la creazione di una franchigia isolana.

Fiji, Tonga e Samoa: il livello di inserimento sarebbe già elevato
L’ipotesi stuzzica il board SANZAAR che, rivela qualche insider sulle pagine dei media dell’Emisfero Sud, discuterà della cosa nelle prossime settimane. Il vantaggio chiaro sarebbe quello di arrivare a portare all’interno del Super Rugby una squadra con individualità acclarate e che, probabilmente, avrebbe meno problemi nell’arrivare a vincere delle partite rispetto ad una compagine statunitense o addirittura ai Sunwolves stessi. Il livello del torneo quindi non ne verrebbe meno, con una formazione tutt’altro che “materasso”.

Problem solving: si ridurrebbero i trasferimenti verso l’Europa
E’ chiaro che una franchigia, in rappresentanza di tre nazioni fra l’altro, non potrà avere sotto di se un centinaio di tesserati, ma è altrettanto vero che una squadra isolana con queste ambizioni e questa visibilità non è mai stata pensata prima d’ora. Ciò porterebbe in tanti a non lasciare la propria terra natale per arrivare nell’Emisfero Nord. Di conseguenza si avrebbero delle nazionali europee con meno isolani equiparati nelle proprie fila e invece le rappresentative di Fiji, Tonga e Samoa con un serbatoio più ampio di scelte.

Attenzione alla gestione: vanno messe d’accordo tante personalità diverse. E ci sono pure gli All Blacks
Se i “pro” non mancano a questa potenziale iniziativa, da valutare però ci saranno anche i “contro”. Uno dei punti da attenzionare infatti sarà quello della gestione operativa. Far collimare la visione di tre federazioni limitrofe, ma comunque diverse, non sembra infatti la cosa più facile del mondo; in più all’orizzonte si stagliano la federazione neozelandese e gli All Blacks: dalla terra dei TuttiNeri infatti hanno già mostrato interesse per l’operazione isolana, ma vorrebbero – finanziando in parte il progetto – inserirsi nel sistema di controllo.  Una mossa questa che lascia in molti con delle perplessità: si sta cercando di limitare la migrazione europea e poi si lascia campo libero ai campioni del mondo, che già di loro hanno una quantità infinita di soluzioni? Una domanda a cui per ora non è ancora arriva risposta.

 

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