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Sei Nazioni, Giorgio Bronzini ammette: “Le altre viaggiano su un altro binario”

Il mediano di mischia fotografa le prime due partite del torneo
italia nazionale bronzini sei nazioni

ph. Sebastiano Pessina

Dopo 160′ di gioco e qualche scampolo di partita sia contro il Galles sia contro l’Irlanda, Giorgio Bronzini parla del Sei Nazioni 2017 focalizzandosi sia sul personale sia sull’insieme di tutta la squadra azzurra: “I Test Match servivano per sperimentare – esordisce il n.9 alla Gazzetta di Mantova – nel Sei Nazioni il ct vuole essere più sicuro schierando Gori che è più esperto di me. Sono contento di essere già stato confermato in azzurro, anche se mi piacerebbe giocare di più; ma è il Sei Nazioni…”. 

 

Il discorso poi si sposta sulle troppe e pesanti sconfitte subite, sia in chiave nazionale sia in chiave Benetton, con cui peraltro lo stesso Bronzini ha appena rinnovato il suo contratto: “Le altre viaggiano su un altro binario. Noi lavoriamo duro, sempre. Teniamo nel primo tempo ma poi c’è un crollo, forse mentale, mentre gli altri non mollano e sono cinici. Con O’Shea abbiamo iniziato un percorso che, lo ripete lui stesso, ci porterà i frutti tra uno, due, tre anni o forse anche più in la”.


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23 risposte a “Sei Nazioni, Giorgio Bronzini ammette: “Le altre viaggiano su un altro binario””

  1. fabrio13H scrive:

    E’ bene che qualcuno ricordi con una certa frequenza che ci vorranno anni per vedere qualcosa che assomigli a ciò che tutti noi desidereremmo vedere subito. Sui motivi dei cali durante le partite, invece, non penso che il motivo principale sia mentale o di preparazione atletica. In questo senso, secondo me, ci dice cose molto interessanti l’articolo uscito su questo blog un paio di giorni fa che analizza in profondità aspetti tattici della partita con l’Irlanda, dal quale risulta che, fin dalle prime azioni dell’incontro, i nostri sbagliano alcuni posizionamenti creando così buchi dove gli irlandesi quasi sempre si inseriscono e avanzano. A quel punto alcuni giocatori, sia la seconda linea di difesa o qualcuno in recupero, devono, quando riescono, metterci una toppa. Ovvio che se ciò avviene, tanto per dire, nei primi 40 minuti, 12 volte a noi e un paio di volte agli irlandesi i nostri avranno consumato molte più energie degli altri.

  2. davp scrive:

    Io non so se oScena sappia quello che dice…se sa che per vedere dei risultati ‘anche più in la’ si deve dare valore alla base, scuole, parrocchie campionati minori e a seguire quelle robe li chiamate accademie ed eccellenza.
    dare valore alla base è essenziale per avere una cultura dello sport da cui si possono creare i risultati. che si abbia speranza sul lavoro intrapreso è giusto ma la cima della montagna che hanno creato le altre proprio non si vede.

  3. M. scrive:

    A me piacerebbe che tutte queste, legittime e giuste, “spiegazioni” delle nostre prestazioni non diventassero alibi mentali. Mauro Bergamasco nella skypata ha ben detto: anche la questione “nei club perdiamo sempre” se diventa un alibi mentale è cosa che fa solo male.

    Dal mio punto di vista l’unica dichiarazione possibile dovrebbe esser: entreremo in campo per dare il massimo, ci batteremo fino all’ultimo minuto.

    Anche perché, sono anni che si parla di progetti quadriennali, che “entro 4 anni vinciamo il 6 naziuoni” e via dicendo. Tutti diamo credito agli uomini in campo e fuori dal campo ma, hai voglia ad aspettare sempre… Ok, state lavorando e i frutti si vedranno tra 3 anni, ma settimana prossima a Twickenam, anche perdendo, io voglio vedere gente che si batte alla morte. E il pubblico deve essere pronto a sostenere e sarà felice di farlo, anche nella sconfitta, se saremo onorevoli. Io a Twickanam lo farò.

    • Katmandu scrive:

      Quindi secondo te gli atleti che scendono in campo non si impegnano? Mi pare un’affermazione un po troppo forte da condividere.
      Il rugby come penso saprai influisce all’ottanta percento di una prestazione, io ho la sensazione che loro si Impegnano ma mancano meccanismi che nelle altre nazionali ci sono.

      • zappinbo scrive:

        Kat, M. non voleva dire questo. Quoto in pieno quello che scrive

      • M. scrive:

        No, io sono convinto che contro l’Irlanda abbiano dato tutto il possibile. Solo non vorrei che la spiega “stiamo lavorando per il futuro” o “non vinciamo mai col club” o equipollente diventasse un involontario alibi mentale per giustificarsi e alla fine per entrare in campo con l’aria di chi è là per perdere.
        Noi siamo là per combattere al meglio delle nostre possibilità: che questo dia frutto ora o tra 10 anni non ci importa e non ci deve importare. Che nel club perdiamo non deve avere connessione con quello che dovrò fare incampo. Sto parlando di possibili spiegazioni che si rivelano poi, non volontariamente s’intende, “tare mentali”, “alibi” (come la parola è intesa da M. Bergamasco), “frustrazione preventiva”, chiamiamola come vogliamo.

    • Sergio Martin scrive:

      Bisognerebbe placcare, placcare, placcare…rispettare le consegne di Venter sulla linea difensiva…salire a missile dopo i calci nel box…attaccare di più come in quei due sprazzi che si sono visti contro l’Irlanda, e già te la giocheresti. Si tratta di dettagli, ma si dettagli pesanti… Buon viaggio, M.

    • Hullalla scrive:

      Piu’ che altro hanno senso i piani pluriennali se ci sono dei traguardi intermedi da ottenere in modo da poter controllare puntualmente che il piano sta procedendo come previsto.
      Chi ti dice che il suo obbiettivo e’ a lungo termine, ma non ha nessun obbiettivo intermedio e tu nel frattempo puoi solo aspettare e sperare… beh…

  4. Danthegun scrive:

    Bronzini è molto sincero e nell’esserlo non sminuisce il lavoro che la nazionale sta facendo. In questo 6 nazioni, più che in altri, le altre squadre viaggiano su altri binari (per fare una citazione). L’Italia deve però stare lì, concentrarsi sul lavoro che c’è da fare per avvicinarsi a quei binari. Molte cose vanno sistemate ma può essere che ci si arrivi (con molta pazienza).

    Sono però contento che la dichiarazione non sia la solita paraculata ma una chiara e lucida ammissione di inferiorità che non ci rende immediatamente inutili ma solo più consapevoli.

  5. ezy66 scrive:

    4 o 5 anni fa eravamo poco distanti dalla Scozia (le altre erano superiori).In questo periodo loro sono cresciuti molto noi no. Perché? Programmazione pluriennale e seria, tanto lavoro sui giovani, stessi dettami tattici (dalle franchigie alle nazionali minori e maggiori). Mi pare che adesso le cose siano un po’ cambiate non solo con Oscia (d’ Irlanda) ma anche con l’arrivo di Aboud e Cats,Certo il lavoro e’ enorme ma dobbiamo avere fiducia.

  6. And scrive:

    La dichiarazione migliore mai uscita dal ritiro azzurro. Onestamente devono smettere di prenderci in giro con frasi di circostanza. Vai Bronzini.

  7. mic.vit scrive:

    bentornata umiltà…onestamente ad inizio torneo ho letto dichiarazioni farneticanti…ora bisogna ritrovare serenità per costruire e cercare di chiudere il gap con le altre, non sarà certo semplice e i risultati altalenanti continueranno ad ingannarci…però se la mettiamo una vittoria anche i in questo 6n sarebbe una gran cosa..

  8. TommyHowlett scrive:

    Finalmente qualcuno che dice quello che è palese ormai da troppo tempo. In ritardo di una quindicina d’anni, ma meglio tardi che mai. Ci fosse stata questa umiltà già agli albori del 6N da parte dei capoccia di allora, adesso la nostra unica preoccupazione sarebbe quella di andare a vincere a Twickenham…

  9. nuelma scrive:

    Purtroppo ci sono troppi limiti individuali nei nostri giocatori a questo livello…non è ammissibile ad esempio, che il nostro Flanker dx si dimentichi da mischia di lasciare libero Zebo di avere 10 M liberi per dare in la l’ azione che porta l’alba ala dell Irlanda in metà ( Earls). Limiti che fanno parte del limitato bagaglio tecnico che abbiamo rispetto agli altri.

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