Vittoria Ostuni Minuzzi ha scritto un pezzo di storia del rugby italiano
Tre traguardi in una sola partita: contro il Giappone, in appena 80 minuti, sono arrivati tutti insieme i frutti di un percorso costruito con talento, lavoro e pazienza
Vittoria Ostuni Minuzzi ha scritto un pezzo di storia del rugby italiano: tre traguardi in una sola partita (ph. Sebastiano Pessina)
“Essere artisti non vuol dire contare, vuol dire crescere come l’albero che non sollecita la sua linfa, che resiste fiducioso ai grandi venti della primavera, senza temere che l’estate possa non venire. L’estate viene. Ma non viene che per quelli che sanno attendere, tanto tranquilli e aperti che se avessero l’eternità davanti a loro. Lo imparo tutti i giorni a prezzo di sofferenze che benedico: la pazienza è tutto” scriveva Rainer Maria Rilke in Lettere a un giovane poeta, caposaldo della letteratura epistolare del ‘900.
Vittoria Ostuni Minuzzi ha scritto un pezzo di storia del rugby italiano: nella stessa partita ha fatto il suo esordio da capitana, ha raggiunto quota 50 caps ed è diventata, con la 21esima meta segnata, la miglior marcatrice di tutti i tempi della storia della Nazionale femminile. Difficile trovare un precedente simile nella storia del rugby, con tre traguardi del genere raggiunti nella stessa partita: quello che doveva essere un “semplice” test match contro il Giappone, il primo delle WXV Global Series, è diventato una giornata che sarà ricordata per sempre.
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E questi tre traguardi Ostuni Minuzzi, classe 2001 di Camposampiero, li ha raggiunti lavorando tanto, in silenzio, facendo parlare soltanto il campo, senza proclami, senza mai essere al centro dell’attenzione. Eppure c’è sempre stata: agli esordi, quando in quel diamante grezzo si intravedeva già tanta qualità; al Mondiale del 2022, quando si è ritrovata da un giorno all’altro a raccogliere la pesantissima eredità di Manuela Furlan (proprio la detentrice del record di marcature), infortunatasi nell’ultimo test prima di andare in Nuova Zelanda; e poi nei successivi 4 anni, quando è diventata titolare inamovibile.
Sempre presente lì dietro, pronta a spuntare all’improvviso quando l’avversaria non se lo aspetta, pronta a ripartire palla in mano con quelle lunghe leve che le permettono di partire in progressione: il suo non è uno scatto secco, ma un allungo che illude l’avversaria di poterla prendere, e invece non la prende mai, perché quando pensi di poterci arrivare Vittoria Ostuni Minuzzi è già 5 metri più avanti. Forse nemmeno lei, inizialmente, si è resa conto di quanto fosse forte: lo ha capito col tempo, e più ha preso consapevolezza di ciò che era – e poteva ulteriormente essere – più è diventata fondamentale per questa Nazionale.
Quella di Ostuni Minuzzi, però, è anche una storia di lavoro, sacrificio e pazienza. Le qualità le ha sempre avute, ma negli anni ha avuto la capacità, la bravura e l’intelligenza di lavorare sui suoi punti deboli, di diventare una giocatrice sempre più completa, migliorando soprattutto quei difetti difensivi che a inizio carriera sembravano poterle limitare la crescita. E allo stesso tempo ha imparato ad usare i suoi punti di forza, ha saputo smuoversi da quel binario fisso che avevano portato le sue accelerazioni ad arenarsi, a un certo punto. Ha saputo lavorare e soprattutto ha avuto pazienza.
Campo ma anche libri: contemporaneamente si è anche laureata in fisioterapia, tutto questo mentre giocava praticamente tutte le partite da titolare con l’Italia e vinceva scudetti a raffica col Valsugana, fino a conquistarsi anche una chiamata in Francia, alle Grenoble Amazones. Ecco, un altro traguardo arrivato negli ultimi mesi. E chiaramente anche questo non per caso. E se è vero che i capitani devono essere prima dei tutto dei leader by exemple, più esempio di così non si può.
E qui torniamo a quello che scriveva Rilke: Ostuni Minuzzi ha lavorato in silenzio, si è conquistata un posto con il lavoro e con la qualità, e alla fine quasi di colpo – ma di certo non per caso – ha raccolto tutti i frutti del suo lavoro. È diventata capitana, ha raggiunto le 50 presenze in Nazionale ed è diventata la miglior marcatrice della storia dell’Italia, tutto in un solo giorno, tutto in soli 80 minuti. E una cosa del genere non succede a caso: succede perché dietro ci sono anni di lavoro, quelli che magari vedono in pochi. Poi però alla fine le cose vengono fuori, di prepotenza.
Francesco Palma