All Blacks: dove devono migliorare per raggiungere gli Springboks, secondo la stampa neozelandese

L’analisi di Stuff dopo il 3-1 degli Springboks: possesso, disciplina, gioco aereo e mischia restano i nodi per Dave Rennie

Rugby’s Greatest Rivalry: la formazione degli All Blacks per il secondo test contro gli Springboks

All Blacks, dove devono migliorare secondo la stampa neozelandese

Una vittoria e tre sconfitte. È questo il bilancio degli All Blacks nella serie contro il Sudafrica, conclusa con il netto 43-28 di Baltimora che ha consegnato agli Springboks il successo per 3-1. Secondo l’analisi pubblicata da Stuff, la Nuova Zelanda ha mostrato segnali incoraggianti sotto la nuova gestione di Dave Rennie, ma a un anno dalla Rugby World Cup 2027 rimangono ancora molte domande aperte.

Il dato che preoccupa maggiormente, però, è la progressione mostrata dal Sudafrica nell’arco delle quattro partite. Gli Springboks sono passati dalla meta segnata a Ellis Park alle tre di Cape Town, poi alle quattro di Soweto e infine alle sei di Baltimora. Nell’ultimo test la potenza del pacchetto sudafricano è stata accompagnata da un gioco offensivo sempre più efficace, con sei line break arrivati dalla prima fase e nove offload.

Gli Springboks hanno aggiunto nuove armi al loro gioco

Dopo la partita Rassie Erasmus ha comunque ridimensionato il divario tra le due squadre: “Apprezziamo il fatto di aver vinto, ma non pensiamo assolutamente che il margine tra le due squadre sia così grande”. Secondo Stuff, alcuni momenti della serie hanno effettivamente confermato le parole del tecnico sudafricano, ma l’ultimo test ha mostrato che gli Springboks avevano ancora una marcia in più.

L’attacco rappresenta uno degli elementi sui quali la Nuova Zelanda può costruire, ma la capacità di arrivare in posizione utile per segnare è progressivamente diminuita nel corso della serie. Gli All Blacks sono entrati nove volte nei 22 metri avversari nelle prime due partite, mentre sono scesi a sette nelle ultime due. A Baltimora, al contrario, il Sudafrica è riuscito a entrarci 13 volte.

Una volta arrivata nella zona di attacco, però, la Nuova Zelanda ha dimostrato una buona efficienza, trasformando in meta il 57% delle proprie incursioni nei 22 metri sia nel terzo sia nel quarto test. Il problema, quindi, non è stato soltanto cosa fare una volta arrivati vicino alla linea di meta, ma trovare il modo di arrivarci più spesso.

Il gioco aereo resta un problema per la Nuova Zelanda

Un altro elemento sul quale Dave Rennie dovrà lavorare è la ricezione dei calci. Lo stesso tecnico neozelandese ha ammesso dopo il test di Baltimora che gli All Blacks erano stati nuovamente “sotto molta pressione” nel gioco aereo, un problema che ha accompagnato la squadra durante tutta la serie.

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I numeri confermano la difficoltà: il Sudafrica ha recuperato 22 dei propri calci durante le quattro partite, mentre la Nuova Zelanda si è fermata a 14. Gli All Blacks devono quindi migliorare il posizionamento, la competizione sul pallone e soprattutto la capacità di assicurarsi il possesso dopo il duello aereo.

All Blacks: quattro tight five diversi e nessuna combinazione definitiva

La situazione della prima linea e della seconda linea non ha aiutato Rennie a trovare una soluzione stabile. Il tecnico ha schierato una combinazione diversa dei primi cinque uomini di mischia in ognuno dei quattro test, una scelta che gli ha permesso di raccogliere informazioni sui singoli giocatori ma che, tra infortuni e decisioni di selezione, non ha mai consentito a un quintetto titolare di disputare insieme una seconda partita.

Il risultato è che la Nuova Zelanda termina la serie con più informazioni, ma senza una risposta definitiva sulla combinazione migliore per sistemare soprattutto i problemi in mischia. Gli All Blacks hanno concesso cinque penalità in mischia a Ellis Park, una a Cape Town e due a Baltimora. Nessuna delle combinazioni utilizzate ha però fornito una risposta altrettanto convincente contemporaneamente in mischia e touche.

Ethan Blackadder lancia un segnale a Dave Rennie

Tra gli elementi individuali emersi dall’ultimo test c’è Ethan Blackadder. Il terza linea ha avuto un ruolo particolarmente importante a Baltimora, in una partita nella quale gli All Blacks hanno faticato a contenere la fisicità sudafricana. Rispetto a Luke Jacobson, assente per infortunio, Blackadder ha interpretato il ruolo in maniera leggermente diversa, offrendo una presenza importante sia nel gioco con il pallone sia nel lavoro senza possesso.

I numeri sono significativi: Blackadder ha effettuato 12 carries, battuto quattro difensori, servito due offload e segnato una meta. Ha inoltre totalizzato 34 interventi nei ruck e 12 cleanout, contro le medie di Jacobson di 24,6 arrivi nei ruck e sette cleanout ogni 80 minuti nelle prime tre partite. Il terza linea ha inoltre tentato sei jackal, più dei cinque effettuati complessivamente da Jacobson nelle sue tre presenze.

Nessuno dei due, però, è riuscito a trasformare questi tentativi in un turnover o in una penalità conquistata al breakdown: Blackadder ha quindi contestato più spesso il possesso senza riuscire a recuperarlo. Anche in difesa la sua prestazione non è stata perfetta. Ha effettuato 22 placcaggi, il dato più alto della partita, ma ne ha mancati sei, mentre il maggiore volume di gioco con palla del Sudafrica ha inevitabilmente aumentato il lavoro difensivo richiesto agli All Blacks.

All Blacks: Dave Rennie ha bisogno di tempo, ma i progressi dovranno essere visibili

La conclusione dell’analisi di Stuff è quindi sospesa tra pazienza e necessità di risultati. Rennie ha bisogno di tempo per trasformare le indicazioni raccolte durante la serie in una squadra più stabile: gli infortuni hanno complicato la costruzione delle combinazioni e ci sono stati abbastanza segnali positivi in attacco da giustificare la prosecuzione del percorso.

Allo stesso tempo, a un anno dalla Rugby World Cup, la pazienza dei tifosi dovrà essere accompagnata da segnali concreti di crescita. Le prossime partite dovranno mostrare una Nuova Zelanda capace di proteggere meglio il possesso, evitare penalità evitabili e creare più occasioni per il proprio attacco. Il Sudafrica ha dimostrato quanto rapidamente possa crescere una squadra già forte: la sfida di Rennie sarà fare in modo che gli All Blacks riescano a fare altrettanto.

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