Sudafrica, la prima vittoria non basta. Schalk Burger avverte: “In attacco siamo ancora deboli”

La leggenda sudafricana analizza il successo di Cape Town e chiede ai Boks maggiore fluidità offensiva in vista della sfida decisiva contro gli All Blacks

Sudafrica, la prima vittoria non basta. Schalk Burger avverte: “In attacco siamo ancora deboli” - ph. Sebastiano Pessina

Gli Springboks ha rimesso in equilibrio la Rugby’s Greatest Rivalry battendo la Nuova Zelanda 33-26 a Cape Town, ma secondo Schalk Burger c’è ancora molto da sistemare in vista del terzo e decisivo appuntamento della serie a Soweto. La leggenda degli Springboks ha riconosciuto l’efficacia della prestazione di Rassie Erasmus, ma ha sottolineato come l’attacco sudafricano continui a non esprimersi con la necessaria fluidità.

Il successo della scorsa settimana è arrivato nonostante gli All Blacks abbiano chiuso la partita con numeri migliori in diverse categorie: più possesso, più territorio, più metri corsi e più line break. La differenza l’ha fatta soprattutto la capacità degli Springboks di mettere pressione sul tabellone, sfruttando anche la precisione al piede di Cheslin Kolbe, autore di tre piazzati nel secondo tempo.

La “pressione del tabellino” decisiva contro la Nuova Zelanda

Interpellato da Jean de Villiers su come fosse stato possibile vincere una partita nella quale la Nuova Zelanda aveva dominato le statistiche, Burger ha individuato una spiegazione molto semplice: “la pressione del tabellino”. La situazione del punteggio ha infatti costretto gli All Blacks a inseguire nella seconda parte dell’incontro, modificando inevitabilmente il loro modo di giocare.

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Anche Hanyani Shimange ha sottolineato questo aspetto, spiegando che la squadra di Dave Rennie, trovandosi costretta a recuperare, ha naturalmente finito per accumulare più possesso e territorio. Burger ha aggiunto che nella ripresa gli All Blacks hanno iniziato a giocare con una certa frenesia, soprattutto dopo aver subito la pressione fisica e territoriale degli Springboks.

Gli Springboks hanno ritrovato la loro fisicità

Per Burger, il Sudafrica ha iniziato la partita mettendo in campo un rugby estremamente diretto e fisico, sfruttando soprattutto il maul e il gioco degli avanti. L’ex flanker ha indicato come esempio il primo set offensivo: una maul avanzata per 25 metri, seguita dai carry di Jasper Wiese, Siya Kolisi e Jesse Kriel, con gli All Blacks incapaci di opporsi efficacemente.

“Non è stato portato nemmeno un vero placcaggio sugli Springboks”, ha osservato Burger, sottolineando come la Nuova Zelanda sapesse perfettamente cosa sarebbe arrivato ma non fosse riuscita a fermarlo. Secondo l’ex flanker, il Sudafrica ha così rispolverato un approccio quasi “vecchia scuola”, basato sulla propria fisicità. Anche le altre mete sudafricane sono arrivate seguendo una logica simile: la seconda con Damian de Allende a sfondare la difesa e la terza costruita invece a partire da una mischia.

Springboks, il problema resta la fluidità dell’attacco

È però proprio sul piano offensivo che Burger vede il principale margine di miglioramento. Secondo l’ex Springbok, il Sudafrica non riesce ancora a sviluppare con continuità il proprio gioco quando prova ad allargare il pallone, e gli errori arrivano con troppa frequenza nelle situazioni in cui la squadra cerca di giocare più liberamente.

“Le aree in cui, soprattutto in attacco, credo che siamo ancora deboli sono quelle in cui ci manca fluidità”, ha spiegato Burger. Il problema, a suo avviso, emerge soprattutto dopo le situazioni di gioco non strutturato: anche quando gli Springboks riescono a conquistare un pallone contestabile e avrebbero quindi l’opportunità di attaccare una difesa disorganizzata, non riescono a sistemarsi abbastanza rapidamente per sfruttare la situazione.

Burger ha ricordato come in passato il Sudafrica fosse molto più rapido nel costruire la propria struttura dopo una situazione di questo tipo, trovando immediatamente il portatore di palla capace di dominare il contatto e contemporaneamente diverse opzioni di gioco. Oggi, invece, secondo l’ex flanker, manca quella rapidità nelle transizioni e questo limita le possibilità di sviluppare un attacco più imprevedibile.

Schalk Burger: “Gli All Blacks segneranno ancora 30 punti”

La preoccupazione di Burger guarda soprattutto alla sfida di Soweto. La Nuova Zelanda ha segnato complessivamente nove mete nei primi due Test e, secondo l’ex Springbok, sarebbe quindi rischioso pensare che il problema possa essere risolto semplicemente affidandosi ancora una volta alla pressione esercitata dal gioco al piede e dalla fisicità.

“Gli All Blacks hanno segnato nove mete in due partite. Bisogna dare per scontato che questo weekend ne segneranno ancora 30”, ha spiegato Burger. Per questo, a suo giudizio, gli Springboks dovranno ritrovare la propria brillantezza offensiva oppure riuscire a sistemare la difesa. In ogni caso, qualcosa dovrà cambiare per evitare di dover nuovamente vincere la partita affidandosi soprattutto alla pressione sul tabellone.

Due strategie diverse, non soltanto statistiche

Gli All Blacks tendono infatti a mantenere il possesso nel terzo centrale del campo, continuando a costruire fasi fino a creare un errore o un line break. Gli Springboks, al contrario, in quella zona preferiscono spesso arrivare rapidamente al primo o secondo ruck e poi utilizzare il gioco al piede contestabile, cercando di riconquistare il pallone.

In conclusione, l’analisi della leggenda Bok è che il Sudafrica non cercherà mai di superare la Nuova Zelanda nel numero di passaggi o di fasi nella zona centrale del campo proprio perché il piano di gioco delle due squadre è differente. Per Burger, però, resta il problema centrale: a Soweto gli Springboks dovranno essere più precisi e fluidi quando avranno l’opportunità di attaccare.

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