Rassie Erasmus: “La nuova interpretazione della maul sta funzionando per tutte le squadre”
Il ct degli Springboks promuove le nuove indicazioni di World Rugby e spiega il loro effetto su mete e palloni giocati.
Rassie Erasmus: “La nuova interpretazione della maul sta funzionando per tutte le squadre”
Rassie Erasmus promuove a pieni voti la nuova interpretazione delle regole sulla maul, introdotta da World Rugby a partire dal 1° giugno. Secondo il ct del Sudafrica, le modifiche hanno reso questa situazione di gioco più efficace dal punto di vista offensivo, contribuendo anche all’aumento delle mete e del tempo effettivo di gioco.
Erasmus aveva già espresso in passato la propria frustrazione per il modo in cui venivano arbitrate le maul da rimessa laterale, ritenendo che le squadre fossero sempre più spesso ostacolate nella costruzione di efficaci avanzamenti.
Le nuove regole sulla maul
Le nuove indicazioni riguardano soprattutto i giocatori che finiscono dalla parte “sbagliata” della maul. Secondo World Rugby, quando la contesa per il pallone è terminata e un giocatore si trova oltre l’ovale o in una posizione nella quale lo trascina, quel giocatore deve riconoscere di essere uscito dalla contesa e lasciare la maul. L’obiettivo è rendere più semplice la gestione di una situazione che, secondo World Rugby, era diventata difficile da arbitrare, gestire e spiegare a pubblico e tifosi.
Leggi anche: Sudafrica: Rassie Erasmus caotico o diabolico? La saga delle formazioni degli Springboks
Erasmus: “Ora devi impegnarti nella maul”
Erasmus ritiene che le nuove indicazioni abbiano cambiato in maniera significativa il modo in cui le squadre possono difendere una maul. “Ben fatto a World Rugby. Quando otto giocatori fanno una maul qui, o sette giocatori fanno una maul qui, in passato potevi fermarla con quattro giocatori passando dall’altra parte e trascinandola indietro. A quel punto non c’era spazio per i trequarti”, ha spiegato il tecnico sudafricano.
Con la nuova applicazione, invece, la difesa è costretta a impegnare più uomini nella maul, creando contemporaneamente maggiore spazio alle spalle. “Ora devi impegnarti nella maul e quindi si apre il vuoto”, ha aggiunto Erasmus.
Più spazio per i trequarti e più mete
Secondo l’allenatore degli Springboks, il cambiamento non ha reso la maul soltanto uno strumento per cercare direttamente la meta. Il suo effetto più importante sarebbe infatti lo spazio che si crea per il gioco dei trequarti. Erasmus ha sottolineato come la maul sia diventata una situazione nella quale conta il lavoro coordinato degli otto giocatori, descrivendola come una competizione di spinta e sincronizzazione, anche attraverso la formazione a V.
Il tecnico ha quindi collegato la nuova interpretazione all’aumento delle mete osservato recentemente: non necessariamente perché siano aumentate le mete segnate direttamente da maul, ma perché la difesa deve dedicarvi più giocatori, lasciando maggiori possibilità alla linea arretrata. “Penso che la quantità di mete che stiamo vedendo attualmente non dipenda solo dalle mete da maul. È il vuoto che crea, perché due flanker non possono stare fuori e anche il tallonatore non può stare fuori. Devono entrare nella maul e ora c’è nuovamente spazio per la linea dei trequarti”.
Erasmus difende anche il gioco al piede
Il ct sudafricano ha infine respinto l’idea che un maggiore ricorso al gioco al piede debba necessariamente tradursi in meno azione. Per farlo, ha citato il dato relativo al tempo effettivo di gioco dei primi due Test della Rugby’s Greatest Rivalry.
A Ellis Park, dove la Nuova Zelanda ha segnato cinque mete vincendo il primo incontro della serie, il pallone è rimasto in gioco per 29 minuti. Nel secondo Test, disputato a Città del Capo, il tempo di gioco effettivo è stato ancora superiore, nonostante le numerose discussioni sul maggiore ricorso al piede. “Più gioco al piede significa più palloni in gioco”, ha sintetizzato Erasmus.
Secondo il tecnico, quindi, la nuova interpretazione della maul e il maggiore utilizzo del gioco al piede non stanno necessariamente impoverendo lo spettacolo. Al contrario, ritiene che entrambi gli elementi possano contribuire a creare più spazio e, di conseguenza, più opportunità offensive. Un Erasmus, quindi, certamente innovatore e istrionico come sempre, ma che non disdegna affatto un rugby ruvido, fatto di fondamentali “antichi” e meno spettacolari.