Sudafrica: Rassie Erasmus caotico o diabolico? La saga delle formazioni degli Springboks

Un'intera settimana di modifiche e ritocchi, fino alla "sorpresona" appena prima della partita con gli All Blacks

Sudafrica, Erasmus verso la rivincita con gli All Blacks:

Sudafrica: Rassie Erasmus caotico o diabolico? La saga delle formazioni degli Springboks - ph. Sebastiano Pessina

A Città del Capo gli Springboks hanno ottenuto la tanto ambita rivincita sugli All Blacks, fondamentale per permettere al Sudafrica di pareggiare una serie Rugby’s Greatest Rivalry che altrimenti rischiava di trasformarsi in un disastro.

Il risultato di 33-26 era quello che ci voleva per tecnico sudafricano Rassie Erasmus, che però arrivava all’incontro dopo una continua girandola e incertezza nella formazione da schierare, tanto che quello che è successo durante la settimana (e fino all’ultimo prima di giocare) può definire come una saga.

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Sudafrica: Rassie Erasmus caotico o diabolico? La saga delle formazioni degli Springboks

Se per il primo test match della Rugby’s Greatest Rivalry coach Erasmus si era adattato alla generale prassi di annunciare la formazione intorno alle 48 ore prima, questa settimana era tornato alle sue “abitudini”. Con larghissimo anticipo, già lunedì, erano stati ufficializzati i 23 convocati tra titolari e panchina, pur inserendo qualche postilla.

Curiosamente la formazione segnava due numeri 6 titolari: “Siya Kolisi / Paul de Villiers”. Il dubbio era se il primo, veterano e capitano degli Springboks, sarebbe riuscito a recuperare al 100% in tempo per la partita di sabato. Si sapeva quindi che ci sarebbero stati un successivo aggiornamento.

Ma giovedì, al momento di dichiarare le sue intenzioni, sono state annunciate ben più modifiche: oltre all’ok per Siya Kolisi, ecco che tra i trequarti figuravano due ulteriori novità. Si è venuti a sapere che anche Cheslin Kolbe aveva recuperato in tempo e ritrovava il suo posto da titolare (fuori Kurt-Lee Arendse) e che Handre Pollard doveva dare forfait all’apertura. Il numero 10 lo tornava così a Sacha Feinberg-Mngomezulu.

Se già si era dovuti stare dietro a tutti questi ritocchi, ecco che lo stesso sabato, a poco più di un’ora dall’inizio della partita, coach Rassie Erasmus lasciava tutti di stucco con nuovi cambi in formazione, stavolta di un intero reparto: la prima linea annunciata titolare Marx-Nche-Louw è stata messa in panchina all’ultimo, scambiata col trio Fourie-Steenekamp-Thomas du Toit.

Al termine della partita coach Erasmus ha così giustificato il repentino cambio: “Una semplice risposta alle condizioni meteorologiche”.

“All’inizio pensavamo avrebbe piovuto, ed è per questo che abbiamo scelto quella prima linea”, ha spiegato l’allenatore. “Per tutta la settimana le previsioni davano pioggia, e abbiamo pensato che avremmo avuto bisogno della nostra prima linea più pesante per il primo tempo della partita”

“Poi, però, avvicinandosi la partita, le previsioni meteo annunciavano tempo asciutto. Così abbiamo pensato che la nostra prima linea Fourie-Steenekamp-Thomas du Toit, un po’ più leggera, avrebbe dato il meglio di sé su un campo asciutto”. Una scelta che si è rivelata azzeccata, considerando l’importante impatto avuto sulla partita soprattutto da parte del tallonatore Malcolm Marx.

A questo però viene da chiedersi: il Sudafrica ha vinto nonostante tutto questo caos? Oppure proprio i continui cambi non hanno fornito punti di riferimento agli All Blacks per prepararsi adeguatamente contro un certo tipo di avversario, e quindi sono stati utili alla vittoria?

Da un lato queste ultime due settimane, almeno fino alla vittoria di Città del Capo, sono state un po’ un disastro per gli Springboks. La politica di selezione modificata più volte, la sconfitta netta nel primo test e gli acciacchi che hanno spinto lo stesso Rassie Erasmus a dichiarare in settimana: “Non è la questa la formazione che avrei voluto schierare“.

D’altra parte, però, la scelta di invertire all’ultimo l’intera prima linea tra titolari e panchina sembra essere stata più maliziosa, togliendo sicuramente dei punti di riferimento su cui il tecnico avversario Dave Rennie aveva più studiato l’avversario. Proprio la mischia era stata uno degli argomenti su cui c’era stata discussione a distanza in settimana tra lo staff del Sudafrica e quello neozelandese e uno dei pochi aspetti del gioco dove gli All Blacks erano andati molto in difficoltà alla prima partita.

Alla fine però è il risultato sul campo a parlare, soprattutto in Sudafrica. Quindi se abbia solo creato più caos o se sia stato un po’ “diabolico” anche stavolta, in casa conta solo che gli Springboks abbiano vinto e rimesso in piedi la serie della Rugby’s Greatest Rivalry con gli All Blacks.

Matteo Salmoiraghi

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