Nations Championship: le favorite, le possibili sorprese e cosa può fare l’Italia
Sarà un torneo ricco di punti di domanda: la formula sembra portare a una finale già scritta, ma sarà davvero così? E quanto possono andare lontano gli Azzurri?
Nations Championship: le favorite, le possibili sorprese e cosa può fare l'Italia (ph. Sebastiano Pessina)
Come sarà questo Nations Championship? Lo scopriremo solo vivendo. Questo nuovo torneo che sostituisce i classici test match si porta dietro una lunga serie di incognite: funzionerà? Difficile da dire, considerando anche la formula abbastanza particolare, con due gironi da 6 ma con le squadre che affrontano solo quelle dell’altro girone. Per farla breve, c’è da guardare l’Italia e poi nelle altre 5 partite “tifare” per le squadre dell’Emisfero Sud, affinché tolgano punti a quelle europee nel girone degli Azzurri. In ogni caso, il torneo mette di fronte quelle che oggi sono le migliori 12 squadre al mondo: le 6 del Sei Nazioni, le 4 del “fu” Rugby Championship (ma tornerà nel 2027) più Fiji e Giappone. Si parte sabato 4 luglio alle 9.10 italiane con All Blacks-Francia, e poi alle 10.40 c’è Giappone-Italia. Ecco allora cosa aspettarsi da questo Nations Championship.
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Nations Championship: le favorite
Considerando la formula che mette di fronte Emisfero Nord e Sud ma con due classifiche separate, non ci saranno scontri diretti tra squadre dello stesso girone. La domanda che bisogna porsi è: quante squadre possono battere le big dell’Emisfero opposto? Partendo dall’Europa, al momento l’impressione è che solo la Francia possa realmente tentare l’impresa contro All Blacks e Sudafrica: contro i neozelandesi, però, i Bleus partiranno con lo svantaggio – non da poco – di non avere i giocatori della finale del Top 14, tranne Mauvaka, con Dupont che ha dovuto dare forfeit all’ultimo momento. D’altro canto, la Francia al momento è l’unica squadra che può realmente pensare di poter battere il Sudafrica a pieno regime, considerando poi che lo scontro diretto si giocherà a Parigi. Se la squadra di Galthié dovesse fare percorso netto fino a quel momento, il match contro gli Springboks potrebbe scavare il solco definitivo sulle altre europee. Dietro però, occhio sempre all’Irlanda: non saranno brillantissimi, ma in un torneo che premia così tanto la costanza di rendimento possono seriamente dire la loro, e il colpo potrebbero anche piazzarlo, anche se la sfida con gli All Blacks sarà a Eden Park.
Dall’altra parte, manco a dirlo, il Sudafrica parte ampiamente davanti a tutti, All Blacks compresi. Se i neozelandesi dovessero però riuscire a risolvere la prima sfida con la Francia, allora il rischio è che a quel punto la sfida a distanza possa giocarsi sui punti di bonus e sulla differenza punti, perché entrambe hanno le qualità e le capacità di fare 6 su 6. Detto dei Bleus, l’altra squadra che al momento potrebbe impensierire i colossi dell’Emisfero Sud è l’Irlanda, pur con tutti i suoi limiti attuali. Detto questo, almeno sulla carta l’impressione è che a Twickenham possa delinearsi una finale tra Sudafrica e Francia. Sull’Inghilterra invece c’è un gigantesco punto di domanda: 6 mesi fa l’avremmo messa tra le favorite insieme alla Francia, poi un Sei Nazioni sciagurato ha cambiato le carte in tavola: la squadra di Borthwick ha evitato un umiliante cucchiaio di legno solo grazie ai punti di bonus, e a Johannesburg contro il Sudafrica le cose potrebbero mettersi subito male.
Nations Championship: le possibili sorprese
Come detto, in un torneo che per struttura premia tantissimo la continuità l’Irlanda può ampiamente dire la sua. Magari i Verdi non sono nelle condizioni migliori per vincere – e ci proveranno comunque – ma l’impressione è che il podio possa essere alla portata. Anche perché comunque le finali a Twickenham permetteranno a tutte le britanniche di avere un notevole vantaggio a livello di fattore campo rispetto alle squadre dell’Emisfero Sud. Proprio per la questione della continuità, invece, l’Argentina rischia di essere penalizzata nonostante la notevole qualità tecnica a disposizione. In un girone come quello Sud, con due squadre come All Blacks e Sudafrica che possono potenzialmente vincerle tutte e 6, è difficile che i Pumas possano reggere questo ritmo senza mai fare un passo falso: se così fosse, assisteremmo finalmente all’ultimo salto di qualità che serve all’Argentina per diventare davvero una big mondiale. Dall’altra parte invece, proprio perché il girone europeo potrebbe invece risolversi con meno vittorie, anche la Scozia potrebbe dire la sua. In questo senso la prima giornata darà già un primo verdetto, visto che alle 21.10 italiane a Cordoba si giocherà Argentina-Scozia: chi vince può davvero sognare, chi perde dovrà invece rimboccarsi le maniche e inseguire fin da subito. Anche se è bene ricordare che la Scozia ha iniziato l’ultimo Sei Nazioni perdendo a Roma ed è arrivato all’ultima giornata con discrete possibilità di vincerlo, prima di sciogliersi a Dublino.
Al di là dell’ultimo Sei Nazioni in crescita, con le buone prestazioni con Scozia e Irlanda e la vittoria sull’Italia, difficile pensare a un ruolo da protagonista per il Galles, ancora troppo indietro e ancora troppo pieno di problemi per poter avere continuità e lottare per i piani alti della classifica. Dall’altro lato invece le Fiji sono sempre una mina vagante. In teoria, soprattutto fra i trequarti, hanno uno squadrone: Kuruvoli, Muntz, Wainiqolo, Tuisova, Botutu, Ravutaumada, Rayasi, Habosi, Radradra (e alcuni di questo dovranno pure rimanere fuori) ma 6 partite in trasferta (decisione condivisa con World Rugby per motivi economici, giocheranno “in casa” in Europa e guadagneranno di più dalla biglietteria delle tre gare estive) sono dure per tutti, figuriamoci per una squadra che – Fijian Drua a parte – ogni anno deve ricostruire la rosa rimettendo insieme i pezzi del puzzle sparsi in giro per il mondo.
E il Giappone? Eddie Jones dice che i suoi Brave Blossoms devono essere la sorpresa del Nations Championship. Forse sulla carta manca ancora qualcosina per essere competitivi in 6 big match di fila, ma di Eddie non c’è mai troppo da fidarsi.
E l’Italia?
Una formula cervellotica che non dà punti di riferimento, due partite sulla carta da vincere (Giappone in trasferta e Fiji in casa), due in cui tentare l’impresona (Australia in trasferta e Argentina in casa) e due al limite dell’impossibile: cosa può fare l’Italia in questo Nations Championship? Tutto passa dalla prima giornata intanto: battere il Giappone permetterebbe ai ragazzi di Quesada di affrontare gli All Blacks e soprattutto i Wallabies con molta meno pressione, e dopo la vittoria di novembre difficile pensare che gli Azzurri non stiano facendo un pensierino alla gara di Perth. Una sconfitta con i nipponici, invece, rischia di rendere il torneo un incubo fin dall’inizio, costringendo l’Italia a rincorrere fin da subito. A novembre, poi, ci sarà prima il solito crash test col Sudafrica (che a Torino l’anno scorso se l’è vista bruttina), poi la sfida contro un’Argentina contro la quale l’Italia non è ancora riuscita ad essere del tutto competitiva, prima della sfida con le Fiji che deciderà la classifica finale.
Anche se il girone è formato dalle squadre del Sei Nazioni, infatti, è difficile fare dei calcoli. Se infatti in un torneo canonico si potrebbe anche pensare di dire “arriviamo davanti al Galles”, “proviamo ad arrivare quarti” come accade al Sei Nazioni, qui ogni partita va poi confrontata alle altre 5. L’Italia deve quindi concentrarsi sulla singola sfida e basta: una volta giocata, poi, si andranno a guardare le altre 5 partite e si faranno i conti. Chiaro che se sabato Figi e Argentina dovessero fare un favore all’Italia battendo rispettivamente Galles e Scozia la strada – in caso di vittoria col Giappone – si farebbe leggermente in discesa, e forse il bello di questo torneo sta proprio qui: ogni partita – non solo la propria – può cambiare il destino di tutte le squadre. Detto questo, dall’Italia ci si aspettano almeno 2 vittorie, per poi provare a tirarne fuori una terza con un’impresa di quelle a cui la squadra di Quesada ci ha abituati: anche perché, visto che la classifica del girone europeo si prospetta molto più corta di quello australe, un successo “in più” potrebbe davvero fare la differenza.
Francesco Palma