La gestione dei momenti, i troppi linebreak e i guizzi di Luisato: 5 riflessioni su Italia-Scozia

A Kutaisi finisce tra i rimpianti: gli Azzurrini hanno dimostrato di avere le qualità per vincere, ma gli scozzesi hanno gestito meglio l'ottovolante di un match vissuto tra alti e bassi. La nostra analisi

Italia Scozia U20 mondiale 2026 ph. World Rugby

La gestione dei momenti, i troppi linebreak e i guizzi di Luisato: 5 riflessioni su Italia-Scozia (ph. World Rugby)

Finisce tra i rimpianti la partita d’esordio dell’Italia under 20 al Junior World Championship: all’AIA Arena di Kutaisi passa la Scozia 38-32 dopo una partita ricca di alti e bassi da entrambe le parti. Alla fine ha vinto chi è stato maggiormente in grado di sfruttare al meglio i momenti favorevoli. E anzi, c’è stato un momento chiave – dopo l’ora di gioco – in cui gli Azzurrini avevano in mano la partita, ma è stata la Scozia ad andare a segno due volte chiudendo i conti. La sconfitta, nonostante i due punti di bonus che tengono ancora tutto aperto, fa male, soprattutto perché l’Italia ha dato per larghi tratti l’impressione di poter portare a casa questa partita.

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Junior World Championship U20: 5 riflessioni su Italia-Scozia

Altalena – Capire e sfruttare i momenti della partita: un mantra ripetuto più volte da Andrea di Giandomenico in questi mesi. L’Italia l’ha fatto bene per i primi 60 minuti, evitando che la Scozia dilagasse nelle fasi più complicate e sfruttando tutte le occasioni per tornare sotto e rimontare. Poi, nel momento più importante, quando gli Azzurrini sembravano in totale controllo del match ma non erano riusciti ad andare oltre il break, è arrivata la frittata: prima una meta presa dopo il solito linebreak a metà campo (il problema principale del match dell’Italia), poi l’in avanti concesso da Fasti nel tentativo di evitare una touche scozzese, da quella mischia arriva un calcio libero e alla fine la difesa azzurra che viene travolta dall’azione furiosa degli scozzesi. E lì finisce la partita. Era un match che si poteva vincere, sono bastati 5 minuti di black out per perderlo. E a proposito di momenti della partita, pesa anche la scelta di non piazzare due calci tutto sommato agevoli nel primo tempo, sul 5-0 per la Scozia.

Indisciplina – Si sapeva che sarebbe stato difficile adattarsi fin da subito alla nuova regola che abbassa l’altezza dei placcaggi, ma la Scozia è riuscita ad abituarsi subito, l’Italia no, commettendo tantissimi falli nel primo tempo, ai quali si sommano diversi fischi per fuorigioco che vanno a completare una prestazione troppo indisciplinata.

Continuità – È stata una partita di alti e bassi, in particolare da parte della mediana. Quando Varotto e Braga sono riusciti a giocare con i giri giusti tutta la squadra è stata in grado di rendersi pericolosa e imprevedibile, i due mediani però (e anche i neoentrati Andretti e Fasti) a volte sono andati fuori giri. Un peccato, anche perché tanti Azzurrini si sono distinti lavorando bene palla in mano nella continuità diretta: Wilson, Casarin, Opoku hanno fatto tanta strada palla in mano e hanno aiutato tanto anche in difesa, con una serie di placcaggi avanzanti che ha quasi sempre impedito alla Scozia di dare continuità alle azioni. Non è un caso che gran parte delle mete scozzesi siano arrivate da azioni estemporanee e dai tanti linebreak creati in mezzo al campo. Da segnalare anche la strepitosa prestazione difensiva di De Novellis, che ha fatto due miracoli su Moncrieff nel primo tempo e McHaffie nel secondo, entrambi già lanciati verso la bandierina.

Placcaggi – A fare la differenza sono stati anche i tanti errori individuali degli Azzurrini: 32 placcaggi sbagliati (solo il 77% di efficacia) e 8 linebreaks concessi alla Scozia, che ne ha ampiamente approfittato. Un peccato, anche perché invece a difesa schierata, negli ultimi 10 metri, l’Italia aveva invece mostrato un’ottima compattezza difensiva, disinnescando il drive scozzese e serrando le fila anche nei momenti più complicati. È mancata però la solidità in campo aperto, con i trequarti scozzesi che troppe volte hanno fatto strada.

La salita difensiva scozzese – La Scozia ha studiato bene, benissimo l’Italia, muovendosi in linea all’inizio dell’azione degli Azzurrini e poi facendo salire “sparato” un giocatore sul secondo o terzo ricevitore azzurro. In questo modo la Scozia non solo ha impedito che il gioco destrutturato dei ragazzi di Di Giandomenico potesse prendere il sopravvento, ma ha anche fatto in modo che arrivassero pochissimi palloni a un Luisato che a ogni possesso ha fatto qualcosa di importante, ma ne ha avuti davvero pochi a disposizione. Dall’altra parte, l’ala del Benetton andava forse cercata di più, e lui stesso forse poteva farsi vedere maggiormente in mezzo al campo (un po’ alla Ioane dell’Italia Seniores, per intenderci): 2 delle 4 mete azzurre sono nate dai suoi palloni vinti sui calci di ripresa del gioco, e ogni volta in cui è riuscito ad avere il pallone si è reso pericoloso. Insieme alle cariche di Casarin e Opoku è l’arma più pericolosa degli Azzurrini, e bisogna usarla il più possibile.

Francesco Palma


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