Tanti giocatori cresciuti e qualche rimpianto sui risultati: 5 riflessioni sul Mondiale U20 dell’Italia

Alcuni obiettivi sembrano essere stati pienamente raggiunti, su altri bisognerà lavorare ancora, e il Junior World Championship lascia qualche rimpianto: l'analisi del percorso degli Azzurrini

Tanti giocatori in crescita e qualche rimpianto sui risultati: 5 riflessioni sul Mondiale U20 dell'Italia

Tanti giocatori in crescita e qualche rimpianto sui risultati: 5 riflessioni sul Mondiale U20 dell'Italia (ph. World Rugby)

L’Italia ha chiuso il suo Mondiale under 20 al decimo posto, dopo la sconfitta per 34-26 nella finalina per la nona posizione. Quando finisce un ciclo di una under 20 è sempre difficile dare una valutazione univoca. Qual è la priorità? I risultati? La prestazione? La crescita dei giocatori? Forse tutto insieme, ma l’obiettivo principale alla fine è permettere a quanti più ragazzi possibile di sviluppare delle qualità per poter fare il salto tra i grandi: che sia la Serie A Elite, che sia l’URC, che sia la Nazionale. E in questo senso il lavoro di Andrea di Giandomenico e del suo staff è stato certamente positivo, e il Junior World Championship ha dato ulteriori segnali importanti in questo senso.

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Allo stesso tempo, rimane il rammarico per dei risultati che potevano essere migliori e la sensazione che questi ragazzi – dalle ottime potenzialità – debbano ancora imparare a gestire bene i momenti della partita. Ecco allora 5 riflessioni sul Mondiale under 20 appena concluso dall’Italia.

World Junior Championship: 5 riflessioni sul Mondiale under 20 dell’Italia

La crescita – Non si può non partire da qui. Banalmente, l’Italia ha iniziato il suo 2026 con una sconfitta terrificante contro la Scozia al Sei Nazioni e l’ha concluso demolendo la Georgia e giocandosela alla pari con l’Irlanda, in una partita che si poteva anche vincere. Da questo punto di vista è innegabile che nel giro di 5 mesi sia diventata una squadra completamente diversa, motivo per cui uno degli obiettivi principali di una selezione giovanile – la crescita – si può dire sicuramente raggiunto. Non è stato facile per gli Azzurrini adattarsi a uno stile di gioco per molti di loro assolutamente inedito, e anche molto diverso da quello utilizzato dai classe 2006 nell’annata precedente. Alla fine però in campo si sono visti giocatori molto più consapevoli delle loro capacità fisiche (vedasi Opoku, che sta imparando ad usare i suoi 146 kg nel modo giusto) e tecniche (strepitoso il miglioramento di Celi, che al Sei Nazioni non aveva convinto e che al Mondiale è stato tra i migliori) e di conseguenza molto più performanti.

Risultati e rimpianti – Chiaro che alla fine i risultati bisogna guardarli. In questo senso il Sei Nazioni è stato volutamente usato come banco di prova per portare i ragazzi a un livello superiore con un piano di gioco che desse molto spazio alle loro capacità individuali, insegnando loro ad usarle e dando quindi meno risalto ai risultati. E comunque è stato evitato l’ultimo posto con una bella vittoria sul Galles. Al Mondiale invece l’Italia under 20 è arrivata anche con un obiettivo di risultato chiaro: giocarsi il torneo 5°-8° posto. La sconfitta con la Scozia all’esordio ha complicato tutto e soprattutto alimenta tanti rimpianti, considerando che era una partita che si poteva vincere e che alla fine gli scozzesi sono arrivati quinti al mondiale. Dall’altra parte, la vittoria convincente contro il Giappone e il dominio contro la Georgia sono comunque due soddisfazioni notevoli: la vittoria con l’Irlanda avrebbe completato il cerchio. Lì è venuto fuori quello che è forse l’unico difetto ancora da risolvere: la capacità di “leggere” i momenti della partita e gestirli con lucidità, cosa che è mancata negli ultimi 20 minuti quando gli Azzurrini sembravano averne di più dopo aver retto alla grande la sfuriata irlandese. Peccato.

Verso il futuro – Se l’obiettivo ultimo è portare quanti più ragazzi possibile a giocare tra i grandi, questa squadra è certamente sulla buona strada. Intanto, al Mondiale non c’erano due giocatori fortissimi perché erano già saliti al livello superiore: Malik Faissal ha esordito con l’Italia di Gonzalo Quesada, Edoardo Todaro non c’era per infortunio, ma quando si è fatto male era già in raduno con la Seniores e non avrebbe disputato il Sei Nazioni under 20. Questo però ha consentito ad altri ragazzi di avere uno spazio che magari non avrebbero avuto: pensiamo a Luisato, che aveva saltato il Sei Nazioni per infortunio e che avrebbe rischiato di essere chiuso da Faissal. E a sua volta, quando si è fatto male contro i Baby Blacks, sono saliti in cattedra Rossi e De Novellis, e anche loro hanno fatto vedere cose importanti. Insomma, questa squadra ha tanti giocatori con un elevato potenziale.

Potenzialità – In questo senso il più pronto (e infatti andrà al Valorugby campione d’Italia) appare sicuramente Riccardo Casarin per qualità fisiche, tecniche e per la capacità di guidare il gruppo anche nei momenti più complicati. Enoch Opoku ha fatto un salto di qualità notevole, e senza quell’in avanti evitabile poche fasi prima la sua azione strepitosa contro l’Irlanda avrebbe probabilmente regalato il nono posto all’Italia: il seconda linea di Bath sta imparando a usare il suo fisico nel modo giusto, e ha ancora margine per sgrezzarsi. Che dire della mischia, solita macchina da guerra, con Mastropasqua e Meroi che nelle ultime due partite hanno fatto fare a tutto il pacchetto un salto di qualità. Wilson ha avuto picchi di altissimo livello: se migliora nella disciplina può crescere anche lui moltissimo. E poi c’è Giacomo Falchetto: veloce, bravo ad attaccare la linea e dotato di una qualità non comune a quell’età, l’intercetto. Sapere quando farlo e farlo bene è sintomo di intelligenza rugbistica. Il mediano di mischia Mattia Andretti è quello con le potenzialità più alte, anche considerando che è un 2008 e che quindi ha potenzialmente altri due anni di U20 davanti: ha un piede strepitoso e dei guizzi notevoli da mediano di mischia. A volte esagera (vedasi l’intercetto preso con l’Irlanda) ma per l’età che ha ha tantissimi margini di miglioramento. Bene anche aver ritrovato Roberto Fasti: il suo talento non è mai stato in discussione, ma in queste due annate under 20 l’aveva mostrato solo a tratti, per poi giocare invece un bel Mondiale. Stesso discorso per Celi, non brillante al Sei Nazioni, devastante in questo Mondiale sia per la capacità di attaccare gli spazi palla in mano, sia per come ha consentito all’Italia di guadagnare spesso tanti metri al piede.

Sovrapposizioni – Qui l’Italia in sé non c’entra, ma non si può non notare che la gestione dell’ultima giornata del Mondiale under 20 sia stata alquanto pittoresca. La finalina degli Azzurrini non aveva praticamente pubblico perché – giustamente – erano tutti a vedere la finalissima tra Sudafrica e Francia messa in contemporanea. Ma qui arriva il bello: probabilmente anche i Baby Boks (nonostante si giocassero una finale mondiale, poi vinta) non sono stati seguiti come avrebbero meritato, visto che in contemporanea la nazionale maggiore del Sudafrica stava giocando il test di Nations Championship contro il Galles. Così ci perdono tutti, per primi i ragazzi che sono lì per inseguire un sogno, ed è un peccato. Chiaramente i calendari vengono organizzati molto prima e nessuno ha la sfera di cristallo per sapere chi arriverà in finale, ma forse sarebbe bastato evitare di giocare una finale mondiale in un giorno in cui si disputavano sei test match di alto livello Seniores.

Francesco Palma


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