Quattro serie per otto sorelle: la preview delle Summer Series 2024

Sudafrica-Irlanda è la più attesa, ma ci sono anche Nuova Zelanda-Inghilterra, Argentina-Francia e Galles-Australia. Una piccola guida con tutto quello che c’è da sapere

La preview delle Summer Nations Series 2024 – ph. World Rugby

Stanno per tornare i test estivi come li conoscevamo una volta.

Sono oramai passati sei anni dall’ultima finestra internazionale di luglio vera e propria, quella del 2018 in cui l’Italia pareggiò la serie con il Giappone, l’Irlanda vinse in Australia, la Nuova Zelanda strapazzò la Francia e il Sudafrica ebbe la meglio sull’Inghilterra.

Nel 2019 e nel 2023 ci sono stati i test di preparazione alle ultime due edizioni della Rugby World Cup, nel 2020 lo sport era fermo per la pandemia e nel 2021 si giocarono serie in tono minore, ancora condizionate dalle restrizioni, oltre ad essere anno di tour dei Lions.

E così una vera e propria finestra estiva mancava da un po’ e c’è tanta carne al fuoco in questa appendice di stagione. In campo ci saranno praticamente tutte le prime 25/30 squadre del rugby mondiale. La maggior parte affronteranno delle tournée come quella dell’Italia nel Pacifico o quella della Scozia nelle Americhe, ma la maggior parte delle big del rugby mondiale si affronterà invece in un ristretto lotto di serie di due partite che si preannunciano davvero interessanti, ognuna con il suo perché.

Summer Nations Series 2024: Sudafrica v Irlanda

La serie più attesa, quella con la rivalità più aspra, quella i cui risultati attendiamo per fare un bilancio dei rapporti di forza al vertice della piramide del rugby mondiale è quella tra i campioni del mondo del Sudafrica e i campioni del Sei Nazioni, l’Irlanda.

Il motivo è presto detto: negli scorsi mesi tanti addetti ai lavori hanno assegnato all’Irlanda il titolo di squadra più forte del mondo, malgrado i verdi siano secondi nel ranking mondiale dietro gli Springboks e, ovviamente, ci sia un titolo mondiale di recente assegnazione a significare qualcosa.

Come al lettore sarà facile immaginare, in Sudafrica questa investitura non è andata giù benissimo e la serie che si giocherà sabato 6 e sabato 13 luglio a Pretoria e a Durban è stata individuata come occasione ideale per appianare le discordie.

Da settimane monta un certo hype battagliero sia da una parte che dall’altra, con tanto di disfida musicale tra i due gruppi di tifosi. La federazione sudafricana ha diffuso un promo via social che ha rilanciato i temi della rivalità fra le due squadre.

Insomma, è questa la serie più importante del luglio internazionale. Il Sudafrica non è più sceso in campo dopo la Rugby World Cup, ma sembra deciso a farlo puntando sul medesimo gruppo, con qualche novità pronta ad affacciarsi all’interno dello spogliatoio dei campioni del mondo: Sacha Feinberg-Mngomezulu, 22 anni, è da tempo indicato come un talento predestinato e sarà in panchina nel primo test fra le due squadre.

L’Irlanda ci arriva con un nuovo titolo vinto al Sei Nazioni, ma con un paio di assenze importanti: non ci sarà Jamison Gibson-Park, fuori per infortunio; non ci sarà Hugo Keenan, impegnato a preparare le Olimpiadi di Parigi con la nazionale Sevens. Gli ospiti si troveranno dunque con una mediana completamente diversa rispetto a quella che giocò la partita del girone vinta dall’Irlanda alla Rugby World Cup.

Sarà comunque principalmente una gara decisa dallo scontro fisico tra i due pacchetti. Se è vero che il Sudafrica, le cui squadre giocano nell’emisfero nord, non ha più il vantaggio di arrivare a luglio più fresco nelle gambe, nel fisico e nella testa, l’Irlanda ha la coperta corta in alcuni ruoli del pack, con giocatori che si sono caricati di minuti con la nazionale e con il club durante la stagione, in particolare i due piloni Andrew Porter e Tadhg Furlong. Sarà un tema fondamentale della serie.

Summer Nations Series 2024: Nuova Zelanda v Inghilterra

I primi All Blacks di Scott Robertson non sembrano inclini a tenere troppo strette le fila della continuità con il recente passato. L’Inghilterra di Steve Borthwick sembra aver imboccato un percorso di crescita al Sei Nazioni che proverà a confermare in estate, compito non facile data la fragilità delle cose nate da poco.

Per queste ragioni la serie tra Nuova Zelanda e Inghilterra è poco decifrabile, incerta e potrebbe rivelarsi, tutto sommato, piuttosto equilibrata.

Certo, battere gli All Blacks in casa loro è un compito arduo e un risultato storico per qualsiasi squadra al mondo. Il XV della Rosa ci è riuscito solo 2 volte nella storia: nel lontano 1973 a Auckland e nel 2003 a Wellington con uno show di Jonny Wilkinson.

Per riuscirci l’Inghilterra proverà a portare quel mix brillante di ruvidità, sacrificio e contrattacco che è stato la chiave di un bel Sei Nazioni. Giocatori come George Martin, Chandler Cunningham-South, Ollie Lawrence, Tommy Freeman, tutti estremamente dotati dal punto di vista fisico e atletico e tutti relativamente inesperti per questo palcoscenico, saranno chiamati a dimostrare di avere nelle proprie corde un salto di categoria ulteriore.

Per gli All Blacks sarà interessante vedere quanto Robertson cavalcherà la forma di alcuni giocatori che hanno brillato nel Super Rugby, come l’esordiente Wallace Sititi, e se, in assenza di Richie Mo’unga, sarà finalmente data fiducia a Damian McKenzie per essere il numero 10 titolare della squadra.

Summer Nations Series 2024: Australia v Galles

Due squadre provano a risollevarsi dalle macerie in questo luglio internazionale: l’Australia e il Galles.

I Wallabies sono stati rasi al suolo dal ciclone innescato con la decisione della federazione di sostituire, a un anno dal mondiale, Dave Rennie con Eddie Jones, principalmente a causa della sconfitta contro l’Italia del novembre 2022. Jones è arrivato, ha preso decisioni radicali, ha sparso fuoco e cenere su tutto ciò che aveva intorno e se n’è andato in men che non si dica, regalando all’Australia la sua peggior Rugby World Cup.

Adesso, in un contesto dove il rugby union ha perso ulteriore terreno rispetto agli altri sport di squadra in Australia e dove una delle franchigie del Super Rugby è saltata per problemi economici, il neozelandese Joe Schmidt è chiamato a ricostruire una delle nazionali più vincenti della storia del gioco.

Con tutti i suoi problemi, il rugby australiano è ancora una terra dove le grandissime competenze del rugby di base e della formazione sono in grado di produrre giocatori di grande talento e grandi capacità. A Schmidt il compito di convertire tutto questo in una squadra in grado di vincere, a partire dalle due partite contro un Galles che è in una situazione simile, ma che ha già avviato una ricostruzione di lungo corso e di incerto esito per mano di un Warren Gatland che ha spinto all’estremo la sua volontà di costruire per il futuro.

Dal 6 luglio capiremo quale dei due percorsi è più vicino a raggiungere una rinnovata competitività.

Summer Nations Series 2024: Argentina v Francia

Come nel 2021 in Australia, Fabien Galthié nel 2024 ha deciso di rivoluzionare la propria nazionale: a casa le prime scelte e i migliori giocatori, in Sudamerica ci vanno veterani con voglia di dimostrare (Baptiste Serin), possibili late bloomers (Teddy Baubigny) e giovanissimi dal talento spaventoso (Theo Attissogbé).

Tre anni fa da quella tournée in Australia la Francia estrasse alcuni giocatori pronti a salire di livello e allungare la coperta della nazionale, come Melvyn Jaminet e Antoine Hastoy, all’epoca l’uno in ProD2 e l’altro apertura di Pau. L’obiettivo stavolta è lo stesso e la grande ricchezza del rugby francese sta proprio nel fatto che la nazionale riuscirà comunque a rimanere piuttosto competitiva malgrado tutto. In più, c’è da ricordare che fra le due gare del 6 e del 13 luglio la Francia giocherà anche un test non ufficiale con l’Uruguay.

L’Argentina invece cerca un’evoluzione più che una rifondazione. Il mondiale, chiuso con un quarto posto enigmatico (risultato lusinghiero, prestazioni non memorabili), ha spinto la federazione a non rinnovare il contratto di Michael Cheika e di proseguire con quello che era sempre stato il piano A: promuovere Felipe Contepomi a capo allenatore della nazionale.

Dopo aver salutato alcuni dei suoi veterani storici come Agustin Creevy e Nicolas Sanchez e con Emiliano Boffelli infortunato, l’Argentina può puntare su gruppo di giocatori giovani ma già con una notevole esperienza, come Santiago Chocobares (fresco campione di Francia e d’Europa con Tolosa) e Thomas Gallo, e su qualche volto non proprio nuovo, ma da inserire con più convinzione come i due Leoni Tomas Albornoz e Ignacio Mendy.

Sarà una serie da seguire soprattutto per imparare a conoscere un po’ di volti nuovi e capire chi di loro potrà dimostrarsi all’altezza dei palcoscenici più importanti.

Lorenzo Calamai

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