Gavazzi risponde alle critiche sulle nomine: “Abbiamo agito come tutte le altre federazioni”

E Franco Ascione racconta la visione federale del movimento, dai club al vertice, e la scelta di Franco Smith

gavazzi

ph. Sebastiano Pessina

La Federazione Italiana Rugby ha annunciato nei giorni scorsi lo staff della nazionale maggiore e la nomina di alcuni altri ruoli di spicco, fra cui i tecnici della nazionale under 20 e dell’Accademia Nazionale, ricevendo alcune critiche per modalità e tempi con cui le assegnazioni di tali ruoli sono avvenute.

In particolare, la contestazione verte sull’aver firmato contratti per staff e personale che ricadranno inevitabilmente sulla prossima gestione, a distanza ravvicinata dalla scadenza del mandato di questo Consiglio federale.

“Probabilmente coloro che ci hanno rivolte queste critiche, provenendo da un livello basso come la Serie B o la Serie C, non conosco al meglio certi aspetti del rugby internazionale – ha precisato il numero uno FIR Alfredo Gavazzi in occasione della conferenza stampa di presentazione dello staff della nazionale maggiore – Le nomine avvengono di quadriennio in quadriennio, dopo ogni Coppa del Mondo. Quando io sono diventato presidente c’era stata poco prima la conferma dello staff ad opera del mio predecessore, Giancarlo Dondi.”

“Dopo la Rugby World Cup abbiamo ritenuto opportuno procedere alle nomine per il prossimo ciclo mondiale. Non è qualcosa che ho inventato io, anche le altre federazioni a livello internazionale si comportano allo stesso modo. Abbiamo semplicemente agito come tutti.”

Il presidente federale è poi intervenuto su una serie di altri temi, come la possibilità che si giochi un Sei Nazioni con partite di andata e ritorno, per un totale di dieci giornate, fra ottobre 2020 e marzo 2021: “E’ una delle soluzioni che abbiamo sul piatto. La prima opzione per tutti gli attori coinvolti, però, è quella di mantenere i test match autunnali prefissati e poi disputare il Sei Nazioni nelle tempistiche che conosciamo. Tuttavia, quella di un Sei Nazioni a dieci giornate è una possibilità.”

“Siamo contenti di aver scelto Franco Smith perché abbiamo potuto apprezzare il suo modo di gestire la squadra nazionale e la sua idea di gioco” ha concluso Gavazzi, dando quindi il la alle digressioni di Franco Ascione, direttore dell’Area Tecnica, che ha offerto uno spaccato della visione d’insieme del movimento che ha la Federazione.

“Conosco Franco Smith da molto tempo. Ho allenato la Partenope contro di lui quando giocava a Modena e l’ho battuto – scherza Ascione – E’ legato al nostro movimento, vuole vincere per il rugby italiano. Sia con il Benetton che con i Cheetahs, che ho seguito in questi anni, ha sempre privilegiato un rugby d’attacco, di interpretazione rispetto a quello che i giocatori si trovano davanti. Insieme a Stephen Aboud, profilo di grande importanza nel nostro sistema, abbiamo pensato che la sua filosofia fosse la più adatta alla nostra nazionale in questo momento.”

“D’altronde, quando siamo arrivati al primo accordo con Franco, in presenza di Conor O’Shea, abbiamo sempre pensato a quest’ultimo come ad un profilo dalle grandi competenze dirigenziali e progettuali, come dimostra il suo attuale ruolo all’interno della federazione inglese, mentre Smith sarebbe stato il nostro uomo di campo. Da qui è venuta naturale l’idea di una sua promozione ad head coach.”

L’ambizione della Federazione, racconta Ascione, non è limitata al solo miglioramento del vertice. Il rugby italiano è un movimento che corre su due binari, da una parte il rugby di base, a cui viene chiesto soprattutto di raccogliere tutta la comunità che sta intorno alla palla ovale, e dall’altra l’alto livello: “La FIR ha fatto anni fa una scelta: concentrare nelle franchigie l’alto livello italiano. E’ chiaro che i servizi che come Federazione offriamo ai club sono diversi. I club sono il motore del nostro rugby, forniscono al movimento giocatori, allenatori, arbitri e dirigenti. Il progetto federale che è in atto cerca di dare sempre maggiori servizi e supporto alle società per far crescere questi 4 elementi, mentre la cura dei dettagli per competere al più alto livello possibile è compito dell’alto livello.”

“Facendo un’accurata revisione del sistema, abbiamo individuato alcune debolezze nel nostro percorso formativo, in particolare per gli step immediatamente successivi alla formazione under 17, under 18 e under 19. Ci saranno prevedibilmente alcune novità a breve in questo tipo di area. Il nostro obiettivo è quello di preparare i giocatori a rispondere alle esigenze atletiche e tecniche che l’intensità del livello internazionale prevede.”

“Con gli atleti seniores, invece, adesso la nostra priorità è, e per il contesto nel quale lavoriamo può solo essere, la preparazione fisica. Zebre e Benetton hanno ripreso le attività da dieci giorni circa, ma senza utilizzo del pallone. Abbiamo costruito un profilo di ogni giocatore di interesse azzurro sotto l’aspetto tecnico, fisico, medico e mentale, al fine di porre degli obiettivi di crescita che sono stati condivisi con lo staff delle rispettive franchigie, in modo che tutti possiamo cooperare in maniera integrata per migliore il prodotto giocatore.”

Lorenzo Calamai

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