Il Benetton Rugby è sempre più grande

Mentre le Zebre non riescono a uscire dal pantano. Il punto sulle due franchigie dopo l’ultimo weekend

ruzza benetton rugby

ph. Ettore Griffoni

Nella sua pluriennale storia all’interno del Pro14, non c’è mai stata forse una partita del Benetton più intensa, fisica, sfiancante e dagli impatti così duri come quella giocata contro il Leinster. È un segno dei tempi anche questo. La partita di Dublino ha evidenziato una volta di più la dimensione da grande squadra raggiunta ormai dai Leoni, che sanno mantenere la battaglia a livelli altissimi per ottanta minuti anche contro l’avversario più duro del torneo.

Il secondo risultato utile consecutivo alla RDS Arena è un traguardo straordinario, considerando il punto di partenza di questa squadra. I biancoverdi hanno condotto la gara per gran parte del tempo, mettendo in mostra soprattutto la potenza di fuoco di un pack a tratti inarrestabile. Il Benetton è una squadra brutale nell’impatto e nelle pulizie del breakdown, più che mai solida nelle fasi statiche e con tante individualità che possono trascinare tutti gli altri e mettere l’azione sul piede avanzante, ma anche con un gioco tattico di notevole qualità. Non a caso, il match si è chiuso con il 63% e il 68% di possesso e territorio a favore dei Leoni, una rarità se l’avversario si chiama Leinster.

Con una prestazione del genere, il pareggio sembra quasi stare stretto, anche se in realtà è da considerare come una vittoria per il modo in cui è arrivato. Il Benetton avrebbe dovuto essere più cinico in alcune occasioni create in zona punti, e continua forse a peccare di poca creatività palla in mano, con movimenti spesso poco armonici e troppo stereotipati a un certo punto. I Leoni riescono a sopraffare l’avversario quando riescono a imporsi fisicamente e a giocare in verticale, sfruttando le doti tecniche e gli offload, ma hanno ancora un set di movimenti offensivi un po’ scarno, che li limita contro difese molto organizzate.

Per com’è cresciuto il Benetton fino a questo momento, in ogni caso, è doveroso credere negli ulteriori progressi di questa squadra, che si sta ritagliando uno spazio sempre più importante nell’élite del torneo celtico. Considerando il trend, le avversarie e la classifica attuale, per i biancoverdi è praticamente certo come minimo un posto nello spareggio Champions, ma a questo punto della stagione sarebbe quasi un contentino.

In casa Zebre

Dalla migliore stagione di sempre, le Zebre stanno rapidamente andando incontro a quella più deludente, viste le aspettative create lo scorso anno. Sono tante le ragioni: difficoltà ad adattarsi a difese più preparate, reclutamento non eccezionale, infortuni pesanti a giocatori chiave e così via. La sconfitta contro il Connacht è la più bruciante in assoluto insieme al derby di andata, perché sembrava realmente alla portata ed è sfuggita per delle lacune tecniche e tattiche alcune delle quali davvero inaccettabili.

Non si può dire che alle Zebre siano mancate le motivazioni, del resto, considerando la grande fase difensiva messa in piedi contro una squadra di grande qualità palla in mano e nelle ripartenze. I ducali hanno chiuso col 92% di placcaggi riusciti e soprattutto senza subire mete, cosa che non succedeva dal 3 ottobre 2014 (Zebre-Ospreys 14-15), a testimonianza di una squadra volenterosa e battagliera, ma frenata da ben altri limiti.

Le disastrose fasi statiche, per esempio. La mischia si è salvata nel secondo tempo, mentre la touche è totalmente naufragata a prescindere dal lanciatore (7/11, 63% di riuscita): pesantissime in particolare le due rimesse perse consecutivamente attorno al 70′, quando i ducali avrebbero dovuto sfruttare il momentum positivo generato in quel momento. Indisciplina, gioco tattico piuttosto scadente e una fase offensiva piuttosto sterile hanno contribuito a incanalare la partita in binari poco agevoli per le Zebre, mentre lo 0/3 dalla piazzola, che in questa stagione sembra davvero un tabù, ha fatto il resto.

Gli altri temi del weekend

Toa Halafihi è un altro grande acquisto

Non è una novità, visto che fin dal primo momento si era capito quanto fosse azzeccato anche questo acquisto da parte di Antonio Pavanello. A Dublino, però, il numero otto neozelandese è forse stato con discreto distacco il migliore del Benetton per continuità, efficacia e danni procurati alla difesa avversaria. I suoi numeri: due break, sei difensori battuti, 81 metri corsi per 20 cariche portate, oltre a 13 placcaggi effettuati. Le sue partenze dalla base della mischia sono state sempre notevoli.

Renton e Brummer non girano

Né il neozelandese né il sudafricano sembrano essere capaci di offrire le soluzioni di gioco che dovrebbero servire alle Zebre. Nessuno dei due ha commesso gravi errori contro il Connacht, ma nessuno dei due è stato davvero un valore aggiunto per questa squadra. Entrambi sembrano giocare spesso sotto ritmo e non riescono a dare la giusta vivacità per accendere la manovra zebrata. È un problema serio per le Zebre, soprattutto quando non c’è Carlo Canna: senza il beneventano la franchigia non vince una partita dal 16 gennaio 2016.

Infaticabile

Braam Steyn è un po’ il simbolo di questo Benetton intenso, potete fisicamente e che non cala mai nel corso del match. Il sudafricano conosce solo una marcia: quella più alta. Anche a Dublino il terza linea è stato presente in ogni aspetto del gioco: in attacco ha portato il pallone 25 volte con un guadagno di 26 metri, ha battuto 3 difensori e servito 2 offload; in difesa ha messo insieme ben 24 placcaggi. Il solito work rate stellare da lavoratore infaticabile.

James Brown è una sorpresa

Non c’erano grandi aspettative sul suo conto quando è arrivato, forse perché arrivato in fretta e in furia per mettere una pezza nell’organico. Il figiano, 32 anni, ha invece dimostrato di essere un giocatore di buon livello, capace di recitare al meglio il ruolo di comprimario e di sapersi mettere in gioco quando chiamato in causa. Contro il Connacht è stato una presenza costante nel breakdown, contribuendo a rallentare diversi palloni, e in attacco è stato un punto di riferimento.

Daniele Pansardi

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