Italia, il post novembre: l’analisi lucida di Lovotti sui Test Match

Il pilone azzurro ha fotografato diversi aspetti del mese di partite proiettandosi verso il Sei Nazioni 2019

Ph. Sebastiano Pessina

Il bilancio recita 3 sconfitte e 1 vittoria, eppure Andrea Lovotti ritiene che il mese di novembre dell’Italia possa ritenersi comunque positivo. In un’intervista rilasciata a Libertà, l’azzurro ha spiegato i suoi perchè analizzando anche le singole sfide contro Georgia, Australia e All Blacks.

Il confronto con i caucasici
L’affermazione per 28-17 sul prato dell’Artemio Franchi di Firenze era l’obiettivo più importante e plausibile del novembre azzurro: “Avevamo l’obbligo di battere la Georgia e ci siamo riusciti. La sfida, secondo alcuni, metteva in gioco la nostra credibilità e mi pare che la risposta non abbia lasciato dubbi. Tuttavia potevano fare meglio, perchè non abbiamo raccolto quanto avremmo dovuto. Nella ripresa abbiamo permesso ai nostri avversari di rifarsi sotto, ma quando abbiamo ricominciato a proporre il nostro gioco la differenza si è vista”.
Le cifre statistiche (fonte ESPN) della partita effettivamente certificano il pensiero del pilone. Territorio e possesso si attesano complessivamente sul 65% (ma nella ripresa calano a 51 e 59%), mentre i dati sulle fasi statiche vedono l’Italia al 100% in touche e all’80% in mischia. Bene anche ruck (94%) e maul (100%).

Il match contro i Wallabies
“Ritengo sia stata la nostra miglior partita sulle tre disputate. Siamo riusciti a esprimere un buon gioco sia in attacco sia in difesa, però abbiamo caduti in una serie di incertezze che hanno favorito i nostri avversari permettendo loro di prendere il largo sul piano del punteggio”.
I primi dati che balzano agli occhi: territorio equamente diviso e possesso di palla addirittura a favore – seppur leggermente – della squadra di O’Shea (52-48). Ma i tanti errori da dove arrivano? Ad esempio dalle rimesse laterali che si fermano al 72% (13/18), dalle maul non propriamente performanti (66%, 4/6) e dai 17 turnovers effettuati contro una formazione, come quella di Cheika, che dal canto suo ne ha prodotti addirittura 19. In attacco poi le statistiche non mentono, tutte a favore di Hooper e soci: break (18-6), difensori battuti (23-19) e offload (12-9).

L’epilogo contro la Nuova Zelanda
“Lo hanno confermato ancora una volta: Gli All Blacks sono i migliori e non si discute. Il nostro possesso ha segnalato percentuali molto basse, inoltre siamo stati poco fisici nei placcaggi e nel contatto”.
La voce che certifica più di tutte le squilibrio visto in campo è quella sui metri corsi: 827 per i campioni del mondo, soltanto 178 per Lovotti e compagni. Poi possesso (60-40) e territorio (57-43). Infine le fasi statiche e la difesa: mischie (6/8, 75%) e touche (8/11, 72%) piuttosto deficitarie al cospetto del 100% neozelandese (5/5, 18/18) e una percentuale di placcaggio al 60% (70/117).

Verso il Sei Nazioni 2019
Escludendo quindi il TM giocato a Roma, effettivamente le cifre certificano comunque un trend in crescita della formazione italiana: “Se proseguiamo su questa strada, non solo in nazionale, ma anche nei club, possiamo accrescere le nostre certezze e migliorare i nostri punti di forza. Durante le partite ho avvertito molta più fiducia e consapevolezza da parte dei miei compagni e dell’ambiente in generale e credo che questo sia importante in vista del Sei Nazioni. Se eviteremo cali di tensione, penso che saremo in grado di toglierci delle soddisfazioni”.

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