Fiji-Italia: quando il 95% in fase di conquista è necessario ma non più sufficiente

I nostri punti di forza disinnescati dai cambiamenti al regolamento. Per segnare (e vincere) serve altro

italia rugby mischia

ph. Sebastiano Pessina

Dopo la sconfitta contro le Isole Fiji, la Nazionale italiana è arrivata in Australia dove sabato affronterà i Wallabies a Brisbane (con diretta Sky Sport). Per quanto riguarda il fronte infermeria, l’unico giocatore che ha lavorato separato è Marco Fuser per un colpo alla spalla, che però “non dovrebbe impedire ad O’Shea di tenerlo in considerazione per l’ultima partita del tour”, come si legge sul comunicato FIR. Dal ritiro azzurro, ha parlato il tecnico della mischia Giampiero De Carli.

 

Quando si presentano opportunità come quella di sabato dobbiamo avere la capacità e la forza di coglierle, di portare a casa partite come quella con Fiji. Non è stata una bellissima prestazione, ma eravamo in partita: ora è tempo di fare risultati. Siamo delusi ed arrabbiati. Non possiamo accampare scuse, noi siamo qui per far sì che i risultati arrivino: ci sono stati progressi ma anche tanti errori”, ha dichiarato De Carli. Un dato è particolarmente confortante ed è il 95% di successo nelle fasi statiche: un dominio, quello in conquista, che non ha comunque permesso di costruire piattaforme pericolose per portare pressione da prima fase. “Le statistiche di sabato sono sicuramente positive e la disciplina ha evidenziato un grande progresso, ma le statistiche vanno sempre prese con attenzione. Devono portare ad un risultato positivo per non rimanere fini a loro stesse e questo, sabato scorso, voleva dire vincere la partita. Dobbiamo imparare a vincere questo genere di gare, e per farlo dobbiamo continuare a migliorarci”.

“E’ vero che la prestazione della mischia è stata di qualità, ma io non mi sono mai nascosto quando abbiamo sofferto davanti e non voglio accontentarmi ora. Dobbiamo pensare solo che dobbiamo continuare a lavorare, non essere gratificati dalla prestazione del pack contro Fiji ma andare avanti e prendere tutto quello che possiamo in termini di risultato”.

 

 

Nuove regole di ingaggio e maul: le fasi statiche depotenziate

Le fasi statiche, tradizionalmente fiore all’occhiello del rugby italiano ma area in cui negli ultimi anni abbiamo particolarmente sofferto. Del resto avere avuto a disposizione giocatori come Castrogiovanni, Ongaro, Perugini, Lo Cicero, Festuccia, Bortolami e Dellapé ha contribuito in passato a portare avanti questa tradizione, ma se ora soffriamo non è solo una questione di difficile ricambio.

Mischia ordinata e formazione della rolling maul sono infatti alcune delle fasi di gioco in cui più frequenti sono stati i cambiamenti di regolamento negli ultimi anni: cambiamenti che sempre sono andati in direzione di un aumento della ball in play e, in definitiva, dei minuti di gioco effettivo. Passato un primo momento di assestamento con doppie spinte e puro scontro per imporsi, il tallonaggio veloce con introduzione storta ormai tollerata sembra sempre più la soluzione per risolvere la fase di conquista ordinata senza passare dal reset. Il regolamento stesso dice che “lo scopo della mischia è di far riprendere il gioco rapidamente, in modo sicuro e leale”. E la tendenza adesso è quella di concedere un calcio di punizione post crollo solo in caso di fallo evidente e netto. Anche la regola dei 5 secondi, tempo massimo perché la palla stia senza avanzamento tra i piedi del numero 8, favorisce la velocizzazione della pratica.

 

Anche per quanto riguarda la maul si tende ad applicare più alla lettera il regolamento, soprattutto per quanto riguarda i giocatori della squadra in attacco che si uniscono lateralmente, mentre la nuova regola che prevede lo spostamento del pallone manualmente verso il fondo della cassaforte tende in parte a “complicare” le cose all’attacco e a dare più possibilità alla difesa di arginare la spinta o di tentare il sacking. Tutte novità che abbiamo particolarmente sofferto perché hanno in parte “disinnescato” alcuni dei nostri principali punti di forza diminuendo inoltre i numeri di fasi statiche che si risolvono in un calcio di punizione per l’attacco. Per una squadra che segna poche mete non il massimo.

 

 

Le nuove regole del Mondiale Under 20 : mischia veloce e indolore

rugby mischia

ph. Tamuna Kulumbegashvili/World Rugby

E a proposito di regole, i recenti Mondiale Under 20 e la Nations Cup conclusi domenica hanno visto l’introduzione – sperimentale per l’Emisfero Nord – di sette nuove regole. Quattro di queste riguardano la mischia e vanno decise in favore di un’ulteriore velocizzazione del tutto: non c’è segnale dell’arbitro per introdurre, il mediano deve introdurre dritto ma può allineare la spalla sinistra in asse con il tunnel (se la mischia tende a girare, gira anche lui il busto), il numero 8 può prendere il pallone direttamente dai piede della seconda linea, obbligo di tallonaggio.

Anche per una questione di sicurezza – oltre che di spettacolarizzazione (posto che sia più spettacolare una prima fase veloce rispetto a dieci secondi in spinta, punti di vista) – la mischia ideale è rapida e indolore. Lo ha detto chiaramente Alain Rolland, High Performance 15s Match Official Manager, prima dell’inzio del torneo in Georgia: “Da mischia vogliamo più possesso fuori, meno penalità, meno reset. In definitiva, più ball in play”. Tallonaggio veloce significa più tecnica e meno potenza e il gioco si adeguerà con piloni in futuro verosimilmente più leggeri ma sempre più veloci e mobili per il campo.

 

Lo stesso modo di segnare mete sta via via cambiando. Vero che da maul è ancora possibile marcare, ci mancherebbe, ma il coinvolgimento sempre più frequente degli avanti nella linea veloce, con piloni e seconde linee impiegati come pivot a trasmettere, è sempre più frequente. Il gioco si adeguerà e così dovranno farlo alcuni aspetti corollari: serviranno sempre più giocatori veloci e sempre meno giocatori “grossi” e a tutti già sono richieste skills di base e manualità importanti.

 

 

PS: tra le nuove regole sperimentate, che diventeranno effettive a partire da agosto, c’è anche l’anti Fox. Per formare la linea di fuorigioco bastano placcatore, placcato e almeno una persona sui suoi piedi sopra la palla (non almeno uno per squadra). Ma la scena di Hartley e Haskell che parlano a Romain Poite non ha prezzo.

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