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Rio 2016: il rugby Seven disciplina “strana”? Forse, ma giudicate queste…

200 metri nuoto ad ostacoli, salto in lungo a cavallo, tuffi a distanza...Le stranezze olimpiche raccontate da Marco Pastonesi
ph. Action Images

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Rugby a sette. Qualcuno la giudicherà una stranezza olimpica, qualcun altro magari si azzarderà a sostenere che è come se i Giochi di Rio de Janeiro ospitassero il calciotto invece del calcio. Ma la storia ci insegna che, soprattutto agli albori della manifestazione a cinque anelli, ci sono stati discipline olimpiche molto più insolite del rugby a sette.

 

A cominciare dai 100 metri stile libero – nuoto – ma riservati esclusivamente ai membri dell’equipaggio di una nave greca: successe nel 1900, e la gara era così specialistica e selettiva che al pronti-via si presentarono soltanto tre atleti.

 

Poi il croquet: mazza e palle, archetti e picchetto, il padre del golf e del biliardo. Nel 1900, ai Giochi di Parigi, vi parteciparono sette uomini e anche tre donne, di cui una – Madame Després – era la moglie dell’organizzatore. “Questo gioco – si spiegava – francese nel nome e nell’origine… sviluppa una mente associativa, capace di trasformare le ragazze in ragionatrici e le ragionatrici in persone ragionevoli”. Scarsa l’affluenza: un solo spettatore, inglese, giunto da Nizza per assistere ai turni eliminatori.

 

Un’altra gara che non ha avuto grande seguito sono stati i 200 metri – nuoto – a ostacoli. Bisognava superare tre difficoltà: la prima era scalare un’asta, la seconda arrampicarsi su una fila di barche, la terza nuotare sotto un’altra fila di barche. A Parigi, nel 1900, vinse un australiano, Freddy Lane, che affrontò le file di barche passando per la prua (le regole, approssimative, lasciavano spazio all’interpretazione). Lane era forte, e conquistò anche i 200 metri, sempre di nuoto, ma a stile libero e senza ostacoli.

 

Sempre a Parigi, nel 1900, furono inserite due specialità poi subito abbandonate: il salto in lungo e il salto in alto, ma a cavallo. Il primo fu vinto dal belga Constant van Langhendonck, che guidò il suo Extra Dry a una distanza di 6,10 metri. Il secondo si concluse con un pareggio, due medaglie d’oro a pari merito, per i cavalieri Dominique Maximien Gardères, francese, e Giovanni Giorgio Trissino, italiano, e per i rispettivi cavalli Canela e Oreste, capaci di un salto in alto di 1,85.

 

Più lunga la vita del tiro alla fune: cinque edizioni, la prima ai Giochi di Parigi nel 1900, l’ultima a quella di Anversa nel 1920 (più quella dei Giochi intermedi del 1906 ad Atene), con squadre che variavano la composizione da cinque fino a otto membri. A decretarne la fine, pare, anche qui, la mancanza di un regolamento chiaro e trasparente.

 

I Giochi di St. Louis, nel 1904, proposero i tuffi per distanza: gli atleti si lanciavano in piscina, poi in acqua dovevano rimanere immobili per 60 secondi, e a quel punto si calcolava la distanza percorsa grazie alla sola spinta iniziale del corpo. Primo si classificò lo statunitense William Dickey, che nella vita fuori dall’acqua avrebbe fatto l’ingegnere: 19,05 metri.

 

Poliziotti, invece, i due vincitori del getto del peso… pesante: non quello attuale di 7,26 chili, ma quello antico di 56 libbre, pari a quattro pietre, cioè 25,4 chili. Il primo “policeman”, a St. Louis 1904, era Etienne Desmarteau, canadese, che s’impose davanti a cinque statunitensi: assente ingiustificato al lavoro, Desmarteau fu licenziato, ma quando seppero che aveva vinto l’oro olimpico, i suoi superiori fecero finta di nulla e lo riaccolsero con i complimenti. Il secondo “policeman”, ad Anversa 1920, era Patrick McDonald, americano di New York: e a 42 anni e 26 giorni, è ancora oggi il più vecchio atleta ad aver vinto una medaglia d’oro nell’atletica leggera.

 

E sempre nell’atletica leggera, ecco altre tre specialità particolarissime: il salto in alto, il salto in lungo e il salto triplo, senza rincorsa, ma da fermi. Il dominatore era l’americano Ray Ewry, che dal 1900 al 1912 s’impadronì di otto ori (più altri due nei Giochi intermedi del 1906). Ewry aveva contratto la poliomielite da ragazzo, e si pensava che sarebbe rimasto confinato per sempre su una carrozzina. Invece cominciò a esercitarsi da se stesso, e non solo riguadagnò l’uso delle gambe, ma si trasformò in un atleta superbo: lo ribattezzarono “la Rana Umana”. Fra i suoi record, anche quello in una specialità non olimpica: il salto in lungo all’indietro. Due metri e ottanta. Provate voi.

 

di Marco Pastonesi

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21 risposte a “Rio 2016: il rugby Seven disciplina “strana”? Forse, ma giudicate queste…”

  1. Dusty scrive:

    e vogliamo parlare del tiro al piccione (ovviamente vivo) nell’edizione del 1900, oppure del volo con la mongolfiera?
    Senza dimenticare che ai primi del novecento si gareggiava anche per la Pallacorda e l’arrampicata su fune.

  2. Giovanni scrive:

    Appunto, agli albori. Adesso siamo nel 2016. Ma l’importante è tenerci un piede dentro: business is business.

  3. Bubi scrive:

    Se continua a starci il dressage (spero si scriva così ) ……

  4. malpensante scrive:

    Il grande rammarico è che il presidente emerito non sia riuscito ad imporre al CIO il rugby a tette.

  5. Frank_BOBO scrive:

    Con tutto il rispetto per il Rugby a 7 (che sto anche cominciando ad apprezzare)–ma perche il R.Union alla commissione di Rio faceva così schifo?

    Grazie per le delucidazioni

  6. Frank_BOBO scrive:

    Qualcuno sa dirmi perchè il “Rugby Union” non è stato inserito nei giochi di Rio?
    Grazie

    • Antani scrive:

      Credo che le motivazioni siano diverse: prima di tutto quelle “politiche”: il rischi di svalutare la RWC e i calendari già abbastanza intasati. Inoltre c’è anche un problema atletico: 2 settimane sono veramente poche per pensare ad un torneo Rugby XV: non ci sono i tempi per i recuperi, a meno che pensare ad una formula molto poco attraente di quarti/semifinali/finale…

      • Frank_BOBO scrive:

        Sono d’accordo, non ci avevo pensato..è che magari il R.Union avrebbe amplificato di piu’ l’influenza dei media, attratti forse da nomi piu’altisonanti ( a parte SBW), contribuendo di piu’ a diffondere questo sport (il sud america ne avrebbe beneficiato)

        • Hrothepert scrive:

          FRANK_BOBO Il vero grande problema è che di Inghilterra, Galles, Scozia dovresti far gareggiare una squadra sola, che sia una delle tre, oppure una selezione unica che racchiuda i migliori atleti di tutte e tre, perchè a livello olimpico quella che partecipa è la Gran Bretagna, cui poi dovresti sommare anche quelli dell’ Irlanda del Nord, che fanno parte della GB, quindi l’ Irlanda non potrebbe partecipare con la squadra che va al Ns o alla RWC, ma soltanto con un team composto dai soli atleti dell’ EIRE; ne va da se che un torneo senza tutte le migliori dell’ emisfero nord non avrebbe senso, non ci rimane che aspettare e sperare che la Scozia riesca staccarsi dall’ Inghilterra e che l’ Ulster si riunisca alla legittima madrepatria, a quel punto il problema sarebbe minore perchè coinvolgerebbe soltanto i Sassenachs ed i loro lacchè gallesi.

          • Frank_BOBO scrive:

            a pensarci ci sono già i B&I Lions..non so se per il “United Kingdom” potrebbero giocare loro, finchè non si concretizza quello che hai detto sopra..

          • Hrothepert scrive:

            Perchè da essi dovresti decurtare i giocatori dell’ EIRE.

  7. Hrothepert scrive:

    Io comunque, quando ero bambino, a croquet ci giocavo!!!!

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