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Dati e statistiche del Sei Nazioni 2013 per capire il torneo 2014

Antonio Raimondi prende i numeri del torneo di un anno fa e ci racconta quello che le cifre dicono. E quello che nascondono

ph. Sebastiano Pessina

Il primo febbraio inizierà il Sei Nazioni 2014. C’è la voglia di credere che l’Italia possa partire dal quarto posto dello scorso anno, di quello che è stato definito il miglior Sei Nazioni di sempre, ma bisognerebbe dimenticarsi delle sconfitte nel tour di giugno contro Sudafrica, Samoa e Scozia, e un novembre in negativo con una vittoria su Figi e le sconfitte contro Australia e Argentina.
Dodici mesi in questo rugby è un periodo lunghissimo, nel quale cambiano regole o interpretazioni del regolamento, anche se alla fine i valori rimangono sempre gli stessi, tanto che il Galles ricopre il ruolo di favorito, all’inizio del torneo 2014, e Francia-Inghilterra della prima giornata è considerata uno spareggio, per definire lo sfidante al titolo.
L’Italia inizia proprio dal Galles, a Millenium Stadium di Cardiff, e il ricordo di Roma dello scorso anno è pessimo, forse la partita peggiore, in ballottaggio c’è la sconfitta con la Scozia a Edimburgo. Provare ad anticipare come sarà il torneo 2014 è una bella sfida perché ancora non ci sono dati sufficienti, per interpretare l’influenza che avrà la modifica della procedura d’ingaggio in mischia ordinata sullo sviluppo del gioco.

 

Guardando proprio alla mischia ordinata, l’Italia nel torneo dello scorso anno ha avuto la miglior percentuale di conquista (91%). Un dato che racconta una falsa storia, perché tiene conto della propria introduzione e non dice che ad esempio contro il Galles, da quella fase, abbiamo preso sei calci di punizione. I valori delle mischie saranno tutti da valutare alla luce delle nuovo procedimento d’ingaggio. C’è da sperare che funzioni ancora la rimessa laterale: nel 2013 abbiamo avuto la percentuale di conquista sul proprio lancio più alta del torneo (90%). Maledetto però quell’ultimo lancio in attacco a Twickenham contro l’Inghilterra. In sostanza dobbiamo imparare ad essere più efficaci con i palloni che gestiamo.
In termini di possesso medio, l’Italia ha avuto la quantità più alta (19 minuti e 9 secondi), ma come ormai sappiamo, l’equazione più possesso uguale a vittoria non funziona sempre. In sei partite la vittoria è andata alla squadra che ha avuto meno possesso e la Francia, che è arrivata ultima, ha avuto in media una dose di possesso pari a quella del Galles che ha vinto il torneo (18 minuti e 1 secondo per i francesi, un secondo in più per i gallesi). Il dato importante è la qualità del proprio pallone o, ancora meglio, la produttività, soprattutto in un torneo che ha avuto un aumento in termini di equilibrio (dieci delle quindici partite si sono concluse con un margine di 10 o meno punti) e una diminuzione delle mete segnate (37 è il dato più basso nella storia del Sei Nazioni).

 

Il 60% delle poche mete segnate nel 2013 hanno avuto origine da possesso conquistato in rimessa laterale o da calci. In termini di previsione, sarà interessante valutare, se effettivamente la nuova mischia ordinata si proporrà come un’efficace piattaforma di lancio (e di mete). Noi ci siamo fatti trovare impreparati a novembre con l’Australia, ma già contro l’Argentina è stata un’altra storia. Per essere competitivi, dobbiamo iniziare da lì, perché la mischia, oggi come ieri, ha un’influenza che travalica l’ambito tecnico-tattico. Forse, ma lo sapremo soltanto dopo l’analisi di fine torneo, la nuova mischia, potrebbe risolvere in parte il problema delle poche mete segnate.
Ne abbiamo già scritto in precedenza, ma l’aumentato sforzo in mischia, riduce la capacità degli avanti (in particolare i primi tre/cinque) di partecipare al gioco aperto. La squadra che attacca potrebbe ad esempio ritrovarsi con un minor numero di “ball carrier” a disposizione e una maggior difficoltà nel costruire un gioco multi fase. Ovviamente anche la difesa rischia di avere meno uomini a disposizione.

 

Guardando ai dati dello scorso anno, il 62% delle mete è stato preceduto da 3 o meno fasi, ma il Galles ha segnato il 77% delle mete con tre o più fasi. Quale sarà il dato alla fine del 2014? Noi dovremo valutarlo presto, alla prima giornata, a Cardiff in una partita che sarà tutta da scoprire. Jacques Brunel ha liberato la creatività azzurra, ma ora serve aumentare la capacità di scegliere, quando rischiare, per evitare di ritrovarsi nei guai: con il maggior numero di possesso abbiamo concesso una media di 13.2 calci di punizione a partita (soltanto la Scozia ha fatto peggio) e abbiamo concesso il più elevato numero di turn over (15.8).
Ma in questa selva di numeri, le cose che conteranno più di tutte saranno la condizione fisica, il Galles lo scorso anno ha segnato otto delle nove mete nel secondo tempo, la difesa, lo scorso anno abbiamo concesso una meta ogni dieci minuti e 24 secondi di possesso avversario. Per intenderci, il Galles ne ha concesse una media di una ogni 28 minuti. Dimentichiamo giugno, dimentichiamo novembre, perché il Sei Nazioni è tutta un’altra storia e  cerchiamo di ripartire dalle due vittorie del 2013. Forza azzurri.

 

di Antonio Raimondi


onrugby.it © riproduzione riservata

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14 risposte a “Dati e statistiche del Sei Nazioni 2013 per capire il torneo 2014”

  1. xnebiax scrive:

    Copio ed incollo quello che ho scritto ieri.

    Bisogna sistemare la difesa e la disciplina, limitare l’attacco avversario e imparare (e questa è la cosa più difficile) a cambiare repentinamente da difesa all’attacco.
    I primi due match serviranno per imparare tutte queste cose. E poi gli altri deciderà il campo.
    Vari giocatori devono sistemare le loro percentuali di errori nei placcaggi, devono riuscire ad essere avanzanti in difesa come lo sono state le Zebre contro Tolosa, e devono incrementare la loro capacità di arrivare veloci sui sostegni. Le partite si vinceranno o perderanno nel breakdown.
    Poi ci sono mischia e touche da far tornare punti di forza, ma non solo con la forza fisica ma anche con la malizia.
    Tutte queste cose mi sembrano fondamentali per non ripetere le figure di giugno e novembre.

  2. Rabbidaniel scrive:

    Difficile prendere a riferimento il torneo dell’anno scorso, con avversari in condizioni diverse e con noi senza il fardello di due finestre di TM a dir poco modeste. Si possono anche dimenticare giugno e novembre, ma i problemi tecnici restano quelli.

  3. Giovanni scrive:

    I numeri offrono spunti di riflessione, anche se, come talvolta accade, raccontano solo una parte della storia. Inoltre, quest’anno ci sono i cambiamenti in mischia che aggiungono motivi di incertezza in più. Ritengo che l’anno scorso si sia avuto un torneo atipico, in cui i valori sono stati un po’ rimescolati: Francia che arriva ultima (non succedeva da circa 30 anni), Irlanda che ha disputato gran parte del torneo con un numero enorme di infortunati, difese che hanno prevalso quasi sistematicamente sugli attacchi, contribuendo al livellamento. Credo che quest’anno assisteremo ad un andamento più regolare; l’unico punto di domanda è che resta da capire se e quante scorie siano rimaste nel fisico e nella mente dei giocatori impegnati coi Lions.

  4. frank scrive:

    io qualche spicciolo me lo gioco sulla Francia vincente. Stefo tu Irlanda?

  5. malpensante scrive:

    Se “Jacques Brunel ha liberato la creatività azzurra”, vuol dire che ne abbiamo meno di un paracarro. L’unica meta “giocata” che s’è vista negli ultimi due anni è quella di McLean, bellissima e che più lineare non si può. Ecco, gli desse un minimo di schemi e alternative nel game plan e li mettesse in campo decorosamente, magari ne vedremmo altre come quella.

  6. kinky scrive:

    Vacca boia alla prima c’è Francia-Inghilterra…i francesi son obbligati a vincere perché altrimenti dopo due giornate sono ancora a ZERO punti!!!! Giusto?!?

    • Katmandu scrive:

      e gli inglesi il turno dopo giocano la Calcutta Cup a Edimburgo con i vermicelli di murrayfield ;) , a seguire ospitano a Londra per la prima a twikenham, l’Irlanda di schmidt, loro hanno veramente un inizio torneo di M…..

  7. Alessandro scrive:

    Io mi accontenterei di cacciare in mezzo ai pali almeno il 90% delle trasformazioni e dei piazzati che troppe volte hanno fatto la differenza tra vittoria e sconfitta, lasciamo stare il resto. Io mi incazzo come una iena quando vedo giocatori come il mezzopenny gallese, Sexton ed altri cecchini più famosi buttarla dentro dalle posizioni più angolate mentre i nostri a turno falliscono da zone relativamente facili. Mi chiedo perchè una risorsa come Dominguez non sia mai stata chiamata in causa per ovviare a questa carenza che, in fin dei conti, è migliorabile solo con l’esercizio prolungato in mancanza di un talento specifico e, cosa non da poco, è l’unico fondamentale che porta punti in saccoccia visto che per noi fare una meta è come fare un parto quadrigemellare.

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