Italia-Sudafrica, Nicotera: “Vogliamo creare un’identità, i nuovi hanno alzato il livello”
Il capitano azzurro parla a poche ore dall'inizio del match contro gli Springboks
Italia-Sudafrica, Nicotera: "Vogliamo creare un'identità, i nuovi hanno alzato il livello" (ph Sebastiano Pessina)
Un Giacomo Nicotera visibilmente emozionato quello che si è presentato ai microfoni nella sala stampa dell’Allianz Stadium di Torino, a poche ore dal fischio d’inizio di Italia-Sudafrica, prima prova azzurra di questo impegnativo novembre, valida per la quarta giornata del Nations Championship.
Il tallonatore triestino sarà capitano della squadra, vista anche l’assenza per infortunio di Michele Lamaro e ha parlato non solo della sfida in programma contro gli Springboks campioni del mondo, ma anche di tutto quello che la Nazionale sta provando a costruire.
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Italia-Sudafrica, Nicotera: “Vogliamo creare un’identità, i nuovi hanno alzato il livello”
Queste le sue parole.
Sull’essere capitano e sulla partita: “Essere capitano di questo gruppo è un’emozione incredibile. Il coronamento di tanti anni di lavoro. Vero che ci sono tanti infortuni, i ragazzi ci mancano, ma i nuovi hanno alzato il livello degli allenamenti. C’è stata una fame collettiva che è quello che vogliamo creare come Nazionale, vogliamo creare un’identità. Non abbiamo magari tanta profondità, ma vogliamo che i nuovi si adattino a quelle che sono le richieste di chi è da tanto tempo nella squadra. Domani affronteremo i migliori del mondo, è bellissimo. Scenderemo in campo a volto scoperto e senza paura”.
Giocare a Torino: “Lo stadio è bellissimo, è emozionante. I tifosi sono caldi, magari l’orario non sarà dei migliori, ma è un’occasione stupenda. Chi abbiamo affrontato in questi tre anni ha reso le partite ancor più speciali”.
Miglioramenti in Top 14: “Sono contento per me, è uno stimolo di crescita, è una responsabilità essere uno dei leader del gruppo della squadra. Mi aiuta anche nella comunicazione e nella gestione del gruppo”.
Cosa ha portato incontrare Del Piero: “Sarebbe stato una grande apertura anche perché lui stesso si è definito un grande rompiscatole: è un ruolo in cui bisogna essere esigenti. Averlo è stato un onore, ha detto che non era presente per fare discorsi motivazionali, siamo noi stessi a metterci stress e pressione e non serviva aumentare questa sensazione. Il messaggio che ho ricevuto io è che la preparazione è fondamentale, ma c’è una percentuale fortissima di adattamento. In campo devi lasciarti andare e affidarti a te stesso e all’istinto e questo è stato un insegnamento molto bello. Se siamo qui è perché nessuno ci ha regalato questa maglia, c’è qualcosa in noi che ci ha portato dove siamo e dobbiamo fidarci delle nostre qualità”.
Cammino verso la Rugby World Cup 2027: “Personalmente ho una routine settimanale e ogni weekend devi farti trovare pronto, i Mondiali sono lontani anche se contro di loro giocheremo la prima gara ed è un pensiero che c’è già. Affrontiamo questa sfida con un senso di rivalsa, perché abbiamo giocato tre gare a luglio che non ci hanno soddisfatto come gruppo e quindi queste quattro gare serviranno per trovare la confidenza nel gioco e nel gruppo. Il risultato è una conseguenza, sarà conseguenza di quanto saremo disposti ad andare a fondo e di quanto metteremo in campo”.
Crescita del rugby in Italia: “A livello culturale penso sia importante quello che stiamo facendo come gruppo. Il rispetto verso la nostra nazionale cresce e sempre più persone si stanno appassionando e sentono parlare di noi. Già questo è positivo. Questo può magari cambiare la cultura italiana e il ruolo che ha al momento il rugby nell’immaginario italiano. Se iniziamo a far parlare di noi è una bella cosa per continuare a ispirare le persone intorno a noi”.
Sergio Parisse nello staff: “Siamo molto più guidati nelle opzioni della touche, Sergio ha molto tempo nel curare tutti i dettagli. Ho notato che ha portato un po’ di difesa “alla francese”. Mi piace questo. Ha portato qualcosa di nuovo e sta curando molti dettagli”.