Italia, Gonzalo Quesada spiega le scelte di formazione e le esclusioni per la sfida col Sudafrica
Il tecnico ha approfondito tutte le sue decisioni in conferenza stampa, parlando anche di quando si potrà vedere in campo Domingo Miotti
Italia, Gonzalo Quesada spiega le scelte di formazione e le esclusioni per la sfida col Sudafrica (ph. Sebastiano Pessina)
Quella che l’Italia schiererà contro il Sudafrica è una formazione per certi versi non facile da decifrare, ma che Gonzalo Quesada ha come sempre spiegato e raccontato con grande chiarezza in conferenza stampa, entrando nel dettaglio di tutte le decisioni prese. Il tecnico azzurro è partito dalla scelta di portare in panchina alcuni elementi chiave della Nazionale come Fischetti, Vintcent e Zuliani, e ha spiegato il perché.
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“Capisco che si possa avere un’interpretazione diversa, ma abbiamo messo la miglior squadra disponibile, in tutti i ruoli. Capisco che vedere in panchina alcuni giocatori che siamo abituati a vedere sempre titolari possa sorprendere, ma prendiamo l’esempio di Fischetti: viene da 6 partite consecutive, abbiamo ritenuto fosse meglio non fargliene fare altre 4 di fila da titolare. Per quanto riguarda il mediano di mischia, abbiamo scelto Fusco perché arrivava nelle migliori condizioni di preparazione, mentre Varney ha dovuto fare avanti e indietro dall’Inghilterra, così come molti altri. Altri invece come Zuliani hanno giocato poco e non sono ancora al 100% e non hanno 80 minuti” ha spiegato Quesada.
La questione degli 80 minuti
Proprio il discorso della tenuta sugli 80 minuti è stato il più ribadito da Quesada lungo la conferenza stampa. Contro il Sudafrica è necessario che tutti i giocatori (in particolare i trequarti, considerando la panchina 6+2) schierati dall’inizio possano potenzialmente reggere 80 minuti, e questo è stato un fattore importante nella scelta del XV di partenza, come nel caso di Mirko Belloni, titolare ad estremo: “Mirko si è allenato veramente bene, ha lavorato tanto e quello che i ragazzi fanno in allenamento conta tantissimo nella scelta della formazione. Allan arriva da tre settimane di infortunio, ha iniziato a correre a inizio settimana scorsa e si allenato con la squadra solo da venerdì scorso. Non era in condizione di fare 80 minuti, e contro il Sudafrica non potevamo non fare il 6+2 e quindi non possiamo non schierare dall’inizio dei trequarti che sappiamo dall’inizio che non possono fare 80 minuti. Inoltre abbiamo deciso di spostare Capuozzo all’ala perché tra impegni all’estero e motivi personali si è allenato poco con noi, quindi volevamo metterlo in campo perché sta molto bene ma in un ruolo diverso da quello di estremo, che è più complicato”
La stessa logica ha riguardato anche la scelta del centro da affiancare a Marin. Alla fine Quesada ha scelto Paolo Odogwu, motivando la decisione: “Con Brex, Menoncello e Bertaccini fuoir avevamo due 13 a disposizione che sono Mori e Odogwu, Paolo ha giocato quasi tutte le partite del Benetton finora e contro Edimburgo ha fatto una bellissima partita, di alto livello, mentre Mori nelle ultime 7 partite ha giocato soltanto 2 incontri, quindi fare un 6+2 schierando un giocatore che siamo certi possa fare 80 minuti sarebbe stato un doppio rischio. Come detto, in queste condizioni abbiamo bisogno di schierare titolari solo giocatori che possono fare tutta la partita. E poi, per quello che abbiamo visto in allenamento abbiamo considerato Odogwu la scelta migliore, Mori ha lavorato bene e ha fatto due ottime settimane ma dobbiamo ‘accompagnarlo’ nella capacità di fare 80 minuti”.
L’arrivo di Domingo Miotti
A Quesada è stata posta anche una domanda su Domingo Miotti, e il tecnico ha spiegato come si è arrivati a portarlo in azzurro e anche quando – verosimilmente – potremo vederlo scendere in campo: “Quando ho firmato per l’Italia ho ricevuto tanti messaggi, tra cui quello di Domingo che inizialmente mi ha fatto i complimenti per il modo in cui parlavo italiano. Inizialmente era uno scherzo, poi la conversazione si è fatta più seria e mi ha fatto capire che avrebbe voluto giocarsi l’opportunità di essere convocato per l’Italia: lo abbiamo seguito lungo tutto l’ultima stagione. Lui entra per far parte del gruppo, ma non è previsto che giochi né questa né la prossima partita con l’Argentina: prima di tutto perché è tornato ad allenarsi da poco dopo un infortunio, la settimana prossima sarà solo la prima completa col gruppo quindi non sarà pronto. Abbiamo altri giocatori che sono qua da più tempo e quindi sono scelte più logiche per queste partite, né io né Domingo vogliamo forzare i tempi. Si allenerà due settimane e poi valuteremo come sta e se potrà entrare in squadra nella terza o nella quarta partita”.
L’esordio di Locatelli
In campo a Torino ci sarà anche Samuele Locatelli, all’esordio assoluto in azzurro: “Locatelli è da un anno nel gruppo dell’Italia, perché aveva fatto delle stagioni di altissimo livello a Viadana e mi aveva impressionato già guardando la Serie A Elite. Sono stato molto d’accordo con l’idea di portarlo alle Zebre, dove ha confermato di essere al livello dell’URC e di affrontare i migliori in Europa e in Sudafrica, quindi ha già giocato contro quelli contro cui giocherà sabato. Senza Lamaro, che è l’altro grande competitor per la maglia numero 7, abbiamo pensato che Locatelli fosse quello nelle migliori condizioni per iniziare una partita di tale intensità, anche perché come detto non siamo sicuri che Zuliani possa fare 80 minuti. Questa estate Samuele è rimasto fuori per un soffio dal tour estivo, ma ha fatto una bellissima prestagione e un ottimo inizio di campionato, quindi convocarlo nei 33 era doveroso, e poi ha dimostrato di poter esordire anche in una partita così difficile. E la reazione di felicità della squadra quando lo abbiamo inserito nella formazione titolare mi ha dato ulteriore conferma che fosse la scelta giusta”.
Sulla formazione del Sudafrica
“Non succede spesso che il Sudafrica metta la miglior squadra contro l’Italia, e il fatto che lo facciano nonostante poi giochino di venerdì – quindi con un giorno di riposo in meno – con la Francia è un segnale di grande rispetto. Erasmus è il miglior allenatore al mondo ed è sempre stato molto gentile verso l’Italia e verso di me personalmente, e questo fa molto piacere, e so che è quello che pensa perché me lo dice ogni volta che ci vediamo. Conosce la realtà della nostra nazionale e conosce le nostre sfide, quindi sa valutare molto bene le nostre performance. Se vogliamo essere davvero in partita dobbiamo essere al massimo livello e allo stesso tempo cercare strategie, movimenti e modi di giocare diversi, più imprevedibili. L’anno scorso in due partite su tre siamo riusciti a competere, a Torino a 10 minuti dalla fine eravamo 20-14” ha concluso Quesada.
Francesco Palma