Sergio Parisse in top 5 dei più grandi numeri 8 di sempre per i britannici di Ruck
La testata inglese inserisce l’ex capitano azzurro tra i migliori interpreti di sempre del ruolo. Un riconoscimento che arriva mentre Parisse continua a incidere sul rugby italiano, oggi da assistente allenatore della Nazionale
Sergio Parisse tra i più grandi numeri 8 di sempre: per i britannici di Ruck - Ph. S. Pessina
La testata britannica Ruck ha inserito l’ex capitano dell’Italia al quinto posto nella classifica dei migliori numeri 8 di sempre, premiandone il valore tecnico assoluto e il peso avuto per quasi due decenni dentro il rugby azzurro. Parisse interpretava il ruolo di numero 8 con una prospettiva che sarebbe moderna e visionaria anche se giocasse tutt’ora, figurarsi ai tempi in cui calcava i campi di tutto il mondo. Ha raccolto tanto a livello di club e di carriera personale, ma sicuramente poco in termini di trofei con la nazionale, a cui ha tuttavia contribuito sensibilmente in termini di crescita per raggiungere il livello a cui si è attestata. Non è un caso, infatti, che sia nello staff di Quesada come tecnico degli avanti, un valore aggiunto che porterà innovazioni e attenzione ai dettagli per un pacchetto già altamente competitivo.
Il giudizio di Ruck su Parisse
Il ritratto tracciato dalla testata inglese è molto netto. Secondo Ruck, se Parisse fosse nato in Nuova Zelanda o in Sudafrica avrebbe con ogni probabilità anche una medaglia da campione del mondo. Invece, si legge, ha trascorso quasi vent’anni a trascinare l’Italia in alcune delle sue stagioni più complicate, riuscendo comunque a restare uno dei migliori giocatori del pianeta. Il pezzo ne sottolinea le qualità da portatore di palla, la tecnica nell’offload e la leadership, fino a una sintesi molto forte: pur senza grandi trofei, “sul puro piano delle qualità, pochi numeri 8 sono mai stati più completi”.
Gli altri quattro nomi scelti davanti a lui
Il quinto posto di Parisse lo colloca immediatamente alle spalle di quattro giganti del ruolo, scelti da Ruck per completare la parte altissima della graduatoria. Davanti all’azzurro compaiono infatti Zinzan Brooke, Kieran Read, Imanol Harinordoquy e Lawrence Dallaglio, nomi che raccontano epoche, stili e scuole rugbistiche diverse ma accomunate da impatto internazionale, trofei e lunga continuità al vertice. La presenza di Parisse in questo gruppo ristretto dice molto del rispetto tecnico che continua a circondarlo fuori dall’Italia: non un semplice omaggio alla carriera, ma l’inserimento in una cerchia storica di specialisti del ruolo.
Oggi Parisse continua a incidere nello staff azzurro
Il riconoscimento arriva in un momento in cui Parisse è ancora pienamente dentro il rugby italiano, anche se con un ruolo diverso. L’ex numero 8 oggi fa parte dello staff tecnico della Nazionale e rappresenta un raccordo prezioso tra esperienza internazionale, cultura del dettaglio e trasmissione di leadership ai giocatori più giovani. La sua figura, quindi, non appartiene soltanto alla memoria recente del rugby azzurro, ma continua a pesare anche nel presente, dentro il lavoro quotidiano della squadra.
Un posto nella storia che va oltre i trofei
Proprio qui sta il senso più profondo della scelta di Ruck. Parisse non viene celebrato per ciò che ha vinto con una grande potenza del rugby mondiale, ma per essere riuscito a imporsi comunque come uno dei giocatori più completi e riconoscibili del suo ruolo. Più di 140 caps, una carriera di altissimo livello e la capacità di restare centrale anche nei contesti più difficili spiegano perché il suo nome continui a comparire nelle classifiche che contano. Per l’Italia è un motivo d’orgoglio; per il rugby internazionale, ormai da tempo, è una constatazione.
Simone Zivillica