Bufera in Inghilterra per le scelte di Borthwick, Care: “Convocare un equiparato sudafricano non è giusto”
Il commento dell'ex mediano di mischia inglese. Tra pragmatismo tecnico e identità nazionale, il caso divide stampa, opinione pubblica ed ex eccellenti del XV della Rosa
Bufera in Inghilterra per le scelte di Borthwick, Danny Care: "convocare un equiparato sudafricano non è corretto" - ph. Sebastiano Pessina
Le convocazioni per il camp di preparazione al Nations Championship di Steve Borthwick per l’Inghilterra – com’era pronosticatile – hanno scatenato non poche polemiche tra le colonne dei quotidiani inglesi e i microfoni dei tanti podcast a tema rugby. Tra le tante, il Telegraph ha titolato che Benhard Janse van Rensburg (il centro 29enne equiparato sudafricano convocato dal ct della nazionale) sia inglese tanto quanto il biltong, ossia la carne essiccata che in Sudafrica è uno snack molto diffuso. Insomma, l’intellighenzia British del rugby, di carne essiccata ne vorrebbe sentir parlare solo in trasferta, invece si trova a dover fare i conti con una convocazione che era sicuro avrebbe fatto maturare più di qualche malumore.
Le parole di Danny Care contro le scelte del ct inglese Steve Borthwick
L’ex mediano di mischia inglese – 101 caps in nazionale e più di 100 mete con gli Harlequins di Londra in Premiership – dai microfoni del podcast Rugby Union Weekly della BBC non ci ha girato intorno e ha confessato di non essere convinto dalla chiamata di Van Rensburg: “Non mi convince togliere l’opportunità a Max Ojomoh o Ollie Lawrence. Che sia una questione di personalità o di aspetti tecnici, si tratta di due giovani inglesi che hanno sempre sognato di giocare per l’Inghilterra. So che Janse van Rensburg è qui da cinque anni e che è eleggibile tramite residenza, ma credo che giocare a livello internazionale debba essere qualcosa di più esclusivo di questo”.
La scelta di Borthwick punta, probabilmente, a voler colmare il gap in mezzo al campo lasciato dall’oddio di Manu Tuilagi alla Rosa Rossa. La ricerca, quindi, è quella di un numero 12, o 13, di peso e presenza fisica importante. Caratteristiche che, evidentemente il ct inglese non trova in Ollie Lawrence e Max Ojomoh, elementi già impiegati nelle precedenti finestre internazionali, ma che non lo hanno convinto abbastanza da essere inseriti nel gruppo, nemmeno questo allargato di 42 giocatori. Del resto, le polemiche possono essere comprensibili, considerato che in Inghilterra militano poco meno di 350mila rugbisti in più di 2mila club.
Care, al di là della difesa di Lawrence e Ojomoh, sottintende proprio questi numeri nel suo attacco alle scelte dello staff inglese, oltre all’aspetto tecnico. La coppia di centri del Bath Ojomoh-Lawrence, infatti, è sia ben rodata che decisamente solida dal punto di vista fisico. Ojomoh fa segnare 98kg alla bilancia e 184cm e milita nel Bath dal 2016 (dall’under 16 per capirsi), Lawrence, allo stesso tempo, arriva a 104kg e “solo” 180cm. Dal canto suo Van Rensburg vanta 102kg e sfiora i 190cm. Non è, quindi, un tema meramente fisico, ma più di approccio strategico al ruolo che il sudafricano interpreta in maniera più abrasiva e impattante dei colleghi di Bath – almeno agli occhi di Borthwick.
Care, dal canto suo, non è proprio l’ultimo arrivato – come non lo è Borthwick, sia chiaro. Infatti, sempre ai microfoni del podcast della BBC ha ammesso di comprendere le ragioni tecniche alla base della selezione, ma si è comunque dichiarato a disagio con il principio stesso di questa scelta.
“Se sei Steve Borthwick e non hai ancora certezze nel ruolo dei centri, posso capirlo. Credo che sia un grande giocatore e abbia fatto ottime cose nel campionato negli ultimi anni (Van Rensburg è in forze ai Bristol Bears da 5 anni, ndr) ma penso che possa essere la differenza per far vincere l’Inghilterra la Coppa del Mondo il prossimo anno? Purtroppo no. Non voglio essere cattivo o xenofobo in alcun modo, ma non mi convince”.
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L’ex mediano, poi, ha messo in dubbio quanto rappresentare l’Inghilterra possa significare intimamente per il centro sudafricano rispetto a giocatori cresciuti con il sogno di indossare quella maglia. “Ha giocato con il Sudafrica Under-20 e il suo sogno era giocare con gli Springboks – ha proseguito Care – ma ora che è eleggibile qui, è diventato: ‘Ma sì, giocherò per l’Inghilterra’”.
E ancora: “credo che per Ojomoh o Lawrence quella maglia significhi molto di più, rappresentando il proprio Paese, rispetto a Janse van Rensburg che rappresenta una nazione in cui ha giocato solo per pochi anni. […] “Non sto cercando in alcun modo di essere cattivo o xenofobo, ma questa cosa non mi convince.”
La linea dello staff tecnico appare sempre più orientata a un approccio pragmatico, con maggiore apertura verso giocatori eleggibili secondo i criteri World Rugby e una valutazione costante della competitività immediata della squadra, anche in funzione del prossimo Nations Championship. Infatti, l’altro lato della medaglia è che quel giocatore non sarà più eleggibile per il Sud Africa una volta vestita la maglia con La Rosa rossa sul petto. Discorso certamente cinico e che, altrettanto certamente, non è l’obiettivo – quantomeno primario – di Steve Borthwick.
L’Inghilterra sarà attesa nei prossimi mesi da un calendario impegnativo contro Sudafrica, Fiji e Argentina, test utili per valutare la tenuta del progetto e l’inserimento dei nuovi elementi. Le scelte di Borthwick restano comunque al centro del dibattito pubblico, tra chi apprezza la flessibilità del percorso e chi invece critica l’apertura crescente a giocatori naturalizzati o eleggibili da altri sistemi. Come fanno notare dal Times, però, cercare giocatori non inglesi eleggibili per l’Inghilterra piuttosto che pensare agli inglesi che giocano oltremanica (basti pensare al fortissimo e inamovibile dalla rosa di Tolosa Jack Willis ma anche a Owen Farrel) può sembrare poco coerente o comunque indica una direzione che fatica a piacere.
Simone Zivillica