Nations Championship: un Giappone che cambia pelle aspetta l’Italia

Un ricambio generazionale in atto, un c.t. che non ha bisogno di presentazioni e una squadra ostica per tutti: i Brave Blossoms puntano al colpaccio con gli Azzurri

Giappone (AFP)

Nations Championship: un Giappone che cambia pelle aspetta l'Italia (ph. Paul Faith / AFP)

Il fischio d’inizio è in programma nel pomeriggio di Tokyo, quando in Italia saranno ancora le 10 e 40 del mattino, sono infatti sette le ore di fuso orario tra noi e il Giappone.

Allo stadio Chichibunomiya Rugby Stadium di Tokyo (capienza per oltre 27mila tifosi, intitolato a Yasuhito, principe Chichibu, fratello minore dell’imperatore Hirohito: dai, un po’ di storia non fa mai male) il 4 luglio si affronteranno Italia e Giappone nella partita che segna il debutto degli azzurri nella prima edizione del  nuovo Nations Championship. Per la squadra allenata da Quesada ci saranno poi gli impegni contro gli All Blacks (11 luglio a Wellington) e l’Australia (Perth, il 18 luglio).

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Un tour molto impegnativo per la qualità degli avversari, per le lunghissime trasferte e perché per noi arriva al termine della stagione mentre Nuova Zelanda, Wallabies sono praticamente all’inizio e il Giappone più o meno a metà.

Un tour impegnativo anche perché l’Italia è chiamata a dare conferma di quanto di buono ha fatto vedere sia nei test match autunnali che – soprattutto – al Sei Nazioni, concluso un paio di mesi fa. Insomma, le aspettative non mancano.

Sulla carta la partita con il Giappone è la più abbordabile, ma è davvero così? Il bilancio degli incontri tra le due nazionali è decisamente a favore dell’Italia, che ha vinto 8 dei 10 scontri diretti finora giocati. L’ultimo ko risale al giugno del 2018 (34 a 17 a Oita, gestione Conor O’Shea).

La squadra asiatica ha vinto una sola gara delle ultime 5 giocate, a Tblisi contro la Georgia, ma va anche detto che i 4 ko precedenti sono arrivati contro Irlanda, Sudafrica, Galles e Australia, e contro le ultime due è stata sfida punto a punto o quasi. Il ct è Eddie Jones, uno che non ha bisogno di presentazioni, e che è alla sua terza volta sulla panchina nipponica.

Il Giappone è nel pieno di una mutazione generazionale: a inizio anno è stata diramata la lista della Prelimary Squad per il 2026. In tutto 55 giocatori, ma 32 di loro non arrivano a 10 caps, compresi 12 debuttanti assoluti. Nella lista ci sono in tutto solo 11 atleti che erano presenti tra i convocati del Mondiale 2023 (di questi sono 8 quelli scesi in campo – da titolari o nel corso della gara – nell’ultima partita di quel torneo, persa contro l’Argentina).

Non mancano giocatori esperti, anzi: tra gli avanti il pilone Keita Inagaki vanta 53 presenze in nazionale, sono 32 per il seconda linea Warner Dearns, 92 per Michael Leitch, che di lavoro fa il terza linea. Tra i trequarti spiccano i 38 caps del centro Dylan Riley, i 29 dell’apertura Seungsin Lee e i 26 dell’altro centro Tomoki Osada. Da tenere d’occhio il mediano di mischia Naoto Saito, che gioca a Tolosa (ok, poco, quest’anno solo 9 presenze e 2 da titolare, ma provate voi a farvi ingaggiare da un club così importante…)

Un bel mix di giovani e senatori. Alla partita contro gli azzurri il Giappone arriverà dopo aver sfidato i Maori All Blacks a Nagoya, il 27 giugno. Dopo l’Italia i Brave Blossom affronteranno la Francia (18 luglio, a Tokyo) e l’Australia (l’8 agosto a Osaka). L’Italia parte favorita, ma bisognerà fare grande attenzione.

Il Grillotalpa

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