Franchigie in crisi e tanti dubbi sulle convocazioni: per l’Australia due mesi complicati con l’Italia all’orizzonte

Il Super Rugby di quest'anno rischia di trasformarsi in un fallimento, e a luglio c'è l'Irlanda (e poi gli Azzurri) con i Wallabies che ancora non hanno trovato una quadra

Franchigie in crisi e tanti dubbi sulle convocazioni: per l'Australia saranno due mesi complicati

Franchigie in crisi e tanti dubbi sulle convocazioni: per l'Australia saranno due mesi complicati (ph. Sebastiano Pessina)

Se a livello economico l’Australia ha risolto molti problemi grazie al tour dei Lions, che ha permesso alla federazione di tornare col bilancio in pari dopo anni complicati, sul campo la situazione è ancora molto complicata, dalle franchigie del Super Rugby fino alla Nazionale dei Wallabies.

Per la prima volta dal 2009 infatti tutte le franchigie australiane rischiano di rimanere fuori dalle prime quattro in classifica. Con l’aggravante che 17 anni fa nel torneo c’erano ancora le quattro corazzate sudafricane, mentre adesso il torneo è formato da 5 neozelandesi, 4 australiane e 2 isolane di cui una, i Moana Pasifika, che sparirà al termine della stagione. Al momento tutto porta verso un dominio neozelandese, dopo la sconfitta dei Reds per 31-21 contro i Chiefs che ha ulteriormente complicato le cose.

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Per il Super Rugby questo potrebbe essere un problema serio: non solo perché complicherebbe le cose dal punto di vista della competitività, che già non è altissima con almeno 3 neozelandesi che ogni anno fanno un campionato a parte, ma anche dal punto di vista economico. Non avere squadre australiane nelle semifinali playoff significherebbe un danno enorme in termini di diritti televisivi, considerando che a quel punto pochissime persone in Australia guarderanno le partite più importanti.

Proprio per questo il Super Rugby – che tornerà a 10 squadre il prossimo anno – sta pensando di riproporre il sistema a conference presente quando c’erano ancora le sudafricane, con due squadre australiane che quindi si qualificherebbero automaticamente alle semifinali.

Tutto questo si ripercuote in modo allarmante sulla Nazionale australiana, che dopo un’estate in cui sembrava essere tornata competitiva – una vittoria sui Lions e una sul Sudafrica – è crollata clamorosamente nelle Autumn Nations Series, e in totale ha perso 7 delle ultime 8 partite giocate tra Rugby Championship e test autunnali.

Australia: i dubbi sulle convocazioni

In Australia si parla addirittura di “ricostruzione lunga 5 o 10 anni”, perché la rosa a disposizione di Les Kiss – nuovo allenatore dopo l’addio di Joe Schmidt – appare molto poco profonda, al di là dei titolari di indiscussa qualità. Bisogna però ripartire dal livello delle franchigie, al momento troppo basso per competere: i Waratahs hanno perso contro gli Highlanders una sfida chiave per rimanere in corsa per i barrage tra le prime 6, ma a colpire (oltre al parziale di 28-7 subito nel primo tempo, prima di una mezza rimonta in superiorità numerica che però non ha cambiato le cose) sono soprattutto le prestazioni dei giocatori del giro della Nazionale.

Aukuso-Suaalii, una delle stelle Wallabies, è parso in grandissima difficoltà difensiva. Tutta la mischia ha sofferto e anche giocatori come Pete Samu sono parsi molto sotto al loro livello. La stampa australiana si è concentrata soprattutto su Suaalii, che forse per la prima volta è stato seriamente messo in discussione dopo due anni in cui anche le sue prestazioni altalenanti erano sempre state perdonate in virtù del suo indiscusso talento.

Secondo la stampa australiana Kiss sta pensando comunque di schierarlo almeno all’inizio del Nations Championship, contro l’Irlanda il 4 luglio, ma “si tratta di una selezione basata più sulla reputazione che sulla forma attuale”. Stanno infatti salendo le quotazioni del prossimo centro del Benetton, Josh Flook, mentre l’altro posto ai centri sembra già ipotecato dal solito Len Ikitau, titolare inamovibile. L’impressione è che Kiss possa optare per una prima scelta più conservativa contro gli irlandesi, con una formazione vicina a quelle viste nel 2025, per poi iniziare un percorso di rinnovamento a partire dalle sfide contro Giappone e Italia, che chiuderanno la sessione estiva.

E poi c’è il problema del mediano di mischia, il ruolo dove i Wallabies fanno forse più fatica a trovare competitività. Sempre rimanendo in ambito Waratahs, Jake Gordon non ha brillato lungo la stagione – tantomeno in Nazionale – mentre salgono le quotazioni di Lonergan, che però Joe Schmidt non “vedeva” particolarmente, tanto che nei test match autunnali ha messo insieme 28 minuti sommando i 3 scampoli di partita giocati con Inghilterra, Italia e Irlanda. Tra i candidati a una maglia Wallabies c’era anche Henry Robertson, numero 9 dei Western Force, infortunatosi proprio nel momento migliore.

Francesco Palma

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