Italia femminile, Beatrice Rigoni: “Contenta di essere tornata in azzurro, contro gli USA servirà tanta fisicità”
L'esperta giocatrice tornata stabilmente in azzurro traccia le linee per la doppia sfida contro gli Stati Uniti
Italia femminile, Beatrice Rigoni: "Contenta di essere tornata in azzurro, contro gli USA servirà tanta fisicità" (Ph. Sebastiano Pessina)
Verso la doppia sfida contro gli Stati Uniti delle WXV Global Series, la nazionale italiana femminile è pronta a calarsi in un impegno tosto, soprattutto perché si giocherà in trasferta dapprima nella notte fra il 17 e il 18 ottobre e poi il 24 ottobre.
Italia femminile, Beatrice Rigoni: “Contenta di essere tornata in azzurro, contro gli USA servirà tanta fisicità”
A fare il punto della situazione in casa azzurra, con la squadra che nel mese di settembre ha raccolto una vittoria (con il Giappone) e una sconfitta (con il Sudafrica) è stata Beatrice Rigoni: veterana di lungo corso che però ha vissuto un riallacciamento alla nazionale dopo un anno di assenza dal gruppo.
Sul rientro in Nazionale: “Non nego che sia una cosa che ho desiderato per tanto tempo. Era quasi un anno, anzi forse più di un anno, che non stavo con il gruppo. I primi giorni mi sono sentita come le ragazzine che arrivano con i primi cap, quindi è stato un po’ particolare. Poi, però, ci siamo riprese velocemente e sono sicuramente felice e orgogliosa di poter essere di nuovo qui. Il cambiamento fa parte della vita e sicuramente mi fa piacere poterne fare parte”.
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Sulla nazionale USA, in generale: “Secondo me hanno ritrovato entusiasmo. Hanno cambiato allenatore e sono molto soddisfatte del lavoro che sta facendo, quindi sono state sicuramente rinvigorite dal cambiamento. Storicamente, le ragazze americane sono atlete molto performanti, quindi sarà interessante giocare contro ragazze con le quali normalmente gioco insieme”.
Sulla prima linea e sulla fisicità delle statunitensi: “La prima linea è importante, con giocatrici di esperienza e molte partite alle spalle. Credo che, nel loro modo di giocare, vogliano cercare di metterci un po’ in difficoltà, ma ci faremo trovare pronte. Abbiamo lavorato in settimana per migliorare sotto questo aspetto, pur non essendo fisicamente strutturate come loro. Cercheremo di rispondere con maggiore precisione tecnica a ragazze che sono indubbiamente un po’ più fisiche di noi.
Sul cambio di allenatore dell’Italia: “Come in tutti i processi di cambiamento, c’è un momento di assestamento in cui tante cose devono essere assimilate bene prima di risultare efficaci. Sicuramente alcune siamo riuscite a dimostrarle e a eseguirle subito bene, mentre altre hanno bisogno di un tempo fisiologico maggiore, che non dubito arriverà. Credo che ci stiamo prendendo queste partite anche per usare questo tempo al meglio e arrivare pronte ai prossimi appuntamenti”.
Sul gioco proposto: “Sappiamo bene chi siamo e cosa vorremmo diventare, quindi l’obiettivo è cercare di ridurre al minimo il tempo necessario perché ciò avvenga. Detto questo, è fisiologico che serva un po’ più di tempo per fare in modo che tutti questi meccanismi diventino il più fluidi possibile. Quello è l’obiettivo: una volta raggiunto, vogliamo essere molto, molto fluide. Cerchiamo di arrivarci il prima possibile.
Il ko con il Sudafrica: “Le statistiche bisogna saperle leggere, perché ovviamente un placcaggio mancato ha un peso molto diverso a seconda di dove avviene e del contesto. Sono tutti aspetti che stiamo analizzando e che abbiamo già analizzato. Siamo una squadra giovane, quindi non c’è lezione migliore che imparare sulla propria pelle come gestire determinati momenti. È indubbio che alcune frazioni di partita contro il Sudafrica ci abbiano penalizzato, ma abbiamo capito dove abbiamo sbagliato. L’obiettivo è saperci trovare nuovamente in quelle situazioni ed evitare di ripetere gli stessi errori”.
Sugli inserimenti in squadra di nuove compagne e sulle giovani che arrivano dal Campionato Italiano: “Come sempre, c’è un primo momento in cui si entra un po’ in punta di piedi, ma sono ragazze pronte a impegnarsi e spero di poter fare lo stesso con loro. Sicuramente il vantaggio di aver potuto fare un’Under 21 le ha già messe di fronte a partite di livello internazionale. Io, per esempio, non ho mai avuto l’opportunità di giocare in un’Under 21 e ho dovuto confrontarmi subito con il rugby di alto livello, prendendo anche delle belle sberle all’inizio. Può fare bene, può fare male, chi lo sa. Però credo che potersi confrontare con un livello così alto il prima possibile faccia solo bene. Auguro a tutte che la loro voglia di imparare non si fermi”.