Chi ospiterà la Rugby World Cup 2035? Tre candidature ufficiali e alcuni outsider. E l’Italia…
Planet Rugby ha fatto il punto della situazione a un anno dalla decisione di World Rugby, prevista per novembre 2027
Chi ospiterà la Rugby World Cup 2035? Tre candidature ufficiali e alcuni outsider. E l'Italia...
Mentre si avvicina la Rugby World Cup 2027 in Australia e tutti sanno che quella del 2031 si giocherà negli USA, è il momento di porsi un’ulteriore domanda: chi ospiterà la Rugby World Cup 2035? Al momento, come riporta Planet Rugby, ci sono quattro nazioni candidate e altre che hanno manifestato interesse pur non presentando proposte ufficiali, e si parla anche dell’Italia.
World Rugby al momento si trova infatti nella fase di valutazione delle proposte: nei prossimi mesi la federazione mondiale visiterà tutte le sedi che hanno presentato una candidatura ufficiale e farà le sue valutazioni, prima di annunciare formalmente il Paese ospitante nel novembre 2027. Quindi, c’è ancora un anno di tempo per portarsi a casa il Mondiale.
Come già scritto anche da OnRugby in relazione alla candidatura di diversi Paesi sudamericani insieme, World Rugby ha confermato che prenderà in considerazione anche candidature congiunte di diverse Nazioni, vista la crescente complessità nell’organizzazione di tornei di livello mondiale e l’aumento della domanda da parte dei tifosi.
Le candidature europee
Il CEO di World Rugby, Alan Gilpin, ha aperto alla possibilità che la Rugby World Cup 3035 si giochi in Europa, nell’ottica di una rotazione dopo due Mondiali molto lontani: “Qualche anno fa abbiamo preso alcune importanti decisioni strategiche scegliendo di portare i tornei maschili e femminili in Australia e di fare lo stesso negli Stati Uniti. Ora dobbiamo pensare all’equilibrio e valutare se riportare il torneo maschile del 2035 e quello femminile del 2037 in Europa. Non avevamo mai affrontato strategicamente questo tipo di discussione all’interno di World Rugby, ma probabilmente è questa la direzione che dovrà prendere”.
Queste dichiarazioni hanno portato chiaramente molte Nazioni europee a farci un pensiero. La prima è stata la Spagna, che ha annunciato una candidatura ufficiale nell’aprile del 2026 e ha aperto un dialogo con il governo spagnolo e la Liga calcistica per avere la disponibilità di stadi iconici come il Santiago Bernabeu di Madrid e il Camp Nou di Barcellona.
E l’Italia? Se n’era parlato nel 2023, quando dopo un comunicato della FIR annunciò che “l’organo di governo del rugby italiano intende lavorare in sinergia con la FIGC e con tutti gli stakeholder coinvolti per garantire che il processo di ammodernamento degli stadi individuati nel dossier tenga nella dovuta considerazione le esigenze del rugby internazionale d’élite, condizione essenziale per poter presentare, nell’immediato futuro, una candidatura italiana per le Coppe del Mondo di rugby 2035 maschile e 2037 femminile”. Al momento, però, Planet Rugby spiega che l’Italia non è entrata ufficialmente in corsa per il Mondiale 2035.
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La candidatura sudamericana
In ordine di tempo, l’ultima candidatura ufficiale è arrivata dal Sudamerica, con Argentina, Uruguay, Cile e Brasile che vorrebbero ospitare l’edizione 2035 della Rugby World Cup. Da un lato, considerando la storia dell’Argentina e la crescita rugbistica degli altri Paesi (soprattutto Uruguay e Cile), la candidatura poggia su solide basi, dall’altro appare particolarmente difficile che dopo USA 2031 World Rugby assegni un altro Mondiale in America, seppure nel sud questa volta.
Nonostante questo, il CEO di Sudamerica Rugby Marcello Calandra è particolarmente convinto della candidatura: “La presentazione della nostra candidatura per ospitare la Coppa del Mondo di rugby dimostra quanto sia unita la nostra regione, che lavora insieme perseguendo obiettivi comuni. Siamo convinti di aver fatto tutto il necessario per convincere World Rugby di tutti gli aspetti positivi che possiamo offrire come Paese ospitante. Abbiamo il sostegno dei nostri governi nazionali e regionali e delle comunità rugbistiche dei quattro Paesi, che hanno spinto con enorme passione”.
La candidatura del Giappone
L’altra candidatura ufficiale è quella del Giappone, che ha già ospitato con grande successo la Rugby World Cup 2019 e ha spiegato in una nota di star lavorando a un possibile secondo Mondiale. “La Japan Rugby Football Union è lieta di annunciare la creazione del ‘Rugby World Cup 2035 Bid Advisory Committee’ e lo svolgimento della sua prima riunione oggi, 25 settembre” aveva scritto la Federazione giapponese in un comunicato due settimane fa: “Il comitato è stato costituito per portare avanti la candidatura del Giappone a ospitare la Coppa del Mondo di rugby 2035, operando secondo un modello ‘All-Japan’ che riunisce governo nazionale, amministrazioni locali, mondo dello sport, ambienti politici ed economici e comunità locali”.
La candidatura del Medio Oriente
Nel 2025 era stava paventata anche la possibilità di una candidatura congiunta di Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ai tempi il Presidente di Rugby Asia, Qais Al Dhalai, era sembrato molto fiducioso (“Come credono i nostri leader nel Golfo, nulla è impossibile. Prevedo che sia qualcosa che potrebbe accadere nel 2035″) ma la candidatura sembra essere naufragata in seguito a un cambiamento nella strategia finanziaria del Public Investment Fund saudita, PIF. Questo avrebbe portato l’Arabia Saudita ad abbandonare il progetto e al momento, come riporta anche il Guardian, non c’è una candidatura ufficiale da parte dei Paesi del Medio Oriente.
L’ipotesi Sudafrica e le tensioni interne
C’è anche un’altra ipotesi particolarmente suggestiva: il Sudafrica. Un Paese con una storia rugbistica incredibile, che ha già ospitato un Mondiale leggendario (quello del 1995) e quello con più vittorie mondiali (4), ma al momento non c’è una candidatura ufficiale e soprattutto gli organi sportivi e quelli politici non sono d’accordo. Il problema è prettamente economico: il Sudafrica si era già ritirato dalla corsa ai Mondiali 2027 e 2031 e il CEO della Federazione Sudafricana Rian Oberholzer aveva dichiarato che la situazione economica rendeva improbabile che World Rugby assegnasse i diritti al Sudafrica o alla Nuova Zelanda: “Devono andare dove ci sarà il sostegno dei governi locali e nazionali. Non riesco a immaginare che in Sudafrica si possano generare gli stessi introiti che si possono ottenere in Europa o magari da qualche parte in Medio Oriente. È una decisione di World Rugby, non del Sudafrica. World Rugby porterà le Coppe del Mondo dove ritiene di poter guadagnare di più, e dobbiamo tutti comprenderlo”.
Tuttavia, il ministro dello Sport Gayton McKenzie ha riacceso le speranze che il Sudafrica possa ospitare nuovamente il torneo a 40 anni di distanza dal 1995, affermando che non si fermerà finché la competizione non tornerà nel Paese: “Abbiamo i migliori giocatori, le migliori squadre, la migliore nazionale ai Mondiali: abbiamo vinto la Coppa del Mondo più volte. Dobbiamo ospitare la Coppa del Mondo. Non mi fermerò finché non ci riuscirò”.
Pochi giorni dopo, però, il presidente di Federazione Sudafricana Mark Alexander ha raffreddato le aspettative: “È il ministro, può dire quello che vuole. Abbiamo deciso che non presenteremo una candidatura a causa dei costi necessari per ammodernare i nostri stadi. Abbiamo sentito quello che ha detto McKenzie e ha il diritto di fare dichiarazioni del genere. Tuttavia, noi come organizzazione, SARU, non abbiamo preso in considerazione questa possibilità”. Da quel momento non ci sono stati più aggiornamenti e il Sudafrica non si è ancora candidato ufficialmente, ma già nel 2023 il Sudafrica era stato considerato subito dietro alla Francia nelle preferenze di World Rugby nella scelta del Paese ospitante, per cui se la situazione dovesse cambiare rimarrebbe un outsider da tenere in grande considerazione.